Il bitcoin non si è ancora ripreso dal crollo del 10 ottobre dell’anno scorso, quando si è verificato il più grande flash crash della sua ancor breve storia. La criptovaluta creata dal misterioso Satoshi Nakamoto è precipitata da circa 122.000 dollari a 104.000 dollari in poche ore, segnando un calo del 14,5%. E oltre 19 miliardi di dollari in posizioni con leva finanziaria sono stati liquidati in circa 24 ore.
Causa immediata del crollo è stato l’annuncio di Donald Trump di imporre dazi del 100% sulle importazioni cinesi. Dichiarazione presto corretta in più occasioni (nei confronti di molte merci il dazio è ora al 10%) ma il bitcoin non ne ha beneficiato: da quel giorno oscilla sostanzialmente tra i 65.000 e i 72.000 dollari.
Nei giorni scorsi, però, qualche notizia positiva è ricominciata ad arrivare. E nel pomeriggio di venerdì 10 aprile veniva scambiato a 72.943 dollari, in rialzo del 2,5%. Sempre comunque in ribasso di un vertiginoso 42,1% rispetto al record di tutti i tempi toccato lo scorso 6 ottobre a 126.080 dollari.
La notizia più incoraggiante è arrivata dal lancio dell’Etf di Morgan Stanley sul bitcoin avvenuto mercoledì 8 aprile. Il primo giorno è andato benissimo: il volume di scambi ha superato i 34 milioni di dollari, posizionandolo tra gli esordi di Etf di maggior successo nel settore bancario tradizionale. E in soli tre giorni di negoziazione, il fondo ha accumulato circa 110 milioni di dollari di asset in gestione. Con una commissione annua dello 0,14% si posiziona come l’Etf spot più economico sul mercato, inferiore anche all’Ibit di BlackRock. Inoltre il lancio è supportato da una rete di 16.000 consulenti che gestiscono oltre 6.200 miliardi di dollari.
La seconda notizia positiva è stata evidenziata da Roberto Rossignoli, senior portfolio manager e capo della ricerca di Moneyfarm: il 9 marzo la rete bitcoin ha raggiunto quota 20 milioni di unità minate, lasciando solo 1 milione di Btc da produrre nei prossimi 114 anni. Questo fatto segna un passaggio cruciale verso la sua massima scarsità programmata. Su un totale massimo di 21 milioni previsti, significa che oltre il 95% dell’offerta totale è già in circolazione. Ma Rossignoli ha osservato che «considerando che tra 2,3 e 3,7 milioni di Btc sono probabilmente persi in modo permanente, l’offerta effettivamente circolante è molto più limitata di quanto suggeriscano i numeri ufficiali». E questo amplifica l’effetto scarsità.
Di buon auspicio, poi, le dichiarazioni del ceo di Coinbase, Brian Armstrong, che venerdì 10 aprile ha pubblicamente appoggiato l'approvazione del disegno di legge Clarity Act, che ha l’obiettivo di fornire un quadro normativo chiaro e definitivo al settore delle criptovalute e degli asset digitali.
In precedenza Armstrong si era detto contrario perché alcune modifiche al testo del Senato avevano introdotto restrizioni che, a suo dire, avrebbero favorito le banche tradizionali a scapito del settore cripto. Ma nei giorni scorsi il segretario del Tesoro Scott Bessent ha esortato il Congresso ad agire rapidamente sulla regolamentazione degli asset digitali. E Armstrong ha fatto cadere il suo veto, segno che c'è stato un avvicinamento tra le parti in causa.
L’ultima versione del Clarity Act dice che le società cripto non possono offrire interessi o rendimenti (diretti o indiretti) solo per il fatto di detenere una stablecoin in portafoglio. È vietata inoltre qualsiasi forma di remunerazione che sia «economicamente o funzionalmente equivalente» all'interesse di un deposito bancario. Sono però permessi incentivi legati a utilizzi specifici della piattaforma.
Sembra poi rientrato l’allarme quantum computing: lo scorso 31 marzo un whitepaper di Google ha rivelato che entro il 2029 i computer quantistici potrebbero compromettere la sicurezza del bitcoin.
Adam Back, ceo di Blockstream e uno dei pionieri della criptovaluta (ha inventato Hashcash, un sistema per ridurre lo spam via email e gli attacchi di tipo Denial of Service), non ritiene che bitcoin possa essere violato da un computer quantistico già nel 2029 e che questa minaccia sia ancora «decenni lontana». Secondo Back, che ha negato per l’ennesima volta di essere il vero Satoshi Nakamoto, come ha invece scritto il New York Times in una lunga inchiesta, l’hardware quantistico attuale è ancora in una fase sperimentale primitiva. (riproduzione riservata)