Stallo nelle trattative tra Iran e Stati Uniti. Secondo il Wall Street Journal, le due parti sono ancora distanti per quanto riguarda l’alleggerimento delle sanzioni economiche e il programma nucleare di Teheran. Notizie che vanno in contrasto con le affermazioni di Donald Trump su una firma imminente tra le due parti. Dopo le prime indiscrezioni sull'accordo, sembra che il tycoon sia stato criticato dai membri più intransigenti del suo partito, i quali temevano che un'intesa potesse aprire lo Stretto di Hormuz e allentare la pressione finanziaria sul regime iraniano, lasciando però intatto il suo programma nucleare.
Entrambe le parti sono sotto pressione per raggiungere un accordo. Trump vuole porre fine a una guerra che gli sta facendo perdere consenso. Con le elezioni di midterm sempre più vicine. Invece, l'Iran è ansioso di ottenere un sollievo finanziario.
L’accordo preliminare prevede una serie di punti tra cui, principalmente, una tregua di 60 giorni con la riapertura dello Stretto di Hormuz, il via libera alla vendita del petrolio dall'Iran, il ritiro delle truppe Usa solo ad accordo definitivo e l’impegno a discutere della consegna delle scorte di uranio altamente arricchito (oltre 400 chili) in possesso di Teheran. Rubio ha precisato che Hormuz non sarebbe sotto il controllo iraniano poiché non «è una via d'acqua internazionale e l’Iran non ne è proprietario».
Teheran ha però frenato per via di alcune divergenze ancora in essere su delle clausole dell’intesa. In primis, lo Stretto di Hormuz nel quale, in caso di accordo, la situazione «non tornerà alle condizioni precedenti alla guerra», e sul quale gli iraniani, «in diversi modi», vogliono continuare a esercitare la propria sovranità. Inoltre, da Teheran non avrebbero ancora accettato la consegna delle scorte, ribadendo poi l’intenzione di dibattere la questione nucleare solo all’interno di negoziati di un accordo definitivo e non preliminare.
Secondo i media Al-Arabiya e Al Hadath, fonti di alto livello avrebbero affermato che «l'Iran è pronto a rimuovere l'uranio altamente arricchito dal suo territorio e pone come condizione che venga trasferito in Cina». Inoltre, il regime degli ayatollah starebbe cercando garanzie da Pechino prima di procedere con l'accordo con gli Stati Uniti.
«I negoziati con la Repubblica islamica dell'Iran stanno procedendo bene! O si raggiungerà un ottimo accordo per tutti, oppure non ci sarà alcun accordo: si tornerà al fronte, ma più forti e determinati che mai, e nessuno lo vuole!». Lo ha scritto su Truth Social il presidente Usa, Donald Trump, aggiungendo che «durante i miei colloqui di sabato con il presidente Mohammed bin Salman Al Saud dell'Arabia Saudita, Mohammed bin Zayed Al Nahyan degli Emirati Arabi Uniti, l'emiro Tamim bin Hamad bin Khalifa Al Thani, il primo ministro Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim bin Jaber Al Thani e il ministro Ali al-Thawadi del Qatar, il maresciallo Syed Asim Munir Ahmed Shah del Pakistan, il presidente Recep Tayyip Erdogan della Turchia, il presidente Abdel Fattah El-Sisi dell'Egitto, il re Abdullah II di Giordania e il re Hamad bin Isa Al Khalifa del Bahrein, ho affermato che, dopo tutto il lavoro svolto dagli Stati Uniti per cercare di ricomporre questo puzzle molto complesso, dovrebbe essere obbligatorio che tutti questi Paesi, come minimo, firmino simultaneamente gli Accordi di Abramo».
«I Paesi in questione sono Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti (già membri!), Qatar, Pakistan, Turchia, Egitto, Giordania e Bahrein (già membro!). È possibile che uno o due di essi abbiano una ragione per non aderire, e ciò sarà accettato, ma la maggior parte dovrebbe essere pronta, disposta e in grado di rendere questo accordo con l'Iran un evento di portata ben maggiore rispetto a quanto sarebbe altrimenti».
«Gli Accordi di Abramo si sono dimostrati, per i Paesi coinvolti (Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Marocco, Sudan e Kazakistan), un vero e proprio boom finanziario, economico e sociale, persino in questo periodo di conflitto e guerra, con gli attuali membri che non hanno mai nemmeno ipotizzato di ritirarsi o di prendersi una pausa», ha proseguito, spiegando che «il motivo è che gli Accordi di Abramo sono stati un grande successo per loro e lo saranno ancora di più per tutti, portando vera forza, potere e pace in Medio Oriente per la prima volta in 5.000 anni. Sarà un documento rispettato come nessun altro mai firmato in tutto il mondo. Il suo livello di importanza e prestigio sarà senza precedenti!».
Trump ha aggiunto che «dovrebbe iniziare con la firma immediata da parte dell'Arabia Saudita e del Qatar, e tutti gli altri dovrebbero seguire l'esempio. Se non lo faranno, non dovrebbero far parte di questo accordo, poiché ciò dimostrerebbe cattive intenzioni. Parlando con molti dei grandi leader sopra menzionati, essi sarebbero onorati, non appena il nostro documento sarà firmato, di avere la Repubblica islamica dell'Iran come parte degli Accordi di Abramo. Wow, sarebbe davvero qualcosa di speciale! Questo sarà l'accordo più importante che questi Grandi Paesi, sempre in conflitto tra loro, avranno mai firmato. Nulla, né in passato né in futuro, lo supererà».
«Pertanto, richiedo con urgenza che tutti i Paesi firmino immediatamente gli Accordi di Abramo e che, se l'Iran firmerà il suo accordo con me, in qualità di presidente degli Stati Uniti d'America, sarebbe un onore averlo come parte di questa Coalizione Mondiale senza precedenti. Il Medio Oriente sarebbe unito, potente ed economicamente forte, forse come nessun'altra regione al mondo! Chiedo ai miei rappresentanti di avviare e portare a termine con successo il processo di adesione di questi Paesi agli storici Accordi di Abramo. Vi ringrazio per l'attenzione che dedicherete a questa questione!».
La marina iraniana ha dichiarato che 32 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz dopo aver «ottenuto il permesso con il coordinamento e la sicurezza della Marina delle Guardie Rivoluzionarie». E in un rapporto pubblicato dall'agenzia di stampa semi-statale Tasnim, la marina ha precisato che tra le navi sequestrate figuravano petroliere, navi portacontainer e altre imbarcazioni commerciali.
«Rido di tutti i democratici, i Rino (Republican in Name Only) e gli stupidi che non sanno nulla del potenziale accordo che sto stringendo con l'Iran, cose che non sono ancora state nemmeno negoziate. Sono persone deboli e inefficaci come il senatore fallito Thom Tillis (che presto lascerà l'incarico!), Bill Cassidy, che ha appena subito una pesante sconfitta alle primarie, il pessimo deputato Thomas Massie, un gran farabutto che ha perso con grande margine contro un grande patriota americano (appoggiato da Trump) dopo aver dimostrato una tremenda slealtà verso il suo partito (e il suo Paese!), e quasi tutti i democratici, persone che hanno completamente perso la retta via, che sostengono costantemente politiche sbagliate e candidati ancora peggiori, ma che criticano incessantemente ogni mia fantastica vittoria».
Lo ha scritto su Truth Social il presidente Usa, Donald Trump, aggiungendo che «queste persone dovrebbero tornare a casa a riposare, non fanno altro che creare divisione e perdite. In altre parole, sono dei perdenti! L'accordo con l'Iran o sarà un grande accordo significativo, oppure non ci sarà alcun accordo. Sarà l'esatto opposto del disastroso Jcpoa negoziato dalla fallimentare amministrazione Obama, che ha aperto la strada all'arma nucleare per l'Iran. No, io non faccio accordi del genere!».
«Una volta stabilizzata la situazione siamo pronti a partecipare» all’eventuale partecipazione italiana a una missione internazionale per assicurare la navigabilità nello Stretto di Hormuz: lo ha detto il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani.
Roma vuole far parte «a missioni non di guerra», bensì condotte «sotto la bandiera delle Nazioni Unite» o insieme all’Unione Europea, nell’ambito «di un accordo internazionale che raccolga molti Paesi» sulla scia del modello dei «Volenterosi».
Potrebbe arrivare oggi la fine del conflitto tra Usa e Iran, nonostante lo slittamento della firma della tregua. Intervenendo da Nuova Delhi, dopo lo slittamento dell’annuncio, il Segretario di Stato americano Marco Rubio, ha detto che Iran e Stati Uniti potranno raggiungere un accordo «già oggi». «Abbiamo quello che credo sia un accordo abbastanza solido sul tavolo», ha spiegato, che «riguarda la capacità di riaprire lo Stretto di Hormuz», così come di «entrare nei negoziati sulla questione nucleare» iraniana.
E ha aggiunto: «Pensavano di avere delle buone notizie ieri sera, può essere che arriveranno oggi, ma non mi sbilancerei oltre». Spiegando poi che se l’accordo non ci sarà, «risolveremo in altro modo» la questione, anche se la priorità per l’amministrazione Trump sarà la ricerca di qualsiasi forma di diplomazia prima di vagliare strade «alternative».
Secondo David Petraeus, ex direttore della Cia e presidente del Kkr Global Institute, l’Iran starebbe per «cedere» sulla questione dello Stretto di Hormuz. Petraeus ha affermato alla Cnbc che a Teheran non deve essere concessa alcuna possibilità di controllare il traffico, imporre pedaggi o minacciare una futura chiusura.
Tra le questioni da affrontare, ha proseguito poi l’esperto, ci sono il programma nucleare di Teheran e il suo finanziamento ai proxy come Hezbollah.
Il portavoce del ministro degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha ribadito che non ci sono «garanzie» che gli Stati Uniti onoreranno i loro impegni in un potenziale accordo, aggiungendo che a Teheran non importano le «minacce».
Di qui l’accusa di Teheran secondo cui Tel Aviv starebbe facendo di tutto per «compromettere» i negoziati: «Le entità sioniste stanno facendo del loro meglio per minare l’accordo e ci aspettiamo delle azioni da parte di Israele», ha detto Baghaei, aggiungendo che «quei Paesi che invocano la guerra e le ostilità, comprese le entità sioniste, hanno un’ampia risonanza mediatica e potrebbero avere un impatto sui funzionari statunitensi».
Nonostante siano state raggiunte molte conclusioni sui vari argomenti, ha proseguito il portavoce, «ciò non significa che siano vicini alla firma di un accordo». Se questo venisse formalizzato «alcuni dettagli del memorandum e altri argomenti, tra cui la questione nucleare, sarebbero oggetto di negoziazione in un periodo di 60 giorni».
Due navi cisterna hanno lasciato lo Stretto di Hormuz, dirette in Pakistan e Cina. Lo riferiscono i dati di Kpler e Lseg, secondo i quali la nave metaniera Fuwairit, registrata alle Bahamas, dopo aver attraversato lo stretto dovrebbe scaricare il suo carico in Pakistan entro domani. La nave aveva assunto il suo carico presso il terminal di Ras Laffan in Qatar lo scorso marzo. Anche una seconda nave cisterna, la Al Rayyan, ha lasciato lo Stretto di Hormuz ed è previsto che arrivi in Cina il 27 giugno. (riproduzione riservata)