Un tesoro di oltre 2 mila immobili che dall’Italia si estende in buona parte dell’Europa ed è composto, in egual misura, da antichi palazzi ricchi di storia e da costruzioni ultramoderne realizzate secondo l’ultima frontiera della sostenibilità. Se si guarda agli investimenti nel mattone delle Generali, arrivate ad essere secondo la classifica 2025 «Top 150 Real Estate Investors» il settimo investitore immobiliare d'Europa e 17esimo al mondo non mancano le sorprese. Si va dalle Procuratie Vecchie di piazza San Marco a Venezia riaperte dopo 500 anni al pubblico nel 2020 con la realizzazione di un progetto di restauro curato progettato da David Chipperfiel come anche l’immobile di piazza Venezia a Roma, a pochi passi dalla Colonna Traiana e dai Fori Imperiali, fatto progettare all’inizio del 1900 dall’allora presidente dell’assicurazione, Marco Besso, che acquistò l’area dalla principessa Anna Maria Torlonia per costruire quello che è oggi l’edificio più rappresentativo della compagnia. Basta attraversare la piazza per trovare un'altra proprietà dell’assicurazione triestina: Palazzo Bonaparte, con i suoi 3 secoli di storia, dove abitò Maria Letizia Ramolino, madre di Napoleone Bonaparte, oggi divenuto un polo museale.
Tre gli immobili del gruppo guidato dal ceo Philippe Donnet c’è però anche la nuovissima Tour Saint-Gobain a Parigi, nel cuore di La Défense, che è il primo, e finora l'unico, edificio alto in Francia ad aver ottenuto quattro delle principali certificazioni ambientali internazionali ai massimi livelli. E c’è ovviamente CityLife, a Milano, che è stato uno dei progetti più importanti di riqualificazione urbana della città affidato agli archistar Arata Isozaki, Daniel Libeskind e Zaha Hadid, dove c’è oggi la sede della compagnia. Un patrimonio enorme che è cresciuto negli anni e si è allargato ben oltre i confini nazionali. Se il binomio tra assicurazione e immobili non stupisce, con gli investimenti in real estate considerati da sempre per le compagnie un porto sicuro dove convogliare risorse in una visione di lungo termine, a sorprendere è la dimensione che è stata raggiunta dalle Generali negli anni. Nelle sue casse c’è un patrimonio complessivo di circa 36,4 miliardi, di cui solo il 10% fa capo ad investitori terzi per contro dei quali Generali Real Estate si occupa delle gestione degli immobili. Tutto il resto, ovvero 33 miliardi di euro, sono investimenti del gruppo concentrati in Europa.
Un terzo del portafoglio in Italia e due terzi negli altri Paesi dove ad investire sono le assicurazioni locali. Un tesoro cresciuto anno dopo anno. Nel 2017 quando Aldo Mazzocco approdò in Generali per occuparsi del real estate del gruppo assicurativo dopo essere stato a capo del mattone di Cassa Depositi e Prestiti ai tempi di Claudio Costamagna presidente, e prima ancora di Beni Stabili, gli asset immobiliari del Leone valevano circa 27 miliardi.
Oggi la cifra si avvicina ai 37 miliardi e continua a crescere grazie anche ad accordi di co-investimento realizzati con partner nazionali e internazionali. L’ultima operazione rilevante, ad inizio ottobre, è stata siglata insieme al gruppo Percassi per acquisire il Oriocenter, il più grande centro commerciale d’Italia, ad Orio al Serio, in provincia di Bergamo, ceduto da Commerz Real. Un’operazione da 470 milioni realizzata tramite un fondo immobiliare partecipato in misura paritetica da Generali e Percassi.
Nel 2022, insieme a Poste Vita, Generali Real Estate aveva invece completato l’acquisizione del Cortile della Seta, lo storico palazzo tra via Moscova e via Solferino, nel cuore di Brera a Milano, trasformato in edificio per uffici e negozi di lusso. Un’operazione da oltre 350 milioni perfezionata per conto del fondo pan-europeo «Generali Europe Income Holding Fund» sottoscritto dalle compagnie del gruppo Generali e di un fondo sottoscritto da Poste Vita, entrambi gestiti da Generali Real Estate. E poi ci sono le operazioni con Edf, Electricitè de France (chiusa lo scorso anno per investire insieme nella logistica partendo da un portafoglio di 400 milioni), con i riassicuratori di Munich Re (divenuti proprietari al 50% di One Fen Court, un edificio per uffici situato a Londra in Fenchurch street che era stato ristrutturato da Generali per 420 milioni di sterline), con Colliers Global Investors (per la Tour Saint-Gobain a Parigi) e con Enpaia, l’ente di previdenza del settore agricolo con cui ha realizzato diverse operazioni (come nel caso del coinvestimento nel fondo Fleur che investe in uffici dopo la torre Pwc a CityLife).
Se si guarda alla presenza degli immobili Generali divisa per Paesi la fetta principale dei 33 miliardi è in Italia (che pesa per il 32%) subito seguita dalla Francia che ha una quota poco più piccola (del 30%) e più indietro c’è Germania (13%). Poi ci sono gli altri mercati, da Londra all’Est Europa. Il Leone, come detto, ha investito nel One Fen Court nel cuore delle city londinese, ma ha anche proprietà nei Paesi dell’Est come l'iconico complesso barocco Palazzo Špork, nel cuore di Praga, completamente ricostruito nel 2017 o il Plac Malachowskiego di Varsavia. E proprio in questi Paesi sarebbe pronto ad investire ancora. (riproduzione riservata)