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Idroelettrico, il ministro Pichetto rilancia con i rinnovi dei contratti: le concessioni rimangano in mani italiane
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Idroelettrico, il ministro Pichetto rilancia con i rinnovi dei contratti: le concessioni rimangano in mani italiane

26 febbraio 2025, 15:32

La legge per la concorrenza, grazie alla quale l’Italia ha incassato la terza rata da 18,5 miliardi di euro, prevede un’accelerazione sui bandi (tra cui quello di mettere a gara le concessioni). Fare retromarcia metterebbe in seria difficoltà il governo

L’Italia non può permettersi di perdere l’idroelettrico: le concessioni, gli investimenti e le risorse. Così come non può permettersi di perdere la terza rata del Pnrr. In un’intricata e lunga vicissitudine, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, da una parte, e quello degli Affari europei Tommaso Foti, dall’altra, sono quindi chiamati a trovare una soluzione.  

Un’ipotesi è arrivata dal responsabile del Mase: «Lavorare per arrivare a dei modelli di rinnovo». Non all’ennesima proroga ma a un «rinnovo di contrattato». La proroga consiste nel prolungamento di un accordo, mentre il rinnovo presuppone l’attivazione di un nuovo contratto a tempo determinato. 

Aggiungere una «soluzione in più»

A riaccendere il dibattito sulla revisione degli accordi per le gare delle concessioni idroelettriche previste dal governo Draghi è un convegno organizzato a Montecitorio sull’idroelettrico. Convegno a cui – non a caso – erano invitati e attesi entrambi i ministri, ma cui ha poi partecipato solo il titolare del Mase. Il ministro Foti, secondo indiscrezioni, era impegnato a Palazzo Chigi per un delicato dossier nazionale (da chiudere in fretta). 

La parola è andata a Pichetto che, scendendo dal palco di Sala della Regina, ha rivendicato l’importanza di affrontare con convinzione la «sfida delle concessioni». Nel 2022, quando è stato approvato il dl Concorrenza, «non c’erano le condizioni di percezione di quanto sia importante mantenere in mani nazionali, e sui produttori, le concessioni idroelettriche» Ma oggi sì. E quindi «dobbiamo lavorare, rispetto al vincolo del Pnrr, che prevedeva la gara pura e semplice». 

«Sostanzialmente», ha chiarito rispondendo alle domande dei cronisti, «si tratta di lavorare per arrivare a dei modelli di rinnovo. Qualcuno la chiama proroga, io dico rinnovo di contrattato. Naturalmente col soggetto che ha la titolarità, in questo caso le Regioni, che mantenga in mano nazionale la proprietà degli impianti e naturalmente dia le garanzie per gli investimenti opportuni».

«Non parlo di modificare l’articolo 7 del decreto Concorrenza», ha ribadito il ministro, «ma di aggiungere una soluzione in più. Un’ulteriore via su cui poi le Regioni sceglieranno». Un’aggiunta che «deve essere condivisa con l’Unione Europea, visto che il tema è uno dei vincoli della terza rata del Pnrr». 

Storia delle concessioni idroelettriche

Nel 1999 il decreto Bersani stabiliva l’individuazione di nuovi gestori tramite procedure concorsuali allo scadere degli affidamenti in essere (teoricamente al 2010 per le municipalizzate, al 2029 per gli impianti Enel). Tuttavia, man mano che le concessioni scadevano venivano subito prorogate. Situazione che ha innescato un lungo contenzioso con la Commissione Europea, che si è parzialmente risolto con il governo Draghi. 

La legge annuale per la concorrenza 2021 – grazie alla quale l’Italia ha incassato la terza rata da 18,5 miliardi di euro – prevede un’accelerazione sui bandi, di cui disciplina alcuni aspetti relativi alle modalità di riassegnazione della gestione delle dighe e la determinazione dell’eventuale indennizzo da garantire al gestore uscente. Fare retromarcia metterebbe in seria difficoltà il governo. (riproduzione riservata) 



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