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Inps, buco da 10 miliardi nelle pensioni. La colpa è dell’inflazione
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Inps, buco da 10 miliardi nelle pensioni. La colpa è dell’inflazione

di Anna Messia
03 febbraio 2023, 22:00 Ultimo aggiornamento: 04 febbraio 2023, 16:32

L’Inps per il 2023 prevede di chiudere il bilancio con un risultato negativo per 9,7 miliardi dopo il dato positivo di 1,8 miliardi del 2022. Pesano l’inflazione e la riduzione dell’occupazione. E cresce l’attenzione sulla gestione dei flussi di cassa   | Pensioni in guerra, la Francia alza l’età da 62 a 64 anni. Cosa accadrebbe se succedesse anche in Italia? | Nella previdenza c'è una voragine da chiarire

Che il sistema pensionistico italiano sia in precario equilibrio è cosa tristemente nota. La popolazione invecchia, si fanno meno figli e senza una ripresa sostenuta dell’occupazione il rapporto tra pensionati e lavoratori attivi è destinato inesorabilmente a peggiorare. Un problema che esploderà nella sua interezza nel giro di un decennio, hanno ribadito in più occasione gli esperti, quando anche gli ultimi baby boomer saranno andati in pensione: la spesa pubblica nel 2025, secondo le ultime stime, supererà i 335 miliardi (si veda articolo nella pagina a fianco). Ma c’è già un nuovo segnale di allarme che suona in questi giorni e che Milano Finanza è in grado di anticipare: a diffonderlo è una fonte decisamente autorevole, cioè l’Inps, che quest’anno prevede un rosso vicino ai 10 miliardi.

Con l’inflazione Inps in rosso per 9,7 mld

Nel suo bilancio preventivo 2023 l’Istituto Nazionale di Previdenza ha stimato infatti un risultato economico di esercizio negativo per oltre 9,7 miliardi di euro, in netto peggioramento rispetto al dato positivo di 1,8 miliardi del bilancio assestato 2022. E questa volta il rosso non è dovuto alla situazione emergenziale che ha caratterizzato il periodo della pandemia nel 2020, quando il rendiconto aveva registrato un disequilibrio pari addirittura a 25,5 miliardi a causa delle misure straordinarie messe in atto dal governo per sostenere lavoratori e imprese passando per l’Inps, a partire dalla cassa integrazione per il Covid. Lo squilibrio atteso è dovuto piuttosto all’inflazione, che farà salire la spesa pensionistica con lo scattare del meccanismo della perequazione automatica, ovvero dell’aumento periodico dell’assegno collegato all’inflazione che, si stima, per circa 20 miliardi di euro, cui si aggiunge la contrazione dell’occupazione che riguarda diversi settori lavorativi fino ad arrivare al risultato negativo complessivo di circa 10 miliardi.

E’ allerta sulle gestioni pubbliche

Nel caso dei fondi pensione dei lavoratori dipendenti, è attesa per esempio una frenata del risultato 2023 a 4,7 miliardi, meno della metà rispetto ai 10,1 miliardi del 2022. Ma ci sono già gestioni in rosso che quest’anno potrebbero peggiorare. Il disavanzo più pesante è delle gestioni pubbliche, che hanno chiuso il 2022 in rosso per 14,9 miliardi e, se le previsioni saranno rispettate, potrebbe fare -18,7 miliardi. Tanto che il collegio dei sindaci, che ha espresso il proprio parare sul bilancio di previsione, ha ribadito «la necessità di un’iniziativa congiunta del civ (l’organo di indirizzo e vigilanza dell’ente, ndr) e degli altri organi di vigilanza dell’Inps affinché si possa pervenire a una complessiva popolazione dei conti assicurativi di tali gestioni e alla verifica di eventuali crediti che da tali attività possano essere evidenziati», si legge nel documento. Numeri che confermano un disequilibrio che era già stato segnalato dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, nel corso dell'incontro sulla previdenza tenutosi a fine gennaio tra la ministra del Lavoro Marina Calderone e le parti sociali. «Il quadro al 2029 non è positivo, il rapporto tra lavoratori e pensionati cala dall'1,4 all'1,3 per arrivare al 2050 a 1», aveva dichiarato Tridico rilevando criticità evidenti proprio nella gestione del pubblico impiego, aggravate dagli stipendi erosi dall'inflazione. Ma quella del settore pubblico non è l’unica gestione in rosso: in perdita ci sono la gestioni dei commercianti, quella degli artigiani e dei coltivatori diretti. E per queste ultime due il rapporto tra lavoratori e pensionati previsto quest’anno è già sotto la soglia di 1, pari rispettivamente a 0,83 e a 0,4.

Occhio anche alla liquidità di cassa

Al risultato negativo per 9,7 miliardi, stima l’Inps, dovrebbe accompagnarsi anche la riduzione del patrimonio, aggravando il quadro, tanto che «il Collegio non può non osservare che continuano a sussistere fattori erosivi di carattere strutturale», si legge ancora nel documento. Dove c’è un altro passaggio di attenzione quando «si evidenzia il notevole decremento delle disponibilità liquide rispetto a quanto previsto nella nota di assestamento 2022, che ad avviso del Collegio richiede un costante monitoraggio nel corso dell’anno dei flussi di cassa». In pratica l’invito è di spingere sugli incassi contributivi. Il problema di sostenibilità finanziaria delle pensioni, su cui grava tra l’altro una spesa assistenziale esplosa negli ultimi anni a 141 miliardi, appare insomma ben più impellente rispetto al lontano orizzonte del 2050.E l’Italia ha oggi un età di pensionamento media di circa 63 anni, contro i 65 anni della media europea, malgrado l’aspettativa di vita sia tra le più elevate al mondo. (riproduzione riservata)



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