Le guerre raramente vanno come previsto e invariabilmente comportano danni economici collaterali che sorprendono gli ignari. Questa è la storia del caos di questa settimana del mercato del nichel, un metallo cruciale usato tra l’altro nelle batterie dei veicoli elettrici.
Il London Metal Exchange martedì 8 ha sospeso le negoziazioni sul nichel, dopo che lunedì 7 il prezzo è salito del 66%, a più di 100 mila dollari a tonnellata. E’ la prima volta che la LME sospende la seduta di negoziazione di un metallo, l'ultima volta era stato al tempo del crollo del cartello internazionale dello stagno nel 1985. La Russia è uno dei principali produttori di nichel, e i trader sono preoccupati per le carenze del metallo provocate dalle sanzioni statunitensi ed europee. I trader che vendono allo scoperto e che successivamente coprono le loro posizioni hanno contribuito al forte rialzo dei prezzi.
Inevitabilmente, tali bruschi movimenti di prezzo hanno colto alcuni trader e società sul lato sbagliato del mercato. Uno dei più colpiti sembra essere Tsingshan Holding Group, un gigantesco produttore cinese di nichel. I media cinesi hanno riferito martedì 8 che Tsingshan ha conseguito perdite di valore per 8 miliardi di dollari sui suoi contratti di nichel. Tsingshan è un'azienda privata, e il suo fondatore ha detto che non ha problemi operativi. Ma i creditori dell'azienda guarderanno più da vicino la vicenda.
La vicenda del nichel è anche un avvertimento alla lobby del cambiamento climatico, che vuole una transizione determinata verso l'energia verde. I veicoli elettrici si basano su metalli come il nichel e il litio, che sono estratti in paesi come la Russia e la Cina che non condividono gli interessi americani. La Russia produce circa il 7% della fornitura globale di nichel.
Se pensate che il Cremlino abbia potere sull'Europa per il gas naturale, immaginate il potere che avrebbe sulla produzione globale di vetture elettriche. Eppure, i climatologi bloccano l'estrazione di nichel e altri minerali negli Stati Uniti ad ogni occasione. Non possono allo stesso tempo limitare la produzione statunitense e avere il futuro verde che vogliono, come sta scoprendo l'Europa dopo essersi resa ostaggio dell'energia russa.
La lobby del clima deve crescere e affrontare la dura realtà così com'è, non la fantasia free-energy dei suoi sogni.
