L’Iran ha «respinto le condizioni statunitensi per i negoziati», fa sapere la tv di Stato di Teheran, aggiungendo che il presidente Usa Donald Trump «ha esteso unilateralmente» il cessate il fuoco. Il regime dichiara che «non appena verrà revocato il blocco, si terrà a Islamabad il prossimo ciclo di negoziati». Il vicepresidente JD Vance ha annullato il viaggio in Pakistan.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato la morte di un secondo militare che partecipava alla missione Unifil in Libano, rimasto gravemente ferito nell’attacco attribuito ad Hezbollah di sabato scorso. In un post su X Macron ha scritto: «Il caporale Anicet Girardin, rimpatriato ieri dal Libano dove era stato gravemente ferito da combattenti di Hezbollah, è morto questa mattina a causa delle sue ferite. È morto per la Francia». «La Nazione, che domani renderà omaggio al sergente Florian Montorio», morto sul colpo «durante la stessa imboscata, saluta con emozione la memoria del caporale Anicet Girardin e il suo sacrificio e rende omaggio all’impegno esemplare delle nostre forze armate nell’ambito dell’Unifil, che operano con coraggio e determinazione al servizio della Francia e della pace in Libano». Nell’attacco del 18 aprile, erano rimasti feriti altri due militari.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ritiene «possibile» che i colloqui con l’Iran si tengano già venerdì 24. Lo riporta il New York Post.
Il Libano si prepara a chiedere a Israele una proroga del cessate il fuoco. Secondo quanto riferito da una fonte ufficiale all’Agence France-Presse, la richiesta sarà avanzata durante i colloqui previsti a Washington.
«Il Libano chiederà una proroga di un mese del cessate il fuoco, il rigoroso rispetto dell'accordo e la cessazione dei bombardamenti e delle operazioni di distruzione israeliane nelle aree in cui sono presenti», ha dichiarato la fonte, indicando le priorità di Beirut nel negoziato.
Parallelamente, il presidente Joseph Aoun ha confermato che sono in corso contatti diplomatici per evitare la scadenza imminente della tregua, prevista per domenica. L’ipotesi più immediata sul tavolo resta quella di una proroga tecnica più breve, di circa dieci giorni, in attesa di un’intesa più ampia.
Donald Trump avrebbe concesso all’Iran una finestra limitata di tempo, tra i tre e i cinque giorni, per formulare una proposta negoziale condivisa. Lo riporta Axios citando fonti americane, secondo cui il cessate il fuoco non sarebbe destinato a durare a lungo senza progressi concreti.
Secondo le stesse fonti, gli emissari dell’ex presidente ritengono che un accordo sia ancora possibile, ma esprimono forti dubbi sulla capacità del sistema iraniano di esprimere una posizione unitaria. Il principale ostacolo sarebbe infatti una profonda divisione interna tra i negoziatori e i vertici militari.
«Abbiamo riscontrato una frattura assoluta all'interno dell'Iran fra i negoziatori e i militari, con nessuna delle due parti che ha accesso alla Guida Suprema, che non risponde», ha riferito un funzionario ad Axios.
Sale la tensione nello Stretto di Hormuz dopo il sequestro di due portacontainer da parte dei Guardiani della rivoluzione iraniana. Tra queste c’è la Epaminondas, nave di proprietà della compagnia greca Technomar Shipping ma operata dalla Msc Mediterranean Shipping Company, il gruppo guidato dalla famiglia di Gianluigi Aponte.
L’altra nave coinvolta è la Msc Francesca, una portacontainer registrata a Panama ma anch’essa riconducibile all’orbita della compagnia italo-svizzera, tra i principali operatori globali nel trasporto marittimo.
Secondo quanto riferito dall’agenzia iraniana Tasnim News Agency, vicina ai Pasdaran, le due navi avrebbero «operato senza autorizzazione, violato ripetutamente i regolamenti, manipolato i sistemi di ausilio alla navigazione e tentato di uscire clandestinamente dallo Stretto di Hormuz, mettendo a repentaglio la sicurezza marittima». Nel caso della Msc Francesca, le autorità iraniane aggiungono anche un riferimento a presunti legami con Israele, utilizzando la consueta espressione di «regime sionista».
«Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, la nostra spesa per l’importazione di combustibili fossili è aumentata di oltre 24 miliardi di euro. Si tratta di più di 500 milioni di euro al giorno. Questi costi gravano attualmente sulle famiglie e sulle imprese in tutta Europa», lo ha detto Dan Jorgensen, Commissario europeo per l’Energia.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, che cita il gruppo di monitoraggio Vortexa, almeno 34 petroliere collegate all'Iran hanno eluso il blocco statunitense dall'inizio del provvedimento. Secondo il rapporto, 19 delle imbarcazioni sono uscite dal Golfo Persico attraverso il blocco, mentre 15 vi sono entrate dal Mar Arabico dirigendosi verso l'Iran. Sei delle petroliere in partenza trasportavano petrolio greggio iraniano, per un carico totale di circa 10,7 milioni di barili.
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha riferito di aver avuto una conversazione telefonica con il titolare della Farnesina, Antonio Tajani. Secondo quanto riportato sul canale Telegram del capo della diplomazia di Teheran, c'è stato uno «scambio di opinioni sugli ultimi sviluppi regionali e sulle questioni relativa al cessate il fuoco e ai negoziati».
«Le Guardie Rivoluzionarie hanno affrontato l’aggressione criminale e terroristica degli Stati Uniti e del regime sionista, portandoli a commettere errori di valutazione e a chiedere un cessate il fuoco all'Iran. Siamo pronti a difendere il Paese e a creare sorprese che superino la comprensione e i calcoli del nemico guerrafondaio e traditore». È quanto riporta l’Ansa citando un comunicato stampa le Guardie Rivoluzionarie. «Siamo determinati a continuare la lotta contro i nemici e pronti ad affrontare con decisione, in modo definitivo e immediato qualsiasi minaccia o ripetizione dell'aggressione nemica. In un nuovo ciclo di possibili scontri militari, infliggeremo colpi devastanti e inimmaginabili alle rimanenti risorse nemiche nella regione»
«Gli Stati Uniti devono cessare la loro 'violazione del cessate il fuoco' prima di qualsiasi nuovo ciclo di negoziati». Lo ha affermato l’ambasciatore iraniano all'Onu Amir-Saeid Iravani al media iraniano Shargh, così come riportato da Al-Jazeera. «Non appena verrà revocato il blocco, il prossimo ciclo di negoziati si terrà a Islamabad», ha aggiunto, «l’Iran è pronto a qualsiasi scenario. Non siamo stati noi a iniziare l'aggressione militare. Se cercano una soluzione politica, siamo pronti. Se cercano la guerra, l'Iran è pronto anche a quella».
«L’Iran non vuole che lo Stretto di Hormuz venga chiuso, lo vuole aperto per poter guadagnare 500 milioni di dollari al giorno (che è, quindi, la cifra che perde se viene chiuso!). Dicono di volerlo chiudere solo perché io l'ho completamente bloccato (chiuso!), quindi vogliono semplicemente salvare la faccia». Lo scrive il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un post sul social Truth.
Ufficialmente continua a brandire la minaccia di nuovi attacchi, ma il presidente americano Donald Trump vorrebbe finire una volta per tutte la guerra in Iran. A riferirlo è il Wall Street Journal che ha raccontato le ore frenetiche che hanno preceduto la proroga del cessate il fuoco con Teheran. Durante gli incontri di ieri, i consiglieri hanno spiegato a Trump che il governo iraniano non è compatto sulla linea da tenere e che esiste una fazione più intransigente, allineata con i Pasdaran, che non vuole piegarsi alle richieste del presidente. Tanto da sollevare dubbi che l’Iran sia davvero in grado di negoziare e attenersi a qualsiasi impegno. Anche se Trump ha minacciato di riprendere la campagna militare, le fonti del Wsj hanno riferito che il presidente è apparso cauto sulla prospettiva di ricominciare le ostilità e prolungare un conflitto che è molto impopolare tra gli americani. Da qui la decisione di tenere sotto pressione l’Iran finché non farà una proposta concreta di accordo. Sarà allora che il presidente deciderà se i negoziati potranno andare avanti o se le ostilità riprenderanno. (riproduzione riservata)
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