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Industria, perché un fondo pubblico-privato per l’energia è una priorità sistemica per l’Italia
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Industria, perché un fondo pubblico-privato per l’energia è una priorità sistemica per l’Italia

di Carlo Pelanda
17 aprile 2026, 02:00 Ultimo aggiornamento: 07:10

Una formula mobile di mix energetico, che integra nucleare e fonti rinnovabili, potrebbe rivoluzionare la politica energetica nazionale. C’è molto lavoro da fare, ma la probabilità di profitto finanziario e sistemico è elevatissima.

Da mesi nel mondo finanziario italiano c’è attenzione sulla creazione di partenariati pubblico-privato (ppp) di investimento. Lo spazio fiscale disponibile al governo è minimo per l’enorme debito pubblico mentre la grande massa di risparmio italiano non riesce a trasferirsi su un ciclo espansivo degli investimenti nazionali. Quindi progettare programmi ppp è una priorità sistemica per l’Italia. Il recente annuncio da parte del ministro dell’Energia che entro il 2026 saranno emessi i riferimenti normativi per spingere il nucleare civile con formula di neutralità tecnologica in relazione ad altre fonti pulite indica, secondo me, la migliore collaborazione ppp per sia risolvere problemi di gap competitivo (costi) sia spingere la futurizzazione del sistema economico italiano nonché spostare per convenienza più risparmio sul ciclo degli investimenti nazionali.

L’industria nucleare italiana

Molte aziende italiane sono ingaggiate nello sviluppo del nucleare di quarta e «terza più» generazione sia con capacità autonome sia in collaborazione internazionale. Quindi va annotato che la capacità dell’industria nucleare italiana è primaria e non secondaria nonché variata. Non voglio citare aziende in concorrenza, ma ritengo utile segnalare l’ingaggio di Fincantieri per la produzione di navi mercantili (e militari) a propulsione nucleare entro il 2040 ed impianti sperimentali a terra entro il 2035. Non posso nascondere la preferenza per i piccoli reattori nucleari a sicurezza intrinseca (smr) costruibili in serie, distribuibili in spazi minimi e alimentabili con materiali nucleari esauriti, ma rigenerabili.

Ma ritengo più propulsiva la concorrenza tra diverse opzioni. Quando i primi prototipi? Dal 2030 al 2035. La fusione nucleare? In fase di studio, alcuni annunci la ritengono prossima, ma è più probabile che sia una tecnologia successiva, dal 2040 in poi.

Una formula mobile di mix energetico

Da tempo, con un gruppo di ricercatori dedicati, cerco di definire una formula di fonti energetiche (qui citata in articoli del passato) mixate tenendo conto della transizione energetica verso fonti pulite che comunque rende necessario un certo volume, pur discendente nel tempo, di combustibili fossili. Non la ripeto qui, ma sottolineo che un’accelerazione del nucleare civile super sicuro aiuta l’espansione delle fonti intermittenti, per esempio il solare, in quanto assicura la continuità dell’offerta energetica. In generale, ritengo possibile una formula mobile di mix energetico che faccia da riferimento per la politica energetica e, soprattutto, per i fondi di investimento.

Accelerazione come? Sono fondamentali una zonazione anticipativa che definisca i luoghi (o le condizioni) dove insediare piccoli reattori nucleari e nuove norme che prendano atto delle tecnologie di sicurezza intrinseca per ridurre i costi di costruzione di una centrale nucleare piccola o media. C’è molto lavoro da fare, ma la probabilità di profitto finanziario e sistemico è elevatissima. Tipo di fondo ppp su nuove energie? Ventennale, rinnovabile, quotabile. (riproduzione riservata)



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