In un’epoca in cui la competizione globale si sviluppa sempre più sui piani tecnologico, finanziario e cognitivo, la politica economica si è trasformata in uno strumento per ridefinire i poteri globali. In parallelo, la formazione del capitale umano rappresenta, oggi più che mai, un pilastro imprescindibile della sicurezza nazionale. In questo scenario, l’intelligence economica non è più soltanto un’attività informativa, ma si configura come un metodo di governo della complessità.
La lotta dei dazi tra Stati Uniti e Unione Europea, culminata – per ora - con l’introduzione, da parte di Washington, di dazi del 15% nel luglio 2025, potrebbe segnare un punto di svolta nelle relazioni tra i due blocchi. L’intesa raggiunta, per evitare misure ancora più severe secondo alcuni, si fonda su concessioni europee in ambito energetico, digitale e della difesa, confermando che le relazioni commerciali rappresentano come sempre un terreno privilegiato di conflitto.
La crisi dell’ordine mondiale seguita al crollo del Muro di Berlino ha evidenziato come la ridefinizione dei rapporti di forza possa avvenire, spesso con maggiore efficacia, attraverso l’uso di strumenti non militari: dai controlli all’export alle norme extraterritoriali, fino agli interventi nelle sfere dell’economia e della cultura. In un’epoca segnata dall’incertezza e dalla disinformazione, educare diventa essenzialmente una questione di sicurezza nazionale.
Bisogna educare per difendere, per comprendere i rischi e, di conseguenza, cogliere le straordinarie opportunità di conoscenza che la società digitale e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale mettono a disposizione. La leadership non si può improvvisare: va formata e selezionata con criteri che non siano prevalentemente legati all’appartenenza senza qualità o al gradimento mediatico. La qualità delle leadership, presenti e future, dipenderà dalla nostra capacità di insegnare a discernere, analizzare e decidere in contesti veloci, incerti e opachi.
La formazione delle élite è vitale per le democrazie contemporanee, oggi in evidente affanno rispetto a stati autoritari, multinazionali finanziarie e digitali, organizzazioni criminali e terroristiche. In tale quadro, lo studio dell’intelligence risulta imprescindibile, poiché rappresenta la forma più raffinata di intelligenza umana, capace di andare oltre le apparenze. L’intelligence, come grammatica e sintassi della complessità, può essere una delle chiavi per comprendere quello che davvero sta accadendo attorno a noi.
Il modello della coopetition, teorizzato da Barry Nalebuff, può risultare utile per interpretare gli attuali rapporti euro-atlantici: cooperare per generare valore comune e competere per la sua distribuzione, in un equilibrio o tra convergenze strategiche e interessi divergenti. Nel caso specifico, ciò potrebbe tradursi in una cooperazione sulle tecnologie strategiche (AI, quantum, cybersicurezza), con investimenti e regole comuni; nella gestione delle asimmetrie prodotte da strumenti come l’Inflation Reduction Act statunitense e il Net Zero Industry Act e l’AI Act europei; e infine nell’anticipazione delle zone grigie normative, in particolare su digital taxation, extraterritorialità degli investimenti esteri e controllo dei dati.
Come affermava John F. Kennedy nel 1962, la partnership atlantica non è una semplice alleanza tra governi, ma un’alleanza tra popoli liberi, uniti da ideali comuni e da una fiducia condivisa nel futuro. Oggi questa fiducia si costruisce non solo con infrastrutture materiali, ma soprattutto con infrastrutture cognitive e l’intelligence rappresenta una straordinaria infrastruttura cognitiva.
Pertanto, la formazione, l’intelligence economica e la coopetition potrebbero configurarsi come i tre pilastri di una nuova collaborazione geopolitica dell’Occidente, necessaria per affrontare le sfide poste dall’intelligenza artificiale. Se riteniamo ancora rilevante il legame euro-atlantico nel XXI secolo, occorre innanzitutto formare élite capaci di guidarlo. (riproduzione riservata)
*presidente della Società Italiana di Intelligence (Socint)
**direttore e fondatore della scuola di alta formazione politica Spes Academy