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Il benessere europeo nel resto del secolo e le scelte dell’Italia

di Contrarian
21 marzo 2025, 19:10 Ultimo aggiornamento: 19:13

La penisola non può trattare da sola con le superpotenze. Ormai non si può più fare a meno dell’Ue

Gli Usa hanno il pil più elevato del mondo, circa 28 miliardi di dollari. Con 340 milioni di abitanti, fa un reddito pro-capite di oltre 80 mila dollari, ai vertici mondiali. Ma hanno anche la maggiore polarizzazione della ricchezza, almeno tra i Paesi occidentali: il maggior numero di miliardari (quasi 1.000, non solo i noti Bezos, Musk e Zuckerberg) si associa a quasi un milione di homeless (saliti del 18% dal 2023 al 2024, mentre il patrimonio cumulato dei primi 500 miliardari è cresciuto del 10%, da 4.500 a 5.500 miliardi).

Make America Great Again è uno slogan e una grande mistificazione. Gli Usa sono già i più ricchi e forti; ma la distribuzione del reddito, il benessere della low-middle class e il sogno americano di migliorare la propria condizione da una generazione all’altra, peggiorano da decenni.

Come molti altri leader in tutto il mondo, Donald Trump cavalca con abilità il crescente malcontento e racconta storie, per ottenere voti. Ma la sua strategia, ammesso che abbia successo per fare crescere il pil americano, difficilmente migliorerà il tenore di vita dei ceti americani medi e bassi (la maggior parte della popolazione).

In Europa si sta meglio che in America

L’Ue ha un pil di quasi 18 miliardi, circa 450 milioni di abitanti e un pil medio inferiore ai 40 mila dollari. Pro-capite, meno della metà degli Usa. Anche in Europa cresce la polarizzazione tra ricchi e poveri. Gli homeless, pure in crescita, sono in valore assoluto simili agli Usa, ma meno sul totale della popolazione. A differenza degli Usa, in gran parte dell’Europa, dalle banlieue di Parigi, ai quartieri poveri di Napoli, la sanità pubblica, c’è per tutti, per quanto malandata. E le pensioni sociali, come definite in vari Stati europei, sono certo più numerose.

L’Europa non è più ricca degli Usa, ma andando in giro e facendo i dovuti confronti, si può dire che la qualità della vita sia migliore. Le grandi capitali, che attraggono sempre più persone, fanno storia a sé: ma confrontando le regioni e medie città francesi, italiane, spagnole e tedesche, che siano i dintorni di Alessandria o L’Aquila, Bordeaux o Lione, Bilbao o Siviglia, Amburgo o Lipsia, la qualità della vita media è certamente superiore che attorno a Detroit, Minneapolis o Houston. Per non dire della sicurezza e del controllo delle armi in mani private.

È vero che lo stato sociale che negli ultimi 70 anni ha improntato le democrazie europee di stampo cattolico o socialdemocratico, è stato finanziato da una crescita economica e con un debito pubblico che, dalla Seconda guerra mondiale, è stato reso possibile prima dai soldi Usa del piano Marshall e poi dall’assenza di spese eccessive per la difesa e il deterrente atomico, pagato invece dai cittadini Usa, russi e cinesi (che infatti sono ancor più poveri e polarizzati tra ricchissimi e poverissimi). Ora però negli Usa, ma anche in Russia e in Cina, i vecchi sistemi scricchiolano. Sarà la crisi demografica, economica, dei sistemi politici o sociali. Da fuori, però, tutti vedono che in Europa la qualità media della vita è migliore. Non perché ci sia più ricchezza in assoluto, ma almeno è stata distribuita certo meglio che negli altri blocchi.

Quanto fa gola il benessere europeo

L’invidia umana, il desiderio istintivo e gli animal spirit capitalistici, che si esprimono nel linguaggio e nelle proposte aggressive del presidente Usa, nella strategia militare della Russia o nell’export di conquista, sussidiato dallo Stato cinese, per il dominio su risorse e zone di influenza (come in Africa negli ultimi 20 anni), servono a prendere potere e ricchezza, a discapito degli altri. In questa fase storica, gli altri sono gli europei. L’oggetto del desiderio e l’obiettivo in palio, nel prossimo secolo, sono la ricchezza e il benessere dell’Europa. Come lo furono la ricchezza e il benessere del cadente Impero Romano. Non, tanto o non solo in termini di spostamento dei confini manu militari. Ma con tutti gli altri strumenti di pressione economica, mediatica e tecnologica che oggi si vedono chiaramente in azione.

L’Italia da sola non può ottenere niente

L’Italia crede di poter negoziare, da sola, condizioni migliori con gli Usa rispetto agli altri Stati europei ed evitare i dazi? Se tutti facessero lo stesso ragionamento per avere concessioni individuali, gli Usa non otterrebbero più quello che cercano. L’Italia vuole rinegoziare da sola trattati con la Cina, come speravano di fare i politici del primo governo targato Movimento 5 Stelle, anticipando gli altri sulla Via della Seta? Con il bisogno di soldi e il debito pubblico attuale, il rischio è di dare in pegno porti e ferrovie agli investitori (di Stato) cinesi, come hanno fatto i pakistani, ma senza avere la forza degli Usa per riprendersi l’influenza sul Canale di Panama.

Qualcuno in Italia vuole rifare accordi diretti con Gazprom, per avere gas a basso prezzo? Il rischio è di peggiorare i rapporti con Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Scandinavi e tutto l’Est Europa, dove tanti imprenditori italiani hanno fabbriche ed esportano complessivamente molto di più. In sintesi, dopo cinquanta anni di mercato comune, dell’Europa non si può più fare a meno dal punto di vista economico.

Gli Usa vorrebbero anche affossare e toglierci l’euro, per costringere a denominare tutti i flussi commerciali in dollari e investire i surplus nel loro debito pubblico. Già una buona parte delle riserve auree tedesche e italiane è nei caveau Usa. L’euro è uno dei pochi strumenti di indipendenza politica e strategica esistenti, meglio tenerselo stretto. E magari non continuare a investire enormi flussi finanziari in debito Usa; dovrebbero averlo finalmente capito anche i tedeschi che è diventato meno rischioso emettere e investire in obbligazioni comuni europee. (riproduzione riservata)



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