L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) apre un’istruttoria contro Meta. Al centro c’è il simbolo tondo e dai colori cangianti di Meta AI, l’intelligenza artificiale della società di Mark Zuckerberg, che da marzo 2025 compare di default su Whatsapp. Nessuno l’ha installata e, proprio per questo, l’Antitrust italiano crede che rappresenti un abuso di posizione dominante da parte di Meta.
L’Authority guidata da Roberto Rustichelli contesta alla big tech una violazione del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (Tfue) e il 29 luglio 2025 i funzionari hanno ispezionato la sede italiana di Meta con l’ausilio del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza.
A marzo Meta ha deciso di introdurre il suo servizio di AI in Europa e di pre-installarlo sull’app Whatsapp. In tal modo, scrive l’Agcm, «potrebbe “imporre” agli utenti l’utilizzo dei propri servizi di chatbot e assistenza AI».
In altre parole, Meta AI potrebbe costruirsi una posizione di leadership, non perché sia migliore di altri chatbot come ChatGpt, Gemini (l’AI di Google) o Claude, ma perché è il servizio predefinito su Whatsapp, che gode di una base molto ampia di utenti (e dei loro preziosi dati).
In un secondo momento Meta AI è stato reso disponibile anche come servizio autonomo, sul sito Internet meta.ai, ma l’Agcm sottolinea come almeno negli Stati Uniti e in Canada ci sia un’app dedicata da scaricare su dispositivi iOS e Android, in Italia no.
Meta AI è stato abbinato a WhatsApp «senza che gli utenti lo abbiano chiesto», ribadisce il Garante in una nota, e appare «sulla schermata in una posizione prominente e integrato nella barra di ricerca».
In questo modo la società di Zuckerberg può ambire a una posizione di leadership nel mercato dei modelli di AI «non attraverso una concorrenza basata sui meriti, ma “imponendo” agli utenti la disponibilità dei due servizi distinti con potenziale pregiudizio dei servizi concorrenti».
Meta ribatte sostenendo che «offrire accesso gratuito alle funzionalità di intelligenza artificiale su WhatsApp dà a milioni di italiani la possibilità di scegliere di usare l’AI in un ambiente che già conoscono, di cui si fidano e che comprendono». Il gruppo aggiunge, tramite un portavoce, di stare «collaborando pienamente con l’Autorità».
Di certo, Whatsapp può contare su una base clienti enorme. Nel mondo circa 2 miliardi di persone usano Whatsapp e l’applicazione è particolarmente popolare in Europa e in Italia, dove è utilizzata dal 90% dei cittadini secondo i dati di We Are Social, DataReportal e Meltwater.
Inoltre, la rincorsa di Meta AI è già evidente negli Stati Uniti (dove il servizio è stato introdotto prima). Qui il chatbot ha raggiunto una quota, in termini di numero di utenti, del 31% nel 2024, pari a quella di ChatGpt, quasi raddoppiando il risultato registrato nel 2023 (analisi AltIndex su dati Statista).
Infine, secondo l’Agcm gli utenti potrebbero diventare «funzionalmente dipendenti» da Meta AI, visto che «questo servizio, utilizzando le informazioni fornite nel tempo, sarebbe in grado di dare risposte sempre più utili e rilevanti».
Tuttavia, l’Antitrust specifica che al momento «non è chiaro se e in che misura le domande poste dagli utenti WhatsApp a Meta AI e le interazioni degli utenti con Meta AI vengano utilizzate per addestrare il modello di Meta AI». (riproduzione riservata)