Gli Stati Uniti bombarderanno «un ponte o una centrale elettrica» in Iran per ogni nuovo attacco della Repubblica islamica contro una nave nello Stretto di Hormuz. Lo ha annunciato il presidente americano Donald Trump in un messaggio pubblicato su Truth Social. «Da questo momento in poi, ogni volta che la Repubblica islamica dell’Iran sparerà contro una nave nello Stretto di Hormuz, che sia con un missile, un razzo, un drone o qualsiasi altro dispositivo o arma, gli Stati Uniti bombarderanno e distruggeranno un ponte o una centrale elettrica, comprese quelle situate vicino o all’interno della capitale Teheran», ha scritto Trump.
L’agenzia di stampa iraniana Tasnim ha riferito di un attacco statunitense contro l'isola di Larak, situata nello Stretto di Hormuz - epicentro delle tensioni tra Teheran e Washington, il cui scontro si è riacceso due settimane fa. «L’isola di Larak (nel sud) è stata colpita da un missile statunitense. Secondo i residenti locali, è stata udita una forte esplosione nei pressi dell'isola», ha riportato Tasnim, aggiungendo che le autorità stavano cercando di determinare «la portata dell'attacco» e «l’entità dei potenziali danni».
L’Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa) ha consigliato alle compagnie aeree di evitare lo spazio aereo della Giordania fino alla fine di agosto a causa dell’escalation delle ostilità nella regione. «I ripetuti attacchi missilistici iraniani, e in misura minore gli attacchi con droni, contro infrastrutture in Giordania, unitamente all’attivazione dei sistemi di difesa aerea, comportano un aumento del rischio di errata identificazione di velivoli civili, nonché rischi legati al sorvolo di missili, alle operazioni di intercettazione e alla caduta di detriti», ha avvertito l’Easa in un bollettino pubblicato mercoledì.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha dichiarato che «non c’è alcuna attività nucleare» a Kolang Kouh (Pickaxe Mountain) e che «l’ossessiva attenzione» dedicata dagli Stati Uniti a questo sito, situato a circa due chilometri a sud-ovest del complesso nucleare di Natanz, «non è altro che un pretesto per aggressione, distruzione e sabotaggio». Ieri il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che il sito verrà colpito dalle forze Usa.
L’amministrazione di Donald Trump è pronta a sottoscrivere un accordo sul nucleare civile con l’Arabia Saudita, cosa che consentirebbe a Riad di sviluppare, per la prima volta, una capacità di arricchimento dell'uranio sul proprio territorio. Secondo quanto anticipato dal Wall Street Journal e confermato da fonti citate dall’Associated Press, l’intesa potrebbe essere annunciata nelle prossime ore e rappresenterebbe uno dei più significativi cambiamenti nella politica americana di non proliferazione degli ultimi decenni. Secondo il New York Times, l’amministrazione Trump intende firmare e annunciare oggi l’intesa, che poi verrà presentata al Congresso. L’intesa, della durata prevista di trent’anni, mira a coinvolgere aziende statunitensi nello sviluppo del programma nucleare civile saudita e ad aprire la strada alla costruzione di un impianto per l'arricchimento dell’uranio, subordinato a uno studio congiunto tra Washington e Riad. Il testo dell'accordo dovrà comunque essere sottoposto all'esame del Congresso, dove esistono forti resistenze bipartisan alla prospettiva di un passo in grado di incentivare la proliferazione nucleare nella regione mediorientale, per giunta in una fase di estreme turbolenze. Il punto più controverso riguarda proprio l'autorizzazione all’arricchimento dell’uranio, tecnologia che, pur avendo impieghi civili nella produzione di energia, costituisce anche uno dei passaggi fondamentali per la realizzazione di un’arma nucleare. L’intesa, inoltre, secondo il Wall Street Journal, non includerebbe l'Additional Protocol dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), il protocollo che consente ispezioni più approfondite e un sistema rafforzato di verifiche sulle attività nucleari. La decisione arriva in un momento di estrema tensione regionale, con la ripresa degli attacchi all'Iran (e delle rappresaglie iraniane), motivati proprio dall'obiettivo dichiarato di impedire a Teheran di acquisire capacità nucleari militari. La prospettiva di concedere all’Arabia Saudita una tecnologia che Washington ha contestato per anni all'Iran rischia di modificare profondamente la percezione degli equilibri strategici nella regione e in fin dei conti i concreti assetti. Sul piano politico, l’accordo rappresenta anche il punto di approdo di un negoziato perseguito sia dall’amministrazione Trump sia da quella democratica di Joe Biden. Riad da tempo considera lo sviluppo di un programma nucleare civile parte integrante della strategia "Vision 2030", finalizzata a diversificare l'economia riducendo la dipendenza dagli idrocarburi.
«Ieri il ministro degli Esteri saudita Faisal mi ha voluto chiamare per aggiornarmi sul pericolo reale e crescente rappresentato dai ribelli Houthi per il libero transito nello Stretto di Bab-el-Mandeb». Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in audizione nelle commissioni riunite Esteri e Difesa della Camera e del Senato sull’esito del summit della Nato di Ankara.
I prezzi del gas naturale in Europa apre oltre 60 euro per megawattora (+1,16%), raggiungendo un nuovo massimo degli ultimi quattro mesi, mentre si inaspriscono le ostilità tra Stati Uniti e l'Iran.
«Guerra in Afghanistan: 20 anni, 2.000 morti. Guerra in Iraq: 9 anni, 4.600 morti. Guerra in Vietnam: 19 anni e 5 mesi, 58.220 morti. Guerra di Corea: 3 anni e 1 mese, 36.574 morti. Guerra in Venezuela: 1 giorno, 0 morti. Conflitto militare in Iran: 4 mesi, 18 morti». Lo ha scritto su Truth Social il presidente Usa, Donald Trump.
Gli Stati Uniti hanno lanciato attacchi contro l’Iran per l'undicesima notte consecutiva, mentre Teheran ha avvertito Washington di non prendere di mira i suoi impianti nucleari. «Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha completato con successo l'undicesima notte consecutiva di attacchi aerei contro l’Iran. Le risorse del Centcom hanno preso di mira centri operativi militari iraniani, capacità marittime, hangar per aerei, depositi per droni e infrastrutture logistiche militari, al fine di indebolire ulteriormente la capacità dell'Iran di minacciare la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz», ha spiegato il Comando in una nota. (riproduzione riservata)