E se un portafoglio di investimento fosse costruito dall’intelligenza artificiale? Axyon AI, fintech che utilizza sistemi informatici avanzati al servizio della costruzione delle strategie d’investimento degli istituzionali, si è messa in gioco con MF-Milano Finanza, mettendo a punto nell’agosto scorso un portafoglio di 20 titoli dell’indice Eurostoxx 50 sulla base delle indicazioni fornite dal cervellone informatico proprietario della startup modenese.
Risultato: la media equiponderata delle performance delle magnifiche 20 è stata del 9,3%, esito che ha consentito di battere di oltre 3 punti percentuali l’indice delle più grandi azioni europee (+6,2%, anch’esso equiponderato). A fare la differenza sono stati titoli come quello della fintech olandese Adyen, che nei tre mesi tra agosto e novembre ha messo a segno una performance del 30,7%, della società di investimento tech Prosus, anch’essa olandese, cresciuta del 21%, della spagnola Inditex, holding del fashion cui fanno capo marchi come Zara, salita del 21,3%, e di Ferrari, rivalutatasi del 14,1% nel periodo in esame.
In generale, solo sei titoli su 20 hanno superato il benchmark (alle già citate si aggiunge il +9,4% di Danone e il +7,7% di Basf), ma tanto è bastato per battere l’indice. Per quanto riguarda le prime tre scelte fatte in agosto dal software AI è stata azzeccata invece solo la scommessa su Inditex. Male sia Mercedes (-3,2%) sia Volkswagen (-6,4%): evidentemente nemmeno i più avanzati sistemi di calcolo sono stati in grado di prevedere in anticipo quanto potesse essere profonda la crisi del settore auto nel Vecchio continente.
Ma come sono usati concretamente i segnali generati dall’AI per sviluppare strategie di investimento? Ci sono essenzialmente tre modi. Primo, creare da zero una strategia interamente generata dall’AI, ad esempio un portafoglio long-only che ogni settimana assegna un peso uguale a ognuno dei primi 20 asset segnalati dal cervellone informatico. Secondo approccio: combinare gli input dell’AI con fattori di investimento proprietari, creando di fatto strategie quantitative potenziate. Terzo metodo, integrare i segnali in processi d’investimento già esistenti: per esempio per sovra o sottopesare titoli già presenti in portafoglio. (riproduzione riservata)