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Janet Yellen e il debito pubblico: quanto è troppo?
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Janet Yellen e il debito pubblico: quanto è troppo?

di Kate Davidson e Jon Hilsenrath
19 gennaio 2021, 18:04 Ultimo aggiornamento: 18:07

La futura Segretaria al Tesoro appoggia i piani di Biden che aggiungono migliaia di miliardi di dollari al debito statunitense, un dietrofront nel pensiero economico

Questa settimana Janet Yellen, dopo l’udienza di conferma della carica di Segretaria al Tesoro statunitense, si trova di fronte a un grande punto interrogativo: quanto è troppo in fatto di debito?
Negli ultimi quattro anni il debito pubblico statunitense ha subito un rialzo di 7 mila miliardi di dollari raggiungendo i 21,6 mila miliardi di dollari. Il neoeletto Presidente Joe Biden ha sottolineato l’intenzione di impegnarsi in un programma di spese che potrebbe aggiungere al debito migliaia di miliardi di dollari nell’anno a venire. Al 100,1% del PIL, il debito ha già superato l’output annuo, mettendo gli Stati Uniti al pari di economie come quelle di Grecia, Italia e Giappone.
 
Janet Yellen, quando ha lavorato per il governo Clinton in qualità di Presidente del Consiglio dei consulenti economici della Casa Bianca, ha appoggiato coloro che sostenevano il pareggio di bilancio. Oggi si è prudentemente unita al crescente consenso, prevalentemente concentrato a sinistra, sulla necessità di un maggior numero di prestiti a breve termine al fine di aiutare l’economia, anche in assenza di piani concreti per ripagarli. Centrale per questo punto di vista è il ruolo giocato dall’aspettativa che i tassi d’interesse rimarranno bassi nel prossimo futuro, rendendo così più abbordabile il finanziamento del prestito.
 
Il governo Biden affronterà ora i progressisti che vogliono una spesa ancora maggiore, e i conservatori, convinti che il governo stia sfidando la sorte dichiarando bilanci gonfiati. La sfida della Segretaria al Tesoro, qualora la sua nomina venga confermata, sarà mantenere i Democratici uniti e persuadere alcuni Repubblicani a unirsi.
 
La testimonianza di Janet Yellen, che sarà la principale consulente economica di Biden, è prevista per martedì e avverrà di fronte alla commissione finanze del Senato, che dovrà votare la sua nomina. Negli anni ’90 la futura Segretaria al Tesoro ha ricoperto il ruolo di economista alla Casa Bianca e nel 2010 di presidente della Federal Reserve. La conferma della sua candidatura come Segretaria al Tesoro la renderà la prima persona ad aver raggiunto tale tripletta nei ruoli di leadership economica.
 
La Yellen si occuperà della gestione del debito del paese dal rovesciamento del consensus economico. Negli anni ’90 gli economisti sostenevano che i surplus avrebbero portato a una diminuzione dei tassi d’interesse a lungo termine e incoraggiato investimenti e prestiti del settore privato. Secondo questa prospettiva, i prestiti governativi si sarebbero quindi concentrati nel settore privato: la strategia sembrava funzionare. Gli Stati Uniti hanno infatti registrato un boom economico, con un record di espansione economica senza precedenti, alimentata dagli investimenti tecnologici.
 
Dopo anni di bassa inflazione e di tassi d’interesse vicini allo zero, diversi economisti affermano che il governo dovrebbe fare finanziamenti per mantenere attiva l’economia, dato che ciò non viene fatto dal settore privato. Con un’aspettativa che vede che gli oneri finanziari al minimo e l’economia ancora debole a causa della pandemia, il temporaneo aumento dei deficit non solo è tollerabile, ma preferibile se questi aiuteranno a rafforzare la ripresa, secondo la teoria.
 
In passato, la Fed reggeva il carico tagliando i tassi d’interesse a breve termine, permettendo così al settore privato finanziamenti meno costosi. Ma i tassi d’interesse sono già a zero.
 
Secondo quanto riporta una copia del suo discorso esaminata dal Wall Street Journal, martedì Janet Yellen dirà ai legislatori che lei e Biden riconoscono l’entità del debito del paese, sottolineando tuttavia che «in questo momento, con i tassi d’interesse ai minimi storici, la cosa migliore da fare è agire in grande».
 
I maggior sostenitori di questo pensiero sono gli economisti di centro-sinistra, incluso Lawrence Summers, ex Segretario al Tesoro. I repubblicani hanno implicitamente accettato l’idea quando erano al potere. In Presidente Trump ha introdotto tagli ai programmi di spesa e alle tasse che hanno portato a un netto aumento del debito anche prima della crisi del Coronavirus. Anche George W. Bush aveva aumentato le spese, tagliato le tasse e aumentato i deficit. In minoranza, il partito repubblicano ha cercato di tornare al conservatorismo fiscale.
 
Intervento immediato
Anche Biden è d’accordo con questa visione. Lo scorso giovedì ha proposto un pacchetto di aiuti del valore di 1.900 miliardi di dollari che comprende 1.400 dollari di pagamenti cosiddetti di stimolo ai singoli, un incremento dei benefici per i disoccupati e una retribuzione, aiuti per le scuole e le piccole imprese duramente colpite dalla crisi, e un programma di vaccinazione nazionale. Biden spera che questo sarà il primo di un programma a due step, col secondo focalizzato sugli investimenti a lungo termine in ambiti come la Green Energy e l’infrastruttura.
 
«La ricerca economica conferma che con le condizioni attuali dovute alla crisi, soprattutto con tassi d’interesse così bassi, un intervento immediato sarà di notevole aiuto all’economia, indipendentemente dal finanziamento dei disavanzi», ha affermato il Neopresidente in seguito a un rapporto del Dipartimento del Lavoro di questo mese. Si è dimostrato che lo scorso dicembre i datori di lavoro hanno tagliato i porti di lavoro, mettendo così fine a sette mesi di aumento dell’occupazione. Un’economia in crescita renderà il debito più gestibile, ha affermato.
 
Rimangono invece irrisolte le due questioni gemelle della presenza o meno di un massimale del debito statunitense e come il paese lo finanzierà, preoccupazioni soprattutto della destra. «Prima o poi inizieremo a pagare per questo», sottolinea Michael Boskin, economista dell’Università di Stratford. È stato presidente del Consiglio dei consulenti economici durante la presidenza di George H.W. Bush all’inizio degli anni ’90, l’ultima volta che un governo Repubblicano ha tagliato i deficit.
 
Boskin è d’accordo sul fatto che tassi d’interesse bassi e un’economia debole possano portare a un sostegno federale limitato. Ha inoltre affermato di essere a favore dei tagli delle tasse sulla spesa pubblica e ha avvertito che grandi deficit non possono continuare a esistere senza un limite. «Alla fine i tassi cresceranno», ha dichiarato.
 
Summers ha esplicitato che gli economisti hanno predetto un aumento dei tassi d’interesse per decenni, ma che questi continuano a diminuire. Anche oggi, sottolinea, è possibile che i tassi aumentino o diminuiscano con la stessa probabilità; in Europa e in Giappone sono negativi.
 
Alcuni economisti hanno espresso la loro preoccupazione riguardo la possibilità che lo shock subito dall’economia statunitense possa portare gli investitori lontani dai titoli di Stato. La quota del debito pubblico è più che triplicata negli ultimi 20 anni e ciò lo rende due volte maggiore, relativamente parlando, rispetto al periodo della Grande Depressione e vicino a livelli registrati alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando il governo aveva trasformato l’economia in una macchina da guerra. Contando le obbligazioni che il governo emette nei fondi fiduciari di previdenza sociale, spesso ignorati dagli economisti, il debito è ora ancora più ampio in rapporto al PIL.
 
Nonostante ciò, attraverso gli shock dell’economia degli ultimi 20 anni, gli investitori sono accorsi ai titoli di Stato, visti come una sicurezza in tempi difficili. Con l’aiuto dei tagli sui tassi e dell’acquisto dei titoli della Fed, non solo i tassi di interesse a breve termine statunitensi sono vicini allo zero, ma il costo di indebitamento del governo per la nuova emissione del trentennale debito è inferiore al 2%. Mentre il debito degli Stati Uniti cresce più velocemente dell’economia, il livello del debito «è ben lontano dall’essere insostenibile», ha affermato giovedì il presidente della Fed Jerome Powell, Repubblicano che ha lavorato nel Dipartimento del Tesoro durante la presidenza di George H.W. Bush.
 
Nonostante l’aumento del debito di 4.000 miliardi di dollari registrato l’anno scorso, una crescita del 25%, i pagamenti degli interessi sul debito sono calati dell’8%. L’ufficio di bilancio del Congresso prevede che i tassi rimarranno bassi per buona parte del prossimo decennio e che i costi degli interessi in rapporto al PIL saranno più bassi di quanto previsto prima della pandemia.
Durante un briefing del 13 agosto con il presidente eletto Biden e la vicepresidente eletta Kamala Harris, Yellen ha perorato la causa per cui dei tassi di interesse ultra-bassi e una scarsa inflazione abbiano consentito al governo di continuare a prendere in prestito denaro per contrastare le conseguenze negative della pandemia sull’economia.
 
Il piano di spesa del presidente eletto si discosta da quello degli anni ‘90, quando la Yellen era la più importante consigliera economica di Clinton e Biden era un senatore che sosteneva le politiche fiscali del presidente.
 
Allora, l’inflazione era ancora vista come una minaccia. Il rendimento dei bond decennali del Tesoro ha superato il 6% per la maggior parte degli anni ‘90, e lo stesso valeva per gli oneri finanziari delle imprese, anche per le più solvibili. Ampio debito pubblico e grandi deficit, secondo gli esperti, avrebbero fatto aumentare i tassi e ridotto gli investimenti privati.
 
L’amministrazione Clinton ha frenato la spesa e alzato le tasse sui redditi delle famiglie più abbienti, pareggiando il bilancio per la prima volta nel 1998 dagli anni ‘60. La disciplina fiscale ha contribuito a creare una «forte ripresa guidata dagli investimenti», scriveva la Yellen nel 1999.
 
Una nuova lezione
Poi, a partire dalla presidenza di George W. Bush, è accaduto qualcosa di inaspettato. I deficit e il debito pubblico sono cresciuti a causa dell’aumento della spesa e dei tagli fiscali, ma i tassi di interessi continuavano a calare.
 
«Ho passato la maggior parte della mia carriera a preoccuparmi per gli effetti del debito pubblico e, mentre mi preoccupavo, i tassi di interesse scendevano, punto dopo punto dopo punto», ha affermato Douglas Elmendorf, che ha collaborato con Yellen presso il Consiglio dei consulenti economici verso la fine degli anni ‘90.
 
Ci sono diverse teorie sui motivi per cui ciò è accaduto. Una è che la comparsa della Cina come potenza economica e il crescente benessere dei suoi cittadini abbia portato a un aumento del risparmio a livello globale. L’ex presidente della Federal Reserve Ben Bernanke ha definito l’avvenimento un «saving glut», un eccesso di risparmi. I risparmiatori di tutto il mondo hanno messo da parte il 26% dei loro soldi nel 2020, in aumento rispetto al 24% del 2000, secondo il Fondo Monetario Internazionale. Molte delle migliaia di miliardi di dollari dei nuovi risparmi è confluita nel mercato del Tesoro americano.
 
Nel frattempo, gli investimenti nel settore privato negli USA hanno subito un rallentamento per motivi che gli economisti stanno ancora studiando. Tra le spiegazioni possibili vi è l’invecchiamento della popolazione e la diminuzione degli investimenti nei grandi macchinari poiché l’economia si è orientata sempre più verso i servizi e gli stabilimenti sono stati delocalizzati in Cina. Negli anni ‘80 e 90, gli investimenti del settore privato negli USA hanno visto un incremento medio del 4% su base annua, tenendo conto dell’inflazione. Dal 2000, con il crollo dei tassi di interesse, gli investimenti privati sono cresciuti in media del 2% su basse annua.
 
Quando nel 2010 la Yellen è diventata vicepresidente della Federal Reserve, a Washington si sono verificati gli ennesimi scontri nella lotta ai grandi deficit di bilancio. I repubblicani del Tea Party, allarmati dall’incremento dei livelli di debito, chiedevano a gran voce di fissare dei limiti molto rigidi sulla spesa, dal momento che gli Stati Uniti si erano da poco ripresi dalla crisi finanziaria del 2007-2009. «La sfida per i decisori politici americani sarà plasmare una strategia che possa guidare la nostra politica fiscale su una strada sostenibile sul lungo termine, sostenendo anche la ripresa dell’attività economica nel breve termine», dichiarava la Yellen nel 2010 durante la sua udienza di conferma al ruolo di vicepresidente della Fed. 
 
Washington invece si è mosso nella direzione opposta. Le discussioni sul lungo termine non hanno portato a nulla. I tagli sulla spesa a breve termine hanno contribuito a domare i deficit per diversi anni, sebbene abbiano pesato sulla crescita sottraendo le risorse economiche all’esercito e ai progetti pubblici.
 
La Yellen e altri esponenti hanno concluso che l’austerità è arrivata troppo presto, arrestando la ripresa e mantenendo i livelli di disoccupazione più alti di quanto fosse necessario. Oltre al boom del fracking, iniziato negli stati produttori di energia, gli investimenti privati languivano.
Banchetto gratuito
 
La pandemia ha spinto la tolleranza di Washington nei confronti del debito a livelli nuovi. L’anno scorso il Congresso ha autorizzato l’utilizzo di migliaia di miliardi di dollari per nuove spese nella lotta al virus, portando i deficit ben oltre i record stabiliti nell’ultima recessione.
 
Alcuni economisti hanno fatto notare che sul lungo termine i tassi di interesse tendono ad essere inferiori al tasso di crescita dell’economia. Il FMI ha analizzato i dati degli ultimi 200 anni di 55 paesi e ha rilevato che per oltre metà del tempo i tassi di interesse erano più bassi dei tassi di crescita, in media di 2,4 punti percentuali nelle economie più avanzate e ancor più nelle economie emergenti. Ciò suggerisce che molti paesi possono avere modesti deficit di bilancio e tuttavia ridurre il costo del servizio del debito al crescere delle loro economie.
 
Tra gli scettici figura Valerie Ramey, un’economista della University of California, San Diego. Secondo lei, alcuni economisti vedono il divario tra i tassi di interesse e di crescita come un «banchetto gratuito», che favorisce più prestiti, ma si trattava più che altro di «spuntino gratuito», poiché il gap tende ad essere relativamente piccolo nel tempo e ora è irrilevante in confronto alla crescita del debito degli USA.
 
«Ciò a cui stiamo assistendo è solo ingordigia in termini di operato del governo», ha affermato.
 
Gli autori dello studio del FMI lanciano però un altro avvertimento circa la gestione di grandi deficit. Le crisi della politica fiscale che aumentano drasticamente i tassi di interesse tendono a presentarsi all’improvviso, anche quando i tassi sono bassi. «Le aspettative di mercato possono cambiare velocemente e repentinamente» hanno concluso gli autori Paolo Mauro e Jing Zhou.
 
Mentre gli economisti di entrambe le parti riconoscono che il governo ha maggiore capacità di ricevere denaro in prestito di quanto si credesse in precedenza, continua a mancare il consenso sui limiti di prestito sul medio e lungo termine, una questione fondamentale che la Yellen e l’amministrazione Biden dovranno affrontare.
 
Lawrence Summers e Jason Furman, che hanno svolto il ruolo di presidenti del Consiglio dei consulenti economici durante la presidenza Obama, hanno dichiarato che i decisori politici dovrebbero concentrarsi sul costo dei prestiti piuttosto che sui livelli di debito. Sostengono, infatti, che gli Stati Uniti possano permettersi di ricevere più prestiti finché si prevede che i pagamenti degli interessi netti sul debito rimarranno sotto il 2% per i prossimi dieci anni. Nell’ultimo anno fiscale, i pagamenti degli interessi hanno costituito l’1,6% dell’output. Facendo un confronto, nei primi anni ‘90 i pagamenti si aggiravano attorno al 3%.
 
Le sfide sul lungo termine continuano. Anche prima dell’introduzione del nuovo piano di spesa, il debito degli Stati Uniti sembra sulla strada del raddoppio, raggiungendo così il 200% del PIL entro il 2050 a causa delle numerose promesse in fatto di Social Security e Medicare, stando a quanto affermato dall’ufficio di bilancio del Congresso. La segretaria Yellen ha affermato che dei livelli così alti non sono sostenibili. Biden ha proposto di aumentare le tasse sulle famiglie più abbienti a supporto di alcune sue proposte di politiche economiche, che comprendono investimenti in energia pulita e sanità. Ma a Washington non sembrano dell’idea di tagliare su Medicare o Social Security. (riproduzione riservata)

Please click here to read this article in English on The Wall Street Journal


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

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