L’Università di Harvard cambia idea sul Bitcoin e lo dimostra nei fatti: il suo fondo di dotazione, come attestato dalle comunicazioni alla Sec, ha aumentato nel terzo trimestre l’esposizione all’Etf sul Bitcoin di BlackRock (Ibit) del 257%, passando da circa 116,7 milioni di dollari nel secondo trimestre a 442,8 milioni di dollari, detenendo oltre 6,8 milioni di azioni. Questo investimento rappresenta circa il 20% del portafoglio azionario pubblico di Harvard e meno dell'1% della sua dotazione totale, che supera i 55 miliardi di dollari.
L'investimento è attualmente in perdita non realizzata a causa del calo del prezzo del Bitcoin. Al 30 settembre 2025, il valore era basato su un prezzo di Bitcoin intorno ai 114.000 dollari (e Ibit a circa 65 dollari per azione), ma al 17 novembre 2025, Bitcoin è sceso intorno ai 95.000 dollari (con Ibit a circa 54 dollari per azione). Questo ha ridotto il valore stimato della posizione di Harvard a circa 367 milioni di dollari, con una perdita di 75,8 milioni, poco più del 17% rispetto al valore di fine settembre. Quella a Ibit è comunque l’esposizione più grande del suo portafoglio azionario.
Per molto tempo Harvard è stata iper critica nei confronti del Bitcoin. Uno dei suoi docenti più celebri, Kenneth Rogoff, ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale, aveva dichiarato nel 2017 «nel lungo periodo il prezzo del Bitcoin collasserà e l’anno successivo aveva ribadito che era più probabile che nel giro di dieci anni la criptovaluta creata da Satoshi Nakamoto valesse 100 dollari piuttosto che 100.000, prevedendo un calo drastico dovuto a interventi regolatori che avrebbe ro limitato il suo uso illecito e speculativo , definendolo una «bolla destinata a scoppiare».
Lo scenario è nel frattempo cambiato: prima di tutto nel gennaio 2024 la Sec ha dato il via libera al lancio degli Etf spot sul Bitcoin, primo fra tutti proprio quello di BlackRock, Ibit. Questo è stato il segnale che Wall Street cominciava a investire nella criptovaluta. Poi nel novembre dello stesso anno Donald Trump ha vinto le elezioni presidenziali grazie anche alla promessa di fare degli Stati Uniti la capitale mondiale delle criptovalute. Promessa mantenuta con l’approvazione al Congresso del Genius Act, che regolamenta le stablecoin mentre è in dirittura d’arrivo il Clarity Act che fornirà un quadro normativo chiaro per tutti gli asset digital.
Qualcuno potrà obiettare che l’eccesso di prudenza ha fatto perdere a Harvard uno dei rally più incredibili della storia (a inizio 2017 il Bitcoin era scambiato a 1.000 dollari e a metà dicembre dello stesso anno era arrivato a quasi 20.000). Ma è vero che all’epoca i rischi erano enormi proprio perché le autorità avrebbero potuto cancellare il Bitcoin con un tratto di penna, rendendolo illegale. Di certo la tempistica finora non è stata a favore di Harvard. (riproduzione riservata)