Tra i sotto-settori che compongono l’universo dell’intelligenza artificiale (si veda l’articolo in pagina) uno in particolare «non richiede atti di fede: l’AI non può esistere senza chip», sottolinea Lorenzo Demaria, country head per l’Italia di JustEtf, che analizza il modo in cui i semiconduttori sono entrati nei portafogli di investimento, dapprima come megatrend (una scommessa per il lungo periodo) e ora come vera e propria componente strutturale.
Basti pensare, evidenzia l’analisi di JustEtf, che dal lancio di ChatGpt a oggi il peso dei semiconduttori nell’S&P 500 è passato dal 4% al 16%. «Un balzo senza precedenti nella storia dell'indice più seguito al mondo», specifica Demaria, che ricorda come «nonostante guerre e rischi geopolitici, i mercati azionari globali siano vicini ai massimi storici e gran parte di questo rialzo è stato trainato dal Philadelphia Semiconductor Index, il Sox, il principale indice mondiale che raccoglie i trenta maggiori produttori di chip quotati, che ha registrato una delle sequenze di rialzi più lunghe della propria storia, guadagnando oltre il 40% dai minimi toccati durante il picco delle tensioni in Iran».
Nei fatti, i produttori di chip sono gli unici fornitori di cui l’intelligenza artificiale avrà sempre e comunque bisogno. E anche le grandi società tecnologiche come Amazon, Google, Microsoft e Meta stanno programmando decine di miliardi di dollari di spese in conto capitale per i semiconduttori. Inoltre, ricorda Demaria, all’interno di un portafoglio diversificato i semiconduttori consentono anche di mettere in atto una forte diversificazione geografica.
«Taiwan e la Corea del Sud, i due Paesi con la maggiore concentrazione di produzione avanzata di chip al mondo, hanno significativamente sovraperformato rispetto agli Stati Uniti e all'Europa nella fase successiva all'elezione di Trump: detenere esposizione al settore vuol dire anche scommettere su chi controllerà la tecnologia del decennio».
Il settore, ovviamente, non è esente da rischi. E il principale è quello delle valutazioni. «Il rapporto prezzo-utili attesi del Sox ha superato il valore di 60. Non è un mercato prezzato con ottimismo: è un mercato prezzato per la perfezione», riassume il country manager.
Per ora la crescita degli utili sta in parte giustificando queste valutazioni: i semiconduttori da inizio anno hanno contribuito per circa il 42% alla crescita totale degli utili dell'Msci Ac World. «Le aspettative di utili sono state significativamente riviste al rialzo nelle ultime settimane, il che rende il quadro meno estremo se si guarda ai multipli attesi», sottolinea Demaria, che guarda però anche al rovescio della medaglia. «La struttura del business dei produttori di chip resta concentrata su un numero ristretto di acquirenti: gli stessi hyperscaler (cioè i grandi fornitore di servizi cloud e data center su scala massiva, ndr) che oggi spingono le spese in conto capitale al rialzo potrebbero, per ragioni di bilancio o di strategia, rallentare la spesa in futuro».
Per chi volesse costruire un’esposizione strutturale al settore dei semiconduttori nell’ambito di un portafoglio diversificato, oltre ai singoli titoli stanno nascendo sempr più Etf dedicati: sono sei quelli con passaporto Ucits, quindi disponibili per investitori Ue.
Il più grande è un comparto di VanEck che supera i 5 miliardi di euro di patrimonio gestito, che replica fisicamente un indice composto da aziende che ricavano almeno il 50% del proprio fatturato dalla produzione di chip o di apparecchiature correlate. Il costo annuo è dello 0,35%. Il secondo è un Etf passivo di iShares-BlackRock che supera i 3 miliardi di patrimonio, ha costi dello 0,35% e, a differenza di quello di VanEck, include non solo i produttori puri ma anche tutta la supply chain «e per questo più adatto a chi vuole esposizione strutturale al settore senza prendere scommesse concentrate su singoli nomi», evidenzia Demaria. Da inizio anno i due Etf guadagnano rispettivamente il 48% e 53%, e dal minimo toccato a fine marzo il recupero supera il 40%.
La tesi di fondo se si vuole scommettere sui semiconduttori, ricorda il country manager di JustEtf, è che chi li vende «possa determinare i prezzi, e che questo potere si traduca: interamente in espansione dei margini». Ma questa tesi «ha un costo le valutazioni incorporano in anticipo anni di crescita futura. Chi entra tardi su un treno in corsa rischia di pagare il biglietto più caro del viaggio. Non è un argomento per non investire, ma per farlo con metodo», conclude Demaria (riproduzione riservata)