Si moltiplicano le società di gestione di fondi che entrano nell’arena degli Etf attivi in Europa. Si tratta di strumenti nei quali il gestore, a differenza degli Etf passivi, può modificare il peso delle azioni che compongono l’indice prescelto. Mentre nei passivi la replica è integrale.
Nell’ultima settimana Jupiter e Schroders hanno debuttato in questo segmento, mentre a fine gennaio era stata Goldman Sachs Asset Management ad annunciare il lancio dei suoi due primi Etf attivi sui mercati dell’area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa) dopo che la società aveva già raddoppiato la propria offerta a gestione attiva negli Stati Uniti nel 2024.
Secondo gli analisti è in atto uno sviluppo significativo degli Etf attivi perché sempre più gestori cercano di contrastare il deflusso dai fondi attivi tradizionali.
Commentando questa dinamica Kenneth Lamont di Morningstar, ha spiegato «Schroders e Jupiter sono gli ultimi gestori di fondi tradizionali a entrare nel mercato europeo degli Etf, e non saranno gli ultimi. Tuttavia, l’impennata dell’offerta di Etf attivi sembra essere più spinta dalla paura di perdere un'opportunità che da un vantaggio reale della struttura dell'Etf, mentre i benefici per gli investitori rimangono modesti».
Lamont inoltre rileva che «il mercato europeo degli Etf attivi ha raddoppiato la sua quota di mercato negli ultimi due anni, offrendo una potenziale ancora di salvezza per i gestori di asset in difficoltà. Sia Jupiter che Schroders, essendo le loro azioni quotate, «hanno affrontato un lungo periodo di calo dei prezzi delle azioni mentre faticano a mantenere i margini di profitto stretti tra le pressioni costanti sulle commissioni e la forte concorrenza dei concorrenti più grandi che arrivano dagli Stati Uniti».
Di conseguenza, per molti gestori, aggiunge l’analista «gli Etf attivi offrono un modo per sfruttare le competenze interne o rimpacchettare le strategie esistenti per attrarre nuovi investitori tramite nuovi canali di distribuzione».
Tuttavia, nonostante la crescita dell’offerta, la domanda in Europa non è altrettanto forte. Negli Stati Uniti, gli Etf attivi hanno prosperato in parte grazie ai vantaggi fiscali rispetto ai fondi comuni tradizionali, un vantaggio che non si estende all'Europa. Secondo le analisi di Morningstar, in Europa le masse degli Etf attivi, con 54,3 miliardi di euro a fine 2024, rimangono inferiori allo 0,5% del totale del mercato dei fondi e degli Etf, mentre gli asset degli Etf passivi ammontavano a 2.014 miliardi, il 15,5%, quelle dei fondi attivi il 70,2% (oltre 9 mila miliardi) e dei fondi passivi 1.779 miliardi, il 13,7%.
La raccolta netta nell’ultimo trimestre 2024 è stata di 69,9 miliardi per gli Etf passivi, di 7m3 miliardi per gli Etf attivi, di 31,9 miliardi per i fondi passivi e di 63,8 miliardi per i fondi attivi. «Il numero di nuovi investitori che preferiscono gli Etf è ancora limitato, mentre le pressioni sui costi sono uguali, se non superiori, anche nel settore degli Etf». Il riferimento è al fatto che per i fondi attivi tradizionali si sta assistendo da tempo a una spinta alla riduzione dei costi che le sgr applicano per via della maggior concorrenza degli Etf passivi.
«I nuovi entranti devono anche affrontare un dilemma legato ai prezzi: fissare commissioni troppo alte potrebbe spingere gli investitori a rivolgersi a concorrenti più economici, mentre stabilire commissioni troppo basse rischia di svalutare o cannibalizzare le strategie esistenti», spiega Lamont.
Nel frattempo «per gli investitori, i vantaggi degli Etf attivi sono marginali. E’ come dire: un vecchio vino in bottiglie nuove. I punti di forza per gli investitori in Etf passivi sono trasparenza, costi e flessibilità, ovvero negoziazioni durante tutto il giorno. Il trasferimento della gestione attiva in un contenitore Etf potrebbe ridurre i benefici dei primi due elementi, mentre l'ultimo non è un grande vantaggio per la maggior parte degli investitori che sono a lungo termine e non si preoccupano, ad esempio, di vendere allo scoperto un fondo», spiega Lamont.
E ancora: «il vero vantaggio principale degli Etf è il fatto che ospitano strategie passive che si sono rivelate molto difficili da battere per i gestori attivi nel lungo periodo in molti mercati. Se la gestione attiva sta sottoperformando in un tradizionale fondo comune di investimento, trasferirla in un Etf probabilmente non cambierà la situazione», conclude Lamont. (riproduzione riservata)