I negoziati commerciali per la Brexit sono in dirittura d'arrivo. Ma anche se il Regno Unito e l'Unione Europea raggiungessero un accordo, questo non coprirebbe il settore più prezioso della Gran Bretagna, molto ambito dall'UE: la finanza.
Ciò ha scatenato una contesa fra il blocco delle 27 nazioni e il Regno Unito sul ricco business legato alle transazioni finanziarie e i posti di lavoro e l'influenza che ne derivano. Il settore dei servizi finanziari ha il più alto surplus commerciale di qualsiasi altra industria nel Regno Unito, con esportazioni nel 2019 per 79 miliardi di sterline, equivalenti a 88 miliardi di euro.
Le autorità di regolamentazione europee hanno chiesto alle banche di basare nell’UE, post-Brexit, alcune operazioni attualmente condotte a Londra. Nelle ultime settimane, banche come Goldman Sachs e operatori di borsa come il London Stock Exchange Group hanno avviato attività di negoziazione titoli sul continente. La scorsa settimana l'UE si è impegnata a varare una regolamentazione che disciplina i derivati, che impedisce ai trader a Londra delle banche dell'UE di continuare a operare senza soluzione di continuità dopo il completamento di Brexit, a Capodanno.
"Tutto ciò fa parte di una più ampia strategia di trasferimento del settore finanziario nell'UE", ha detto Tim Cant, un avvocato londinese dello studio Ashurst, specializzato in regolamentazione finanziaria. "Fa parte di quel più ampio movimento di business denominati in euro verso l’eurozona".
Secondo la società di revisione Ernst & Young, asset finanziari per un controvalore di 1200 miliardi di sterline (1340 miliardi di euro) stanno già lasciando il Regno Unito a favore dell'Europa continentale, in seguito alla Brexit, e centinaia di dipendenti di JPMorgan Chase & Co., Goldman Sachs, Morgan Stanley e altre banche si stanno trasferendo a Francoforte, Parigi e in altre città europee.
L’uscita del Regno Unito dal mercato unico europeo significa che le banche, le borse e le società finanziarie con sede a Londra perderanno l'accesso automatico ai mercati dell'UE a partire dal 1° gennaio. Per servire i clienti nell'UE il prossimo anno, le istituzioni con sede nel Regno Unito dovranno ottenere diritti di equivalenza, in base ai quali l'UE permette loro di svolgere determinate attività finanziarie. Questi diritti possono essere revocati con breve preavviso.
Un campo di battaglia fondamentale è il trading di derivati, dominato da Londra. La decisione del 25 novembre dell'Esma (European Securities and Markets Authority) impedisce di fatto alle attività delle banche UE con sede a Londra di negoziare con imprese regolamentate dal Regno Unito, a meno che non effettuino le negoziazioni in sedi di un'altra giurisdizione riconosciuta da ambo le parti: in questo caso, le strutture di esecuzione degli swap, o SEF, di New York.
"Questa è una questione molto politica, ma quello di cui dobbiamo prendere coscienza è che il non dire nulla [sul settore finanziario] da entrambe le parti non porterà né a una vittoria del Regno Unito né della UE", ha detto Emma Tan, vice presidente degli affari normativi della JPMorgan. "E’ emblematico il caso che, ironia della sorte, i SEF degli Stati Uniti saranno i principali beneficiari dell'assenza di accordi".
Sulla base dei dati bancari francesi, circa il 70% dei volumi di scambi eseguiti dalle banche dell'UE nel Regno Unito sono a rischio, ha detto Robert Ophèle, presidente dell'autorità di regolamentazione dei mercati finanziari francese. "Andrà perso o sarà negoziato su SEF statunitensi", ha aggiunto.
L'ESMA ha dichiarato di aver riconosciuto che la sua decisione sui derivati rende la vita difficile ai trader londinesi appartenenti alle banche europee. "Si tratta di una decisione politica che va oltre le competenze dell'ESMA", ha detto Fabrizio Planta, responsabile dei mercati e del reporting dei dati. "L'ESMA aveva già avvisato il settore affinché adeguasse il proprio modello di business in previsione di Brexit".
Ma se da una parte la UE ha negato diritti di equivalenza alle sedi di negoziazione derivati del Regno Unito, dall’altra li ha concessi alle stanze di compensazione britanniche, le clearing house, che operano tra acquirenti e venditori nelle negoziazioni e si impegnano a completare l'operazione anche se una delle parti si rifiuta. Londra ha una fetta molto rilevante di questo business, una sorte di sistema idraulico finanziario che gestisce ogni giorno migliaia di miliardi di dollari in contratti derivati.
Tuttavia, il periodo di tempo per questo diritto di equivalenza sul clearing è limitato fino al giugno 2022 e alcune società avvertono la pressione per trasferirsi nell'UE. Funzionari governativi tedeschi e francesi hanno chiesto a una banca globale con operazioni significative a Londra di spiegare come trasferirà il clearing nell'UE dopo la scadenza, secondo una persona che conosce la situazione.
Londra resterà, per ora, il centro finanziario dominante in Europa, sostengono i professionisti della finanza. I finanzieri della City vedono davanti a sé due percorsi normativi: uno che cerca di rimanere strettamente allineato con le regole dell'UE, e un altro che sceglie di agire da solo, cambiando le normative nel tentativo di attrarre più business.
"La frammentazione non fa che rompere ciò che abbiamo costruito insieme", ha detto William Russell, il sindaco della City of London Corporation, che gestisce il distretto finanziario della capitale del Regno Unito., "E' un male per gli affari e un male per i consumatori".
Alcuni sostenitori della Brexit sono invece favorevoli a una divaricazione, con cui il Regno Unito stabilisce regole più economiche e meno onerose. Daniel Hodson, ex amministratore delegato della borsa dei futures, il LIFFE di Londra, che ora fa parte di Intercontinental Exchange., sostiene che la legge dell'UE è troppo prescrittiva. “A Londra le cose si possono fare, a meno che le Autorità dicano espressamente che non si può", ha detto Hodson in un recente dibattito organizzato dal Bruges Group, che ha fatto campagna per la Brexit. "Nella UE le cose non si possono fare, a meno che le Autorità dicano che si può ".
Ma le aziende non aspettano. Il 24 novembre scorso, Goldman Sachs ha annunciato l’avvio di Sigma X Europe, una piattaforma con sede a Parigi per la negoziazione di azioni europee, che si aggiunge alla piattaforma Sigma del Regno Unito. E la Borsa di Londra sta aggiungendo alla sua piattaforma londinese la Turquoise Europe, una piattaforma di trading con sede ad Amsterdam. "Vogliamo garantire che i nostri clienti continuino ad avere accesso a tutte le nostre principali fonti di liquidità, post-Brexit", ha dichiarato Liz Martin, co-responsabile globale del trading elettronico di futures e azioni presso Goldman Sachs.
