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I dazi di Trump costano 3.800 dollari alla famiglia media americana
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I dazi di Trump costano 3.800 dollari alla famiglia media americana

04 aprile 2025, 15:20 Ultimo aggiornamento: 15:36

Le nuove tariffe del presidente Usa Donald Trump fanno salire i prezzi: caffè, tech e abbigliamento più cari per gli americani. Ecco quanto

Mentre i mercati globali vacillano e cresce l’incertezza tra imprese e consumatori, l’offensiva tariffaria lanciata dal presidente Donald Trump si prepara a colpire il cuore del consumo americano. Dai caffè della mattina agli smartphone di ultima generazione, fino alle sneakers e alle auto straniere, la nuova ondata di dazi rischia di tradursi in un vero e proprio salasso per le famiglie statunitensi.

Dazi, a che prezzo per gli americani?

Giovedì 3, parlando alla stampa, Trump ha ribadito la sua linea: le nuove tariffe – presentate come strumento per rilanciare l’industria domestica – «renderanno l’America più ricca». Ma secondo analisti ed esperti, saranno soprattutto gli importatori e, in ultima analisi, i consumatori americani a pagare il conto.

Come sottolineano diversi centri studi citati dall’agenzia Gea, i dazi non vengono imposti sui produttori stranieri, ma sulle merci al momento dell’ingresso negli Stati Uniti, aumentando direttamente i costi per le imprese che importano. Questi costi vengono poi trasferiti sui prezzi al dettaglio.

Caffè, frutta e verdura: carrello della spesa più caro

L’impatto sarà visibile fin da subito nei beni di largo consumo. Gli Stati Uniti importano l’80% del caffè consumato nel Paese, e i principali fornitori – Brasile e Colombia – saranno soggetti a una nuova tariffa del 10% a partire dal 5 aprile. Un impatto sensibile su uno dei prodotti più radicati nella quotidianità americana. Le stesse dinamiche valgono per frutta e verdura, la cui quota importata è in costante crescita. Sebbene Canada e Messico siano parzialmente esentati, altri grandi esportatori come Guatemala, Ecuador e Costa Rica, da cui provengono le banane, saranno anch’essi colpiti da un dazio del 10%.

Anche l’olio d’oliva e l’alcol importati da Italia, Spagna e Grecia saranno tassati del 20% a partire dal 9 aprile. E non va meglio per altri alimenti come il riso al gelsomino thailandese (+36%) e il basmati indiano, che insieme ai gamberi sarà colpito da una tariffa del 26%.

iPhone, tech e abbigliamento: i prezzi pronti a salire

Il settore tecnologico è uno dei più esposti. Apple, pur avendo diversificato parte della catena di fornitura, continua a produrre la maggior parte dei suoi iPhone in Cina tramite Foxconn. Con l’introduzione di dazi fino al 54% sulle importazioni dalla Cina, i costi di produzione aumenteranno sensibilmente. Secondo l’analista Ming-Chi Kuo, gli utenti Apple – storicamente più disposti a tollerare i rincari – potrebbero inizialmente assorbire l’aumento, ma il rischio di un impatto sulla domanda non è da escludere.

Anche il comparto moda è nel mirino. Le aziende del settore abbigliamento e tessile, da Nike a Gap, si affidano a catene produttive che fanno largo uso di manodopera a basso costo in Cina e Vietnam. I nuovi dazi hanno già fatto sentire i loro effetti a Wall Street: all’indomani dell’annuncio Nike ha perso oltre il 13%, mentre Gap è crollata di oltre il 20%. Secondo il Budget Lab della Yale University, l’impatto dei dazi sull’intero comparto moda si tradurrà in un aumento medio del 17% sui prezzi dei capi d’abbigliamento, con effetti potenzialmente duraturi su margini e consumi.

Il conto finale per le famiglie? 3.800 dollari

Le nuove misure includono anche una tariffa del 25% su tutti i veicoli non prodotti negli Stati Uniti. Secondo gli analisti, questa mossa potrebbe far lievitare il prezzo di un’auto importata di diverse migliaia di dollari, incidendo pesantemente su un mercato già sotto pressione.

In totale, stima Yale, l’impatto combinato delle misure tariffarie annunciate fino al 2 aprile 2025 si tradurrà in una perdita media annua di 3.800 dollari per famiglia americana – circa 3.400 euro. Una cifra tutt’altro che marginale, in un contesto di rallentamento dell’economia e inflazione ancora percepita come elevata dai consumatori statunitensi.

Dubbi sull’efficacia dei dazi: ridurranno il deficit commerciale?

L’aggressiva strategia commerciale di Trump ha l’obiettivo dichiarato di ridurre il deficit commerciale e riportare produzione e occupazione negli Stati Uniti. Ma restano forti dubbi sull’efficacia di tali misure. Nel breve termine le imprese si trovano costrette a fare i conti con costi maggiori, mentre i consumatori vedono eroso il loro potere d’acquisto. (riproduzione riservata)



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