Fondi pensione e casse di previdenza rappresentano importanti investitori istituzionali, portatori di quello che si definisce come capitale paziente che, oltre ad assolvere al ruolo principale che è quello di integrare le pensioni di base degli aderenti e pagare i trattamenti obbligatori ai liberi professionisti, possono favorire lo sviluppo del mercato dei capitali e, quindi, la possibilità di offrire al tessuto produttivo italiano fonti di finanziamento alternative al canale bancario creando le condizioni per lo sviluppo economico. Secondo i dati Covip contenuti nel quadro di sintesi sulle politiche di investimento degli enti previdenziali pubblicato di recente il totale complessivo delle risorse a fine 2022 è di 309,4 miliardi di euro, il 16,2% del prodotto interno lordo, di cui 103,8 miliardi fa capo alle casse e 205,6 miliardi ai fondi pensione.
Assumono in questa prospettiva particolare interesse i dati del IV Osservatorio Mefop sugli investimenti alternativi degli operatori del welfare presentati nelle scorse settimane
Quali sono le principali evidenze? Il 61% degli enti intervistati (casse di previdenza, fondi pensione e fondi sanitari) ha dichiarato di detenere investimenti alternativi, in particolare il 100% delle casse di previdenza il 60% dei fondi pensione.
Quali sono poi le motivazioni addotte per cui i fondi pensione non si detengono alternativi? Il 34% indica il patrimonio troppo esigui, il 25% i requisiti di illiquidità, il 19% il fatto che gli investimenti erano sufficientemente diversificati con asset tradizionali, il 9% controlli interni inadeguati, sempre il 9% l'incoerenza con la finalità istituzionale, il 6% i costi troppo elevati, il 3% il rapporto rischio/rendimento inadeguati (l'indagine prevedeva risposte multiple con massimo 3 risposte). Quali sono poi le intenzioni future? Il 58% dei fondi pensione non ha considerato ancora investimenti di questo tipo ma valuterà eventuali opportunità future, il 19% invece lo esclude, il 3% ne ha fatto in passato ma al momento non li ha più in portafoglio, il 3% dichiara di aver considerato alcuni investimenti di recente ma sono stati scartati.
Interessante poi osservare, con riferimento ad azioni specifiche per contrastare il rischio inflazione, come il 56% dei fondi pensione ritiene che le coperture già attivate siano sufficienti, il 16% sottolinea come eventuali ulteriori misure di copertura siano ancora in fase di valutazione escludendo però il ricorso a investimenti alternativi mentre il 19% valuta l'utilizzo anche degli investimenti alternativi con questa specifica finalità. Il 9% ha poi aumentato la componente obbligazionaria .
Quali sono invece le motivazioni per i fondi pensione che hanno utilizzato gli investimenti alternativi? Il 78% evidenzia la maggiore diversificazione, il 46% la coerenza con l'orizzonte temporale della politica di investimento, il 46% il premio per l'illiquidità, il 35% il mutato contesto macroeconomico e finanziari, il 22% i controlli interni adeguati, il 22% il supporto all'economia reale, il 22% l'adeguata capacità patrimoniale, il 7% la copertura del rischio inflazione. I settori più considerati sono le infrastrutture, il real estate, le energie rinnovabili , il social housing e il settore sanitario. Altro profilo interessante è poi quello per cui il 54% dei fondi pensione nel 2023 ha tenuto in considerazione i fatti Esg negli investimenti alternativi, percentuale in calo rispetto al 59% del 2020, il 69% del 2021 e in leggera crescita rispetto al 52% del 2022.
Il 78% dei fondi pensione investe negli alternativi in modalità autonoma, il 15% partecipando a iniziative consortili e il 7% in entrambi i modi. Per quel che riguarda il primo profilo le motivazioni esplicitate sono l'aver maturato una adeguata conoscenza del mercati, la preferenza di disporre di maggiore autonomia e coerenza con l'asset allocation strategica e l'obiettivo della politica di investimento, la dimensione del patrimonio e la struttura organizzativa adatta per effettuare tale tipologia di investimento. Per quel che riguarda le iniziative consortili le ragioni sono rappresentate dalla possibilità di condividere conoscenza, expertise, una maggiore accessibilità ai costi, il raggiungimento di opportune economie di scala. (riproduzione riservata)