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Jamie Dimon
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Jp Morgan-Tesla: dietro le quinte della faida tra Dimon e Musk

di David Benoit
22 novembre 2021, 16:50 Ultimo aggiornamento: 17:03

La recente denuncia della banca contro la casa di auto elettriche fa emergere le tensioni di vecchia data tra il super-banker di Wall Street e l'imprenditore visionario

Elon Musk e Jamie Dimon non vanno d’accordo. Musk ha respinto per anni Jp Morgan, la banca guidata da Dimon, rivolgendosi ad altre banche durante l’espansione di Tesla e del suo impero. Nel coso degli anni il dialogo tra Jp Morgan e Tesla ha spesso infastidito l’una o l’altra parte, secondo quanto riportato da persone a conoscenza dei fatti. Secondo quanto emerso, i due ceo hanno provato a sistemare le cose, ma senza risultati, tanto che Jp Morgan ha recentemente deciso di non voler avere rapporti con Tesla.

La lite silenziosa, che vede la casa automobilistica americana di maggior valore scontrarsi con il più grande istituto bancario, è riemersa la scorsa settimana, quando Jp Morgan ha denunciato Tesla. Secondo la documentazione legale, Tesla deve a Jp Morgan 162 milioni di dollari per una negoziazione che la banca ha portato a termine nel 2014. Solitamente i banchieri cercano di evitare liti pubbliche con grandi o potenziali clienti, in quanto guardano al guadagno e temono che anche il minore degli screzi possa costare loro caro.

«Tesla ha avuto diverse occasioni per adempire ai suoi obblighi contrattuali, quindi è un peccato che questo problema sia sfociato in una lite legale», ha dichiarato Jp Morgan la scorsa settimana. «Se Jp Morgan non ritira la denuncia, darò all’azienda una stella su Yelp», ha ironizzato Elon Musk parlando con il Wall Street Journal. «È il mio ultimo avvertimento!».

Sia Dimon che Musk sono particolarmente influenti nelle società e nei settori in cui operano ed entrambi si sono scontrati pubblicamente coi rivali e hanno pronunciato parole forti contro autorità di regolamentazione e critici, anche se Dimon si è spesso pentito affermando che si è trattato di scivoloni, mentre Musk ha raramente fatto passi indietro.

Tesla ha fatto sognare il mercato con le caratteristiche dei suoi veicoli elettrici ed è diventata una delle prime aziende con un valore superiore a un trilione di dollari e il tipo di cliente per cui Wall Street è disposta a litigare.

I banchieri di investimento di Jp Morgan si guardano bene dal collaborare con Tesla in materia di offerte o transazioni dal 2016, secondo i registri pubblici. Quando Jè Morgan si è occupata dell’ipo di Tesla nel 2010 e di diverse operazioni di mercato dei capitali negli anni successivi spesso era preceduta da rivali quali Goldman Sachs e Morgan Stanley.

Negli ultimi dieci anni Tesla ha pagato 15 milioni di dollari a Jp Morgan per consigli e servizi legati al capitale e 90 milioni a Goldman Sachs, come affermato da Dealogic.

Stando ai documenti resi noti, Musk si è rivolto a Morgan Stanley, Goldman e Bank of America per ottenere prestiti personali per i quali ha impegnato le sue partecipazioni azionarie.

Jp Morgan Chase è un creditore molto attivo nel settore automobilistico ma, secondo fonti a conoscenza dei fatti, non era certo di diventare il primo finanziatore di Tesla e altri veicoli elettrici, considerando i dubbi dei banchieri sul valore a lungo termine delle loro batterie.

In seguito, stando a quanto riferito, i dirigenti della multinazionale hanno proposto a Elon Musk di rendere Jp Morgan Chase il principale creditore per gli acquirenti di Tesla nei concessionari, poiché la banca ha accordi simili con Maserati e Jaguar Land Rover. Tuttavia Musk avrebbe rifiutato.

Di recente, l’istituto bancario avrebbe siglato un accordo simile con il produttore di veicoli elettrici Rivian Automotive, rivale di Tesla, e finanziato un maggior numero di auto Tesla per i suoi clienti.

La causa della scorsa settimana probabilmente aumenterà la tensione. Tesla sarà rappresentata da Alex Spiro, l'avvocato che ha difeso con successo Musk in una causa per diffamazione.

Al centro della causa ci sono i warrant che Jp Morgan ha acquistato da Tesla come parte di una più ampia serie di scambi che ha contribuito a istituire la società nel 2014. Tesla avrebbe dovuto pagare Jp Morgan, in contanti o in azioni, se le azioni fossero state scambiate a un prezzo superiore rispetto a quello concordato una volta scaduti i warrant nel 2021.

Il contratto, ha dichiarato Jp Morgan, permetteva alla banca di cambiare il prezzo di esercizio nel caso in cui Tesla avesse annunciato di valutare una vendita o altre transazioni, poiché questo avrebbe influenzato il valore dei warrant.

Nel 2018 in un tweet Musk aveva affermato di aver ottenuto un finanziamento per privatizzare Tesla a 420 dollari per azione. Secondo i documenti depositati per la causa, Jp Morgan ha abbassato il prezzo di esercizio, informando Tesla. Quando è diventato evidente che non si sarebbe giunti ad alcun accordo Jp Morgan ha alzato nuovamente il prezzo d'esercizio, ma non ai livelli iniziali.

Tesla avrebbe obiettato accusando la banca di aver attuato aggiustamenti di prezzo «irragionevolmente rapidi» e «opportunistici».

Tesla ha anche accusato l’istituto di credito di essere l'unico a comportarsi in questo modo, mentre Jp Morgan ha risposto che le altre banche «possono aver rifiutato di modificare i warrant per motivi economici che non hanno nulla a che fare con i termini contrattuali o la ragionevolezza degli adeguamenti di Jp Morgan».

Nel giugno 2021, quando i contratti hanno iniziato a scadere, il prezzo delle azioni era salito ed era al di sopra sia del prezzo originale sia di quello modificato. Jp Morgan ha richiesto il pagamento e Tesla ha pagato Jp Morgan sulla base del prezzo d'esercizio originale, rifiutandosi di corrispondere l'importo extra che gli aggiustamenti avrebbero richiesto, secondo quanto riferito dalla banca.


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

MF+MIFI + The Wall Street Journal


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