Honda torna a crescere e rivede al rialzo le previsioni per l’intero esercizio dopo aver registrato il primo aumento degli utili trimestrali degli ultimi sei trimestri. Il secondo costruttore automobilistico giapponese, che è un grande esportatore, ha beneficiato, come Toyota, dell’indebolimento dello yen, che ha compensato il calo delle vendite di auto e l’aumento dei costi delle materie prime legato alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Uno yen debole è un vantaggio che favorisce grandi esportatori come Toyota e Honda perché di fatto gonfia il valore dei profitti esteri generati in dollari o euro quando vengono convertiti nella moneta giapponese, rendendo anche i loro listini più competitivi e reddititvi sui mercati internazionali: in sostanza fa crescere i margini e fare più profitti.
Nel trimestre aprile-giugno, il primo dell’anno fiscale 2026-2027, l’utile operativo di Honda è più che raddoppiato a 530,8 miliardi di yen dai 244,2 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente, superando nettamente il consenso degli analisti, fermo a 302,1 miliardi. L’utile netto è balzato del 130% a 450,9 miliardi di yen (2,5 miliardi di euro), mentre il fatturato è cresciuto del 13,5% a 6.061 miliardi di yen (33,3 miliardi di euro).
Alla luce dei risultati, Honda ha aumentato del 30% la stima sull’utile operativo dell’intero esercizio, portandola a 650 miliardi di yen dai precedenti 500 miliardi. Riviste al rialzo anche le previsioni su ricavi e utile netto. La società ha spiegato che il miglioramento riflette soprattutto una nuova ipotesi sul cambio, prevedendo ora uno yen a 155 per dollaro rispetto ai 145 ipotizzati in precedenza.
Il miglioramento dei conti arriva dopo un anno estremamente difficile. Lo scorso maggio Honda aveva infatti registrato la prima perdita annuale in quasi 70 anni di quotazione, penalizzata da oltre 9 miliardi di dollari di costi legati alla ristrutturazione della strategia sui veicoli elettrici. A giugno l’ad Toshihiro Mibe si era scusato con gli azionisti per i risultati del gruppo, ottenendo comunque la riconferma nel consiglio di amministrazione.
Sul fronte commerciale, la casa giapponese aveva già comunicato un calo del 4% delle vendite globali di automobili nel trimestre, a 838 mila unità. A pesare è stato soprattutto il crollo di quasi il 50% delle consegne in Cina e la debolezza di altri mercati asiatici, solo in parte compensati dalla crescita registrata negli Stati Uniti e in Giappone. Il mercato americano continua a rappresentare circa la metà delle vendite mondiali del gruppo. (riproduzione riservata)