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Diederik Stadig, Senior Healthcare Economist di Ing
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India farmacia del mondo e Cina leader dell’innovazione: la nuova mappa del pharma secondo Ing

03 luglio 2026, 20:00

La Cina guida la crescita delle nuove molecole e del biotech. Le ambizioni della Corea del Sud sono elevate, secondo Diederik Stadig, Senior Healthcare Economist di Ing, che si chiede: il Giappone è l'Europa dell'Asia? I migliori Etf e fondi del settore

L’Asia sta conquistando quote sempre maggiori nelle pipeline di farmaci innovativi, nei brevetti biotech, negli asset clinici e negli accordi di licensing. Un fenomeno trainato dalla spettacolare ascesa della Cina. Diederik Stadig, Senior Healthcare Economist di Ing, stima che quest'anno il 33% di tutte le nuove molecole innovative presenti nelle pipeline globali sia di origine cinese, rispetto ad appena il 4% nel 2014. Prevede inoltre che la quota complessiva dell'Asia nelle pipeline di farmaci innovativi sarà pari al 48%. Ciò significa che l'area sarà responsabile del 90% della crescita globale delle molecole innovative.

Oltre all'innovazione, il continente asiatico beneficia di una domanda molto solida, sostenuta dall'invecchiamento della popolazione, dall'aumento delle malattie croniche, dalla crescita sia della copertura assicurativa sanitaria sia della classe media. «Riteniamo che le vendite globali di prodotti farmaceutici raggiungeranno i 2.400 miliardi di dollari entro il 2030, con la maggior parte della crescita proveniente dall'area Apac. Entro il 2027 questa regione diventerà il secondo mercato farmaceutico più importante al mondo dopo il Nord America, superando di poco l'Europa», afferma Stadig, chiedendosi se con il tempo l’Asia diventerà il principale innovatore farmaceutico del mondo. Intanto le performance a un anno dei fondi dedicati al tema sono vicine al 50% e senza un’eccessiva volatilità. Anche gli Etf possono fare la differenza in termini di rendimento in base agli indici (si vedano le tabelle sotto).

Cinese la prossima Pfizer

È molto probabile. La Cina è già diventata uno dei principali poli mondiali per lo sviluppo di nuovi farmaci innovativi, superando l'Europa e avvicinandosi agli Stati Uniti. Il Paese è un motore dell'innovazione soprattutto in aree terapeutiche quali l'oncologia, l'immunologia, gli Adc (anticorpi farmaco-coniugati) e le terapie cellulari e geniche. La straordinaria capacità produttiva della Cina ha reso il Paese un elemento fondamentale delle catene di approvvigionamento globali: oggi produce il 40% dei principi attivi farmaceutici (API) mondiali. Per questo motivo l’esperto di Ing ritiene che il prossimo Pfizer sarà cinese.

«Negli ultimi anni la posizione della Cina è cambiata profondamente: il Paese è salito lungo la catena del valore fino a diventare il più importante polo biotech dell'Asia, attirando il 75% di tutti i flussi di venture capital e private equity. Stimiamo che la sola Cina rappresenti quest'anno il 33% di tutte le nuove molecole innovative presenti nelle pipeline farmaceutiche globali, con un incremento di 29 punti percentuali rispetto al 4% registrato nel 2014», continua Stadig. Di pari passo sono aumentati, gli accordi di out-licensing conclusi tra le aziende farmaceutiche occidentali e le controparti cinesi, il valore complessivo delle operazioni e il numero delle sperimentazioni cliniche. Oggi la Cina supera l'Europa per quota di nuovi studi clinici avviati e si sta persino avvicinando agli Stati Uniti per numero di nuove approvazioni globali di farmaci innovativi. La domanda principale non è se le aziende farmaceutiche cinesi raggiungeranno una dimensione globale, bensì quando riusciranno a farlo senza dipendere dai partner occidentali.

Corea del Sud la seconda stella dell'innovazione in Asia

La Corea del Sud è diventata il più importante motore dell'innovazione asiatica, superando il Giappone. Storicamente concentrata sulla produzione di farmaci generici e biosimilari, la svolta è arrivata grazie alla creazione di biocluster sostenuti dal governo, agli investimenti pubblici e privati in ricerca e sviluppo e all'emergere di aziende leader a livello mondiale nel settore dei farmaci biologici, come Celltrion, Samsung Bioepis e Samsung Biologics, prosegue Stadig.

Tra il 2020 e il 2022 gli investimenti nell'industria biofarmaceutica sono cresciuti in media del 21,6% all'anno, raggiungendo 2,9 miliardi di dollari e contribuendo a costruire la reputazione della Corea come polo di eccellenza nella produzione di farmaci biologici e biosimilari. Il mercato biofarmaceutico sudcoreano vale oggi 22 miliardi di dollari e negli ultimi tre anni le aziende locali hanno scoperto oltre 1.300 nuovi candidati farmaci, pari al 10% del totale mondiale, collocando la Corea davanti a Regno Unito, Svizzera e Giappone.

Di pari passo le esportazioni farmaceutiche sudcoreane hanno raggiunto 10,4 miliardi nel 2025 (+11,8%). A far la parte del leone, nota Stadig, sempre i prodotti biofarmaceutici che hanno costituito il 62,6% delle esportazioni farmaceutiche e registrando un aumento del 18,2% su base annua. Le ambizioni del governo sudcoreano sono ancora più alte: entro il 2030 punta a raddoppiare le esportazioni biofarmaceutiche; sviluppare tre farmaci innovativi di successo globale (blockbuster); diventare il terzo mercato mondiale per le sperimentazioni cliniche. Tutto questo grazie a consistenti finanziamenti. Il Korean Drug Development Fund ha previsto di sostenere oltre 1.200 progetti di sviluppo di nuovi farmaci entro il 2030, con investimenti pari a 1,5 miliardi di dollari da spalmare in dieci anni.

I farmaci generici indiani raggiungono ogni angolo del mondo

L'India è il più grande produttore mondiale di farmaci generici. «Le prospettive del settore sono molto favorevoli. Tuttavia, è improbabile che la spinta dell'India verso l'innovazione porti, nel breve termine, allo sviluppo di farmaci innovativi di enorme successo commerciale (blockbuster)», avverte l’esperto di Ing. Oggi il settore rappresenta l'undicesimo mercato farmaceutico mondiale per valore, nonostante i farmaci generici abbiano prezzi pari soltanto a una frazione di quelli dei farmaci innovativi. Questo dato dimostra chiaramente l'enorme dimensione del settore farmaceutico indiano.

Il Paese fornisce il 20% dei farmaci generici mondiali e produce 60.000 marchi di farmaci generici distribuiti in 60 diverse aree terapeutiche. Questa capacità produttiva si è tradotta in una notevole forza esportatrice: i medicinali indiani raggiungono quasi ogni angolo del pianeta, essendo esportati in almeno 150 Paesi. Senza contare che entro la fine del decennio numerosi farmaci blockbuster perderanno la protezione brevettuale.

Uno degli esempi più recenti è rappresentato dal Semaglutide. Dopo la scadenza in India del brevetto sul principio attivo detenuto da Novo Nordisk, aziende come Sun Pharma, Dr. Reddy's, Zydus, Glenmark e Natco hanno lanciato versioni generiche del farmaco. A seconda dell'azienda produttrice, della formulazione e del dosaggio, il prezzo del Semaglutide generica potrebbe ridursi fino a quindici volte rispetto al prodotto originatore.

Grazie a queste economie di scala, l'India continuerà a essere la «farmacia del mondo», nonostante gli sforzi dell'amministrazione Trump per incrementare la produzione statunitense di farmaci generici. Nei prossimi anni la crescita del settore farmaceutico indiano sarà fortemente influenzata dalla cosiddetta patent cliff, ossia dalla scadenza simultanea di numerosi brevetti farmaceutici. Tra il 2026 e il 2028 scadranno infatti importanti brevetti relativi a farmaci per il trattamento delle malattie cardiovascolari, metaboliche, oncologiche e autoimmuni, tra cui: Eliquis, Januvia/Janumet, Xtandi, Imbruvica, Mavencla, Opsumit e Pomalyst.

Quando questi farmaci perderanno la protezione brevettuale, le vendite del settore farmaceutico indiano aumenteranno rapidamente. Infine, il recente accordo di libero scambio con l'Unione Europea contribuirà a generare ulteriore crescita. «Per questi motivi prevediamo un tasso annuo di crescita del 9% per le vendite del settore farmaceutico indiano», stima Stadig.

Nel frattempo, l'industria indiana si sta espandendo verso segmenti a maggior valore aggiunto, quali farmaci generici complessi; biosimilari; prodotti farmaceutici specialistici. L'annunciata acquisizione di Organon da parte di Sun Pharma, per un valore di 11,8 miliardi di dollari, aggiungerebbe oltre 70 prodotti al portafoglio aziendale, rafforzando la presenza dell'azienda nella salute femminile e nel settore dei biosimilari. Comunque, puntualizza l’analista di Ing, “la storia dell'innovazione farmaceutica indiana è ancora nelle sue fasi iniziali e non prevediamo, nel breve periodo, lo sviluppo di farmaci blockbuster realmente innovativi”.

Il Giappone è l'Europa dell'Asia?

Il Giappone rappresenta una sfida per il settore farmaceutico molto simile a quella dell'Europa: storicamente è stato un importante mercato per l'innovazione biofarmaceutica. Tuttavia, negli ultimi anni la sua quota nelle approvazioni globali di nuovi farmaci e nelle sperimentazioni cliniche è diminuita. Nel suo periodo di massimo splendore, il Giappone rappresentava oltre il 25% del mercato farmaceutico mondiale e verso la metà degli anni Novanta contribuiva ancora in misura significativa alla creazione di valore dell'industria farmaceutica globale.

Successivamente, però, sia il Giappone sia l'Europa hanno perso terreno nei confronti degli Stati Uniti e, più recentemente, della Cina. Per quali motivi? Procedure di accesso ai farmaci più lente, incentivi e finanziamenti più modesti e un contesto politico sempre più orientato al contenimento dei costi. Il futuro del Giappone dipenderà dalla sua capacità di diventare qualcosa di più di un semplice mercato maturo caratterizzato dal controllo della spesa sanitaria.

Il governo è pienamente consapevole del problema. E ha messo in campo alcune iniziative: un fondo pubblico decennale destinato allo sviluppo di farmaci innovativi; il programma Pharmaceutical Industry Vision; una tabella di marcia che punta a raddoppiare, entro il 2028, gli investimenti privati nelle start-up impegnate nella scoperta di nuovi farmaci. Questi cambiamenti hanno l'obiettivo di rendere il Giappone più attrattivo per la ricerca e sviluppo globale e per il lancio anticipato di nuovi medicinali.

Il rischio, tuttavia, è che il Paese ripeta lo stesso errore commesso dall'Europa: annunciare strategie a favore dell'innovazione continuando, allo stesso tempo, a utilizzare il sistema dei rimborsi per comprimere i margini dell'industria farmaceutica. L'aspetto positivo è che la politica della Most Favoured Nation potrebbe costringere il Giappone a ripensare fino a che punto sia possibile continuare a ridurre i prezzi dei farmaci senza compromettere l'accesso all'innovazione. L’aspetto negativo, conclude Stadig, è che, se le riforme continueranno a essere soltanto parziali, il Giappone rischierà di trasformarsi in un mercato servito dalle aziende farmaceutiche solo in una fase successiva: un Paese rispettato per le proprie capacità scientifiche, ma non più considerato centrale nelle strategie globali dell'industria farmaceutica.

(riproduzione riservata)



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