L’India è il paese che cresce più velocemente di tutti. È la nazione più popolosa, più giovane, più digitale. Diventerà la terza economia al mondo entro il 2030. Dietro questa forza c’è un paese nuovo, tutto da scoprire. Lo hanno raccontato a Class-Cnbc, nel nostro viaggio a Delhi, Mumbai e Bangalore, oltre trenta grandi imprenditori, diplomatici, investitori. Ma anche innovatori, influencer, filantropi, artisti e opinion leader. Insieme ai giornalisti della Cnbc indiana, la nostra “sister station”. È la tv finanziaria più seguita al mondo: una popolarità record che spiega più di tanti numeri l’incredibile energia e vitalità della economia.
Nelle dieci puntate di Incredible Investing, il programma in onda su Class Cnbc da giovedì 7 novembre alle 19.00 (canale Sky 507 e online sul nostro sito), abbiamo provato a catturarla, questa energia. Troverete i sogni dei giovani e i desideri della nuova classe media (indizio: la felicità viaggia in Suv); l’incredibile business dei matrimoni e l’assemblaggio dei telefonini; l’aeroporto più bello del mondo e la rivoluzione della finanza digitale. E, poi, il nuovo amore degli indiani per l’investimento in Borsa, le IPO e il fenomeno dei “finfluencer”.
L’India è un paese che sa di essere ad una svolta. Lo si coglie in ogni conversazione: parlando con i guidatori di TukTuk a Delhi o con chi fa software a Gurgaon; con le regine dell’alta società di Mumbai o con gli studenti di Bangalore. Tutti sentono di partecipare a un passaggio storico, a un momento che ricorda il decollo della Cina all’inizio degli anni ’90. Lo sbarco sulla Luna è il simbolo della ambizione da super potenza. Che forse non sarà mai. Ma nel futuro c’è già il prossimo obbiettivo: diventare un’economia sviluppata entro il 2047, a un secolo dall’indipendenza.

Le sfide sono tante. L’India, in realtà, è ancora un’economia emergente, il reddito medio è di circa 2.500 dollari l’anno, i diritti di donne e minoranze soffrono, il controllo del vero potere di mercato è concentrato nelle mani di un piccolo club di super miliardari molto legati alla politica. Ma il cambiamento è velocissimo. E sembra inarrestabile.
«È iniziato tutto trenta anni fa come una eruzione, quando l’economia è stata liberalizzata dalle riforme», mi ha raccontato Rana Dasgupta, autore del best seller Delhi. «È stato un Far West, ha creato vincitori e vinti, prosperità e rabbia, ma è innegabile che oggi ci siano grandi opportunità. E anche il settore del business è ora più trasparente».
Narendra Modi è leader da dieci anni di questa India. Le sue riforme hanno modernizzato il paese. L’infrastruttura digitale Stack, il sistema di pagamenti UPI, e la “demonetizzazione” del 2016 (furono ritirate le banconote da 500 e 1.000 rupie) hanno prosciugato l’economia informale e ridotto corruzione ed evasione fiscale. L’introduzione di un’IVA nazionale ha abbattuto le barriere commerciali tra gli Stati.
Oggi la sfida è continuare sulla strada di queste riforme: servono anche per attrarre gli investimenti internazionali. A partire dall’industria. La rinascita della manifattura è un passaggio chiave: solo l’industria può offrire buoni posti di lavoro a gran parte dei dodici milioni di giovani che entrano sul mercato ogni anno. Ma l’industria conta poco sul Pil, appena il 15%. Nel suo sviluppo, infatti, l’India è passata dalla agricoltura ai servizi. Il Governo ci prova da dieci anni con il piano Make in India. Con risultati incerti.
Ma oggi le multinazionali nel resto del mondo stanno riducendo i rischi legati alle supply chain esposte alle tensioni geopolitiche e seguono la strategia China+1. Significa produrre almeno in un altro paese oltre alla Cina. L’India è il candidato ideale e sta offrendo grandi incentivi per insediare nuove fabbriche, dal settore dei chip a quello dei beni di consumo.

La Borsa, come sempre, anticipa i tempi. Negli ultimi venti anni gli indici sono cresciuti di venti volte: i prezzi sono tirati, le valutazioni alte. «Ma se investite, state pensando al futuro, non al passato. E noi siamo l’unico paese che può offrire crescita garantita fino al 2070», mi ha detto il Ceo del National Stock Exchange a Mumbai. Gli indiani ci credono: dal Covid in avanti i risparmiatori domestici hanno quintuplicato i dossier titoli. E sono soprattutto giovani. Spesso informati da “finfluencer”, di cui si occupa anche la Consob indiana, per evitare imbrogli o bolle.
Ma la migrazione dei risparmi verso il mercato è appena iniziata e, in prospettiva, la partecipazione dei piccoli garantisce una base più stabile rispetto alla volatilità dei grandi fondi internazionali. Serve informazione, per capire come muoversi. Investire direttamente non è possibile: si deve passare da fondi e intermediari.
E così abbiamo realizzato questo progetto, che sarà il primo di un ciclo dedicato alla scoperta delle economie del futuro. (riproduzione riservata)