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Luigi Patìmo, country manager Acciona Italia
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Gnl a prova di burrasca, Acciona al lavoro per Snam per proteggere le forniture al sito offhsore di Ravenna

di Angela Zoppo
16 luglio 2026, 21:00 Ultimo aggiornamento: 21:09

Il gruppo spagnolo realizza la diga voluta dal campione italiano delle infrastrutture del gas Le navi potranno operare anche col maltempo. Nel primo semestre 10 carichi da Stati Unit e Africa

Proteggere dal mare grosso uno dei principali punti di ingresso del gas naturale liquefatto in Italia, così da non interrompere il flusso delle navi metaniere cariche di gnl. È l’obiettivo della nuova diga foranea di Ravenna, infrastruttura da oltre 200 milioni di euro che creerà un anello di sicurezza attorno al rigassificatore offshore di Snam (che intanto sta riorganizzando il lbusiness con un riassetto). Come il quasi gemello di Piombino, ha una capacità di circa 5 miliardi di metri cubi l’anno, ma c’è una differenza sostanziale: quello di Ravenna si trova in mare aperto, in un tratto di Adriatico che non facilita le operazioni.

L'impatto della diga sul mercato del gnl

A realizzare la diga su progetto di Snam e dell’Autorità Portuale è Acciona, gruppo spagnolo quotato alla borsa di Madrid. «Con questa barriera di protezione si potrà operare sette giorni su sette senza interruzioni», spiega a MF-Milano Finanza Luigi Patìmo, country manager di Acciona in Italia, dove è anche presidente della Camera di Commercio di Spagna. «Quando ci sono le mareggiate queste navi hanno difficoltà a scaricare il gas nei tempi previsti». La nuova diga consentirà invece di ridurre l’impatto delle condizioni meteo sulle attività del terminale, garantendo maggiore regolarità alle operazioni di approdo. A Ravenna, per dare un ordine di grandezza, solo nel primo trimestre 2026 sono stati rigassificati oltre 630 milioni di metri cubi. I carichi - una decina da gennaio a giugno scorsi - provengono soprattutto dagli Stati Uniti (che stanno diventando i primi fornitori dell’Italia), ma anche da Congo, Trinidad e Tobago, Algeria, Mauritania e Senegal.

Sul piano tecnico l’intervento di Acciona per Snam prevede la realizzazione di 18 cosiddetti «cassoni», grandi manufatti prefabbricati in calcestruzzo armato che formeranno la struttura della diga. «Abbiamo già realizzato i primi tre, che abbiamo stoccato in porto, e stiamo aspettando che il basamento sia pronto per poterli collocare», precisa Patìmo.

I piani di Acciona per mettere in sicurezza i porti

Lo stesso sistema sarà utilizzato anche nella seconda fase della nuova diga foranea di Genova, una delle più importanti opere portuali in corso in Europa. Acciona ha appena firmato il contratto con Rcm Costruzioni. «Parte dei cassoni verrà realizzata a Valencia e trasportata via nave a Genova. Saremo in produzione da ottobre», anticipa il manager. La prima fase della diga ligure vale circa un miliardo di euro, mentre il secondo lotto richiede investimenti per altri 400 milioni. A Valencia è in corso anche l’ampliamento del porto, progetto da circa 700 milioni con la stessa tecnologia.

La particolarità del sistema è soprattutto il modo in cui vengono realizzati questi cassoni. Acciona dispone di due grandi bacini di carenaggio, il Kugira 1 e il Kugira 2, quest’ultimo oggi operativo proprio a Ravenna. Qui gli elementi vengono costruiti, varati, trainati fino al punto di posa e affondati sul fondale. «Siamo una delle poche società al mondo ad avere due bacini di questo tipo», sottolinea Patìmo. «Abbiamo realizzato meno cassoni ma più grandi e in questo modo riusciamo ad accelerare i tempi». La tecnologia sviluppata dal gruppo potrebbe trovare applicazione anche nell’eolico offshore (che secondo stime di settore può sbloccare investimenti per decine di miliardi). I cassoni infatti possono essere adattati per diventare le basi dille turbine installate in mare. «Consentono un risparmio di tempi di esecuzione e maggiore precisione», assicura Patìmo.

Per Acciona, infine, i grandi progetti infrastrutturali passano dalla collaborazione con le imprese italiane. «Lavoriamo sempre in joint venture con società locali. Vogliamo creare un complemento e non una sostituzione», conclude Patìmo. Un modello che il gruppo intende replicare anche nei prossimi cantieri, affiancando le aziende italiane nei progetti che richiedono tecnologie e mezzi altamente specializzati. (riproduzione riservata)



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