Intel rafforza l’impegno per rilanciare il colosso nella produzione di semiconduttori attraverso un ingente piano che prevede una maggiore esternalizzazione e investimenti per un totale di 20 miliardi di dollari nella costruzione di nuovi impianti di produzione, con l’obiettivo di risolvere il problema della scarsità di chip. Il nuovo ceo, Pat Gelsinger, ha dichiarato che Intel, a partire dal 2023, si affiderà maggiormente a terzi per la produzione di chip e per alcuni dei suoi processori più all’avanguardia.
Gelsinger, che ricopre il ruolo di ceo da poco più di un mese, ha aggiunto che tuttavia la compagnia non ha intenzione di rinnegare le sue radici di designer e produttore di chip e che quindi manterrà la maggior parte della produzione in-house. La società, ha aggiunto, si sta anche adattando per produrre chip per terzi e per clienti target come Apple e il competitor Qualcomm.
Al fine di sostenere i progetti di produzione, come ha spiegato Gelsinger, Intel sta pianificando la costruzione di due nuovi poli aziendali in Arizona, negli Stati Uniti, tramite un piano pluriennale di investimenti per un totale di 20 miliardi di dollari a partire dal 2024. La compagnia ha inoltre annunciato che entro la fine dell’anno fornirà ulteriori dettagli sull’espansione negli Stati Uniti, in Europa e nel resto del mondo.
«Siamo tornati più forti di prima», ha sottolineato il ceo durante un’intervista. Negli gli ultimi anni, infatti, Intel ha registrato una diminuzione nella quota di mercato e ha visto il prezzo dei suoi titoli diminuire a causa della competizione sempre maggiore, che ha inoltre portato alla perdita di alcuni dei principali clienti e a difficoltà nella produzione di chip di nuova generazione.
Il progetto di Intel è stato gradito a Wall Street, dove le azioni di Intel registrato un aumento superiore al 6% nelle ore successive alla notizia. «Questo mette la compagnia nella posizione di dover lanciare articoli competitivi il prima possibile», ha spiegato Matthew Bryson, analista di Wedbush Securities, sottolineando però che «riportare Intel alla sua posizione iniziale richiederà molto tempo».
Durante gli ultimi due anni, a Washington sono aumentate le preoccupazioni riguardanti la stabilità dell’industria di chip americana a causa della delocalizzazione della produzione in Asia. Questi problemi sembrano essersi intensificati negli ultimi mesi di fronte alla scarsità di chip a livello globale che ha colpito soprattutto le case automobilistiche: la mancanza di semiconduttori ha portato a un inevitabile rallentamento della capacità produttiva.
Lo scorso mese il neoeletto Presidente Biden si è impegnato a risolvere il problema della mancanza di chip ordinando uno studio per rafforzare le filiere in settori critici, come quello dei semiconduttori. I produttori di chip hanno accolto positivamente l’iniziativa di Biden, avvertendo tuttavia che la risoluzione del problema richiederà molto tempo. Per anni l’industria statunitense dei semiconduttori ha denunciato l’insufficiente supporto del governo federale di fronte alle limitate capacità produttive di chip, con la produzione ulteriormente penalizzata dagli scarsi incentivi finanziari destinati alle fabbriche.
Oggi, negli Stati Uniti si trova circa il 12% della capacità globale della produzione di semiconduttori, il 37% in meno rispetto al 1990, una conseguenza dell’aumento di produttori di chip negli altri paesi, secondo quanto riportano i dati del gruppo commerciale Semiconductor Industry Association. «Ogni settore ha bisogno di una maggiore capacità di semiconduttori,” ha sottolineato Gelsinger. La domanda di chip è aumentata poiché le economie mondiali stanno diventando sempre più digitalizzate, spinte anche dalla pandemia.
Intel, ha aggiunto, punta su un contratto con il Pentagono per costruire un polo commerciale in grado di soddisfare le esigenze di sicurezza del governo statunitense.
Con il suo piano di outsourcing, Intel chiederà a terzi, tra cui Taiwan Semiconductor Manufacturing e Samsung Electronics, di produrre componenti fondamentali per i chip. Questa mossa sfrutta un approccio progettuale che Intel, come altri, ha adottato: produrre semiconduttori in modo simile a dei mattoncini Lego. Gelsinger ha affermato che la compagnia potrebbe anche subappaltare i componenti principali dei suoi processori centrali, ovvero il cervello di un computer.
Inoltre, Gelsinger, che è tornato a far parte di Intel dopo aver lavorato come Chief Technology Officer per l’azienda in precedenza, ancor prima di prendere ufficialmente il comando del gruppo ha fatto presente la sua maggiore propensione ad affidarsi a terzi per la produzione dei chip.
La società ha anche dichiarato di voler unire le attività produttive di chip negli Stati Uniti e in Europa sotto un’unità aziendale autonoma, la Intel Foundry Services, gestita da Randhir Thakur, veterano del settore che in passato ha già guidato le operazioni della catena di approvvigionamento di Intel. IFS si occuperà della produzione di chip progettati da Intel, e non solo, utilizzando altre strutture.
Intel ha insistito nel voler produrre chip per altre compagnie, ma senza riuscire a concludere affari significativi. Gelsinger ha spiegato che questa volta la compagnia è più concentrata sull’obiettivo e che la sua offerta ha già attirato «uno straordinario interesse» da parte di aziende e governi.
Tuttavia, c’è chi dubita della riuscita del nuovo piano di Intel di fabbricare chip per terzi. «Non hanno un trascorso felice per quanto riguarda la collaborazione con quel tipo di clienti», ha affermato Stacy Rasgon, analista del Bernstein Research.
Intel, il maggiore produttore americano di chip in termini di vendite, era uscita dalle grazie degli investitori in seguito a una serie di passi falsi. L’anno scorso Nvidia, azienda produttrice di chip per componenti grafici, ha superato Intel in qualità di maggior produttore di chip americano secondo le stime di mercato. Nel 2020, le azioni di Nvidia sono più che raddoppiate grazie alle vendite di computer e videogame, alimentate dalla pandemia. Le quotazioni di Intel, invece, sono calate del 17%, nonostante il netto aumento del 20% in seguito alla comunicazione della nomina di Gelsinger come nuovo ceo, lo scorso gennaio.
I problemi per Intel risalgono a diversi anni fa. La compagnia è stata superata dai suoi rivali asiatici a causa di diversi errori di produzione. Anche Apple ha abbandonato Intel come fornitore di chip per alcuni modelli di Mac; dunque, il produttore ha subito forti perdite di quota di mercato e ha ricevuto pressioni da parte dell’investitore Third Point LLC per attuare dei cambi di strategia. A gennaio, Intel ha annunciato il termine della collaborazione con il ceo Bob Swan e la nomina di Gelsinger al suo posto.
I recenti passi falsi del produttore di chip erano legati ai cosiddetti semiconduttori prodotti a 7 nm, termine che descrive genericamente un processo produttivo e che fa riferimento allo spazio minimo che intercorre tra i singoli transistor. Secondo quanto sostenuto da Gelsinger, lo sviluppo di questo tipo di chip sta facendo grandi progressi grazie alla modifica del processo produttivo da parte della compagnia, che punta ad entrare nell’ultima fase di progettazione dei chip quest’anno e a commercializzarli nel 2023.
«Siamo fiduciosi rispetto a questo cambio di rotta», ha detto Gelsinger, assicurando un’accelerazione nell’introduzione di chip di ultima generazione.
Intel ha anche comunicato di aver raggiunto un accordo di collaborazione e ricerca con International Business Machines Corp. per quanto riguarda alcuni elementi della progettazione di chip nel tentativo di velocizzare il passaggio a una produzione di semiconduttori più innovativa.
Inoltre, martedì scorso Gelsinger ha dichiarato che la compagnia supererà le cifre pubblicate all’inizio di quest’anno e previste per il primo trimestre in termini di vendite e guadagni. Secondo le valutazioni, le vendite potrebbero raggiungere 76,6 miliardi di dollari, in calo rispetto alla cifra record di 77,9 miliardi di dollari registrata nel 2020. Wall Street ha stimato vendite per un totale di circa 72,7 miliardi di dollari, stando a quanto affermato dagli analisti intervistati da FactSet. Intel prevede guadagni di 4 dollari per azione, con 19/20 miliardi di dollari di spesa per gli investimenti.
«Il 2021 sarà un anno di transizione grazie all’accelerazione della traiettoria di Intel», ha affermato Gelsinger. (riproduzione riservata)
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