Dopo aver raggiunto 3 miliardi di fatturato a livello globale prima del previsto, Hogan Lovells punta a investire in modo strategico, mantenendo un bilanciamento tra crescita, qualità e cultura aziendale. A sintetizzare la filosofia dello studio legale internazionale, che quest’anno festeggia i 25 anni di presenza in Italia, è il ceo globale Miguel Zaldivar: «La strategia è chiara: bilanciamento, visione a lungo termine e presenza globale con radicamento locale. Non siamo ossessionati dai numeri, ma dalla qualità, dall’impatto e dalla nostra capacità di accompagnare i clienti nei mercati più complessi e altamente regolamentati tra le economie del G20». Il festeggiamento del mezzo secolo di presenza in Italia ricorre in un momento di forte consolidamento e crescita per il network, presente in oltre 45 città nel mondo, con una strategia ben definita e multilivello.
«Una delle priorità strategiche è rafforzare i nostri quattro hub globali: Washington, Londra, Germania e il cluster Francia-Italia-Spagna, che sta registrando una crescente domanda da parte dei clienti», spiega Zaldivar. Queste aree rappresentano i motori dello studio e concentrano gran parte dei clienti chiave e delle competenze. L’Italia, in particolare, si distingue per un crescente dinamismo economico e per l’attrattività nei confronti degli investimenti internazionali.
Negli Usa la recente integrazione di diversi professionisti ha consolidato la presenza a New York, rafforzando practice come m&a, derivati e contenzioso. «Il 2024 è stato il nostro anno migliore di sempre negli Usa, con un fatturato di 1,47 miliardi di dollari. Negli Usa i ricavi sono aumentati del 14%», sottolinea il ceo, pur in un contesto politico instabile. Due le altre direttrici strategiche globali: solidità finanziaria e un equilibrio tra geografie, practice e settori industriali. In particolare, Hogan Lovells punta su energia e sostenibilità come ambiti prioritari, affiancando a oil & gas lo sviluppo di rinnovabili, nucleare e supporto ambientale altamente regolamentato.
«Vogliamo essere forti e bilanciati in più settori - transactional, regulatory e IP, litigation - con un focus su clienti istituzionali, grandi aziende globali e partecipate pubbliche», aggiunge il secondo managing partner. «Il 44% del business è transazionale, ma il modello non è verticale: la forza dello studio sta nella diversificazione», prosegue Zaldivar.
In Italia, lo studio ha compiuto un notevole progresso nell’ultimo anno e mezzo. Tra Roma e Milano, conta oltre 170 avvocati, di cui 50 recentemente inseriti, 32 partner e complessivamente oltre 250 collaboratori. Da inizio anno è partita una seconda fase della strategia di crescita, dopo una prima caratterizzata dall’ingresso di gruppi numerosi. «L’obiettivo è raggiungere una dimensione che, pur rimanendo vicina all’attuale, si orienti verso i 200 avvocati», spiega il managing partner Patrizio Messina. «Non vogliamo solo aumentare il fatturato, ma accogliere professionisti d’alto livello che possano rafforzare la presenza dello studio nei principali affari. Lo faremo con assunzioni mirate e strategiche. Al momento, però, la priorità è senza dubbio l’integrazione».
Dopo aver consolidato le diverse practice, Hogan Lovells cerca una nuova sede italiana che rifletta la sua identità rinnovata e il posizionamento attuale. «Desideriamo uno spazio che riesca a contenerci tutti e sia simile a quelli di Madrid o Parigi, una sede che rappresenti la nostra evoluzione: moderna, collaborativa e aperta», anticipa Messina. Questo testimonia concretamente come la presenza in Italia non sia marginale, ma parte fondamentale del progetto globale dello studio.
A 25 anni dall’arrivo in Italia, Hogan Lovells guarda al futuro con lo stesso approccio che l’ha portata fin qui: visione internazionale, capacità d’adattamento locale e forte spinta verso l’innovazione, inclusa l’adozione dell’AI nei processi legali. Perché, come conclude Zaldivar, «non si tratta solo di essere grandi, ma di essere rilevanti per i clienti e i mercati che serviamo». (riproduzione riservata)