L’Iran alza nuovamente la tensione con gli Stati Uniti e minaccia conseguenze dirette sul mercato energetico globale. Il quartier generale centrale di Khatam al-Anbiya, l’alto comando militare della Repubblica islamica, ha avvertito che, se Washington dovesse colpire le infrastrutture iraniane, le forze armate di Teheran impediranno «l’esportazione di nemmeno una singola goccia di petrolio» attraverso lo Stretto di Hormuz. Gli Houthi yemeniti attaccano due petroliere saudite che hanno cercato di violare il blocco nel Mar Rosso: sarebbero almeno 9 le navi che hanno fatto dietrofront a Bab-al-Mandab. Il prezzo del Brent è aumentato oltre il 2% prima dell’apertura delle borse europee, superando i 96 dollari.
Un missile statunitense ha colpito una zona costiera vicino alla città di Suza, sull’isola iraniana di Qeshm. Lo riferisce l’agenzia di stampa Tasnim, aggiungendo che le autorità stanno valutando la portata dell'attacco e gli eventuali danni conseguenti. Al momento non sono state segnalate vittime.
La Germania ha annunciato il ritiro di due navi militari schierate nei pressi del Mar Rosso, in attesa di una possibile partecipazione a una missione internazionale per la sicurezza dello Stretto di Hormuz, dopo gli attacchi contro petroliere saudite rivendicati dai ribelli Houthi dello Yemen sostenuti dall'Iran. Il cacciamine Fulda e la nave rifornitrice Mosel erano stati inviati a Gibuti in vista di un’eventuale missione di sminamento nello Stretto di Hormuz, subordinata al raggiungimento di un accordo tra Stati Uniti e Iran. Le due unità saranno ora ridislocate nel Mediterraneo a causa della «situazione politica instabile"»nella regione, ha reso noto il ministero della Difesa tedesco.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato ad Axios che sta seriamente valutando la possibilità di riprendere importanti operazioni militari contro l’Iran, inclusi attacchi di portata maggiore rispetto a quelli condotti durante l’Operazione Epic Fury. «Sto valutando un attacco massiccio. Più grande di qualsiasi altro. Sono vicino a prendere una decisione. Siamo pronti», ha affermato il presidente. Trump ha detto che Israele «si unirebbe in due minuti, se glielo chiedessi», ma ha aggiunto che «non abbiamo bisogno di nessuno» per lanciare una nuova operazione contro l’Iran.
La Camera americana ha approvato un’altra risoluzione che condanna le ostilità in Iran. Con 214 voti a favore e 208 contrari, i deputati hanno dato il via libera alla risoluzione sui poteri di guerra, in quello che è uno schiaffo a Donald Trump.
La risoluzione, presentata dalla deputata democratica dello Stato di Washington Pramila Jayapal, chiede al presidente «di ritirare le Forze armate degli Stati Uniti dalle ostilità contro la Repubblica islamica dell’Iran o qualsiasi parte del suo governo o delle sue forze armate, comprese eventuali forze terrestri impiegate in combattimento o in operazioni di occupazione», salvo un’esplicita autorizzazione del Congresso. Hanno votato a favore anche i deputati repubblicani Tom Barrett (Michigan), Brian Fitzpatrick (Pennsylvania), Warren Davidson (Ohio) e Thomas Massie (Kentucky), rompendo la linea del partito. La camera e il senato hanno già approvato risoluzioni sui poteri di guerra, ma gli attacchi in Iran sono continuati. Il senato voterà nelle prossime ore una sua risoluzione sui poteri di guerra.
L’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha accolto con favore la possibile adesione dell'Arabia Saudita agli Accordi di Abramo. «L’adesione dell’Arabia Saudita agli Accordi di Abramo sarebbe uno storico passo avanti per la pace in Medio Oriente, una pace che si costruisce con la forza», viene riferito nella dichiarazione pubblicata in inglese. Nella nota si legge ancora che «l’azione militare congiunta di Stati Uniti e Israele in Iran contro il regime genocida e il crollo dell'asse del terrorismo iraniano per mano di Israele hanno creato la possibilità di ampliare il cerchio della pace». Lo riporta Ynet.
Il presidente americano, Donald Trump, ha lanciato un avvertimento agli Houti, i ribelli dello Yemen sostenuti dall’Iran che lunedì hanno annunciato un blocco navale contro l’Arabia Saudita nel Mar Rosso e ieri ne hanno preso di mira due navi. Il 'Commander in Chief' avverte che sia gli Houti sia l'Iran subiranno «gravi punizioni militari» se gli Houti stessi rifaranno quanto fatto ieri. In un post su Truth Social, Trump ha scritto: «Un anno fa, gli Stati Uniti d'America hanno attaccato, in maniera molto potente, gli Houthi, per la loro interferenza nel commercio e negli scambi, sparando alle navi. Da allora, e durante il nostro conflitto con l'Iran, hanno agito in modo molto responsabile. Sfortunatamente, ora stanno ricominciando, sparando a due navi saudite la scorsa notte. Prego che questa verità serva a rappresentare che se lo faranno di nuovo, gli Stati Uniti considereranno l’Iran responsabile, dato che gli Houthi sono un surrogato e/o un proxy dell’Iran, e verranno inflitte gravi punizioni militari all'Iran e, naturalmente, agli stessi Houthi, dei quali sono molto deluso, visto che fino ad ora hanno agito in maniera molto professionale e intelligente».
L’accordo fra Stati Uniti e Arabia Saudita per un programma nucleare civile saudita richiede che il regno normalizzi le relazioni con Israele attraverso gli Accordi di Abramo. Lo ha affermato il presidente statunitense, Donald Trump, in un post sul suo social Truth. «L’accordo sul nucleare civile (non ci sarà alcun arricchimento di materiale!) in fase di definizione tra il dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti e l’Arabia Saudita, che riguarda esclusivamente usi non militari come quelli già in vigore in Iran e negli Emirati Arabi Uniti (e in altri Paesi), sarà approvato, ma è totalmente subordinato all’adesione dell’Arabia Saudita agli Accordi di Abramo, molto rispettati e di grande successo», ha scritto Trump. «Gli Stati Uniti non sono contrari agli impianti nucleari civili (non destinati all’arricchimento)», ha aggiunto.
Gli Accordi di Abramo sono una serie di trattati per la normalizzazione delle relazioni diplomatiche ed economiche tra Israele e diverse nazioni arabe a maggioranza musulmana.
Il primo ministro iracheno, Ali Faleh al Zaidi, è partito questa mattina da Baghdad alla volta di Teheran per una visita ufficiale che rappresenta un banco di prova per la politica di equilibrio dell'Iraq tra Stati Uniti e Iran. La missione, la prima nella capitale iraniana dall'insediamento del nuovo governo, arriva pochi giorni dopo il viaggio di Al Zaidi a Washington e nel pieno della nuova escalation militare regionale. L’ufficio del premier ha spiegato che la visita servirà a «esaminare una serie di dossier di interesse comune e rafforzare le relazioni bilaterali». Al Zaidi, accompagnato da una delegazione ministeriale, dovrebbe incontrare il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, dal quale ha ricevuto l'invito, e altri esponenti della leadership di Teheran.
Il prezzo del petrolio Brent è aumentato di oltre il 2% prima dell’apertura delle borse europee, superando i 96 dollari, dopo che i ribelli Houthi in Yemen hanno annunciato un attacco a due petroliere saudite nel Mar Rosso. Il prezzo del greggio di riferimento per il Vecchio Continente ha quindi raggiunto giovedì i 96,47 dollari al barile, il prezzo più alto dall'8 giugno. Nel caso del West Texas Intermediate (Wti), il prezzo al barile ha toccato gli 88,67 dollari, in rialzo del 2,1% rispetto alla chiusura di ieri.
L'alto comando militare iraniano ha promesso di impedire completamente il transito globale di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz qualora gli Stati Uniti dessero seguito alla minaccia di colpire le infrastrutture della Repubblica islamica. «Il presidente criminale, assassino di bambini e canaglia degli Stati Uniti ha minacciato ancora una volta di colpire le infrastrutture nazionali dell'Iran», ha dichiarato il quartier generale centrale di Khatam al-Anbiya. «Si comunica che lo Stretto di Hormuz rimane chiuso. Qualora a una qualsiasi imbarcazione fosse consentito di transitare nello stretto, dovrà farlo esclusivamente attraverso la rotta designata e in conformità con le procedure precedentemente annunciate», si legge nel comunicato. Il comunicato del comando militare prosegue: «Qualora gli Stati Uniti dovessero dare seguito alle loro minacce, le Forze Armate della Repubblica Islamica non permetteranno l'esportazione di nemmeno una singola goccia di petrolio e prenderanno di mira le infrastrutture petrolifere, del gas, elettriche ed economiche della regione».
I prezzi del petrolio sono saliti ai livelli più alti da oltre sei settimane, sostenuti dall'inasprimento del conflitto tra Stati Uniti e Iran e dalle tensioni lungo le principali rotte marittime del Medio Oriente. Il prezzo del Brent è salito del 2 per cento a 96 dollari al barile, dopo aver gia' guadagnato oltre 3 dollari nella seduta precedente, mentre il West Texas Intermediate (Wti) ha raggiunto 88,27 dollari al barile, in rialzo dell’1,7 per cento. A sostenere le quotazioni sono stati il dodicesimo giorno consecutivo di raid statunitensi contro obiettivi iraniani e la minaccia del presidente Donald Trump di colpire infrastrutture iraniane in risposta a eventuali attacchi contro navi nello Stretto di Hormuz.
«Le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti (CentCom) hanno completato un'altra serie di attacchi contro l'Iran per la dodicesima notte consecutiva». Lo scrive il CentCom su X. «Le forze statunitensi hanno colpito obiettivi militari iraniani, tra cui infrastrutture marittime, depositi di missili e droni, siti di sorveglianza costiera e sistemi di difesa aerea. Gli attacchi riducono ulteriormente la capacità dell'Iran di attaccare marittimi civili e navi mercantili». A oggi, il CentCom ha deviato nove navi mercantili e ne ha disabilitata una per impedire alle imbarcazioni di entrare o uscire dai porti iraniani. Oltre 50.000 militari statunitensi sono operativi in tutto il Medio Oriente e rimangono altamente vigili, concentrati, letali e pronti». (riproduzione riservata)