Il governo ha approvato e trasmesso alle Camere, in vista del successivo inoltro alla Commissione Europea, il primo Piano Strutturale di Bilancio di medio termine elaborato ai sensi della disciplina economica dell'Ue recentemente entrata in vigore. Coerentemente con le nuove regole europee, essendo la durata della legislatura nazionale pari a cinque anni, il piano ha un orizzonte quinquennale (2025-2029).
Il governo ha scelto di distribuire l'aggiustamento della finanza pubblica su sette anni (anziché quattro), a fronte di un impegno a proseguire il percorso di riforme e investimenti previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Inoltre, la programmazione della spesa pubblica e del bilancio viene integrata con il piano di riforme e di investimenti pubblici onde assicurare una maggiore coerenza dell'intero impianto di politica economica e una sostenibilità della finanza pubblica basata non solo sulla disciplina di bilancio, ma anche sulla crescita sostenibile e le riforme struttura. Tra i diversi profili di attenzione, come si legge nella premessa firmata dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, nel piano (disponibile sul sito mef.gov.it) spiccano i temi della sostenibilità del sistema pensionistico e della qualità del sistema sanitario. Ma poiché nel lungo termine la sostenibilità del welfare dipende dalla demografia, accanto al potenziamento e all'ordinato sviluppo dei pilastri complementari di previdenza e sanità, si propone di contrastare il declino demografico rafforzando le politiche per la famiglia, per sostenere la natalità, con migliori servizi alle famiglie e incentivi dedicati. Particolarmente eloquenti sono a tal proposito, tra gli approfondimenti riportati dal documento, le considerazioni legate al rapporto tra tendenze demografiche e mercato del lavoro. I dati Istat continuano a rilevare il graduale assottigliamento della popolazione attiva in Italia. Tra il 2013 e il 2023, il numero lavoratori tra i 15-64 anni si è infatti ridotto di 1,8 milioni di unità, passando da 38,9 a 37,1 milioni. La riduzione ha interessato le fasce d'età 15-34 (-7,6%) e, in misura maggiore, 35-49 (-18,8%), il cui calo è stato solo in parte compensato dall'aumento del totale degli adulti tra i 50 e i 64 anni (+15,5%). Pur rimanendo nel 2023 ancora al di sotto della media europea (75%), l'aumento del tasso di attività nella popolazione nel periodo 2013-23 (dal 62,9 al 66,7%) ha permesso parzialmente di contenere la flessione, in particolare grazie alla maggiore partecipazione delle persone di età superiore a 50 anni, soprattutto donne, che hanno ridotto il divario con gli uomini per tutte le classi d'età. L'Italia si trova quindi ad affrontare la sfida di un'offerta di lavoro in progressiva riduzione, a parità di altri fattori, cui si accompagna una ricomposizione per classi d'età che riflette uno sbilanciamento verso le fasce più anziane, con un'età media della forza lavoro di 15-64 anni tra le più alte d'Europa. Questa tendenza è chiaramente associata all'invecchiamento generale della popolazione, favorita anche dal progresso della speranza di vita alla nascita, comune alla maggior parte dei Paesi avanzati. Inoltre, tra i fattori sottostanti l'invecchiamento si rileva il calo delle nascite, che hanno fatto registrare il minimo storico nel 2023, e che si lega a un tasso di fecondità su valori tra i più bassi tra i maggiori Paesi Ocse: il numero medio di figli per donna era pari a 1,2 nel 2023, in netta diminuzione rispetto a dieci anni prima (1,4).
Sono quindi allo studio del governo incentivi alla permanenza nel mercato del lavoro e modifiche sui criteri di accesso al pensionamento. Inoltre, si prevede di superare l'obbligatorietà di ingresso in quiescenza dei dipendenti pubblici. Per il secondo pilastro previdenziale, si legge nel piano di bilancio, il governo intende modificare i meccanismi che sovrintendono alla previdenza complementare per favorirne la diffusione, anche sul fronte della previdenza sanitaria. Un altro aspetto fondamentale riguarda la volontà di potenziare i mercati dei capitali a sostegno del finanziamento delle imprese, specie delle pmi, al fine di favorirne la crescita e la competitività nel contesto internazionale. (riproduzione riservata)