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Gli errori da evitare quando si investe sui Pir

di Carlo Giuro
Milano Finanza - Numero 153 pag. 42 del 03/08/2024

L'investimento in forma rateale può trovare confluenza anche nei piani individuali di risparmio, vale a dire i Pir, che rappresentano una soluzione di investimento che tende a favorire l'incontro tra la ricchezza finanziaria delle famiglie e il finanziamento della economia reale, che nel caso dell'Italia è rappresentato dalla spina dorsale delle piccole e medie imprese, quotate e non.

Sono portatori di un trattamento fiscale agevolato a condizione che siano rispettate alcune limitazioni previste dalla legge con riferimento alla composizione dei portafogli e alla durata dell'investimento. In particolare il beneficio fiscale si concretizza nell'esenzione totale sia dalla tassazione dei redditi derivanti dagli investimenti effettuati (tassa sul capital gain maturato, interessi e dividendi) che dall'imposta di successione.

In una visione internazionale va evidenziato come piani di risparmio a tassazione agevolata, analoghi ai Pir, si riscontrano anche nel Regno Unito (Isa, Investment savings account) e in Svezia (Isk, Investeringssparkonto) dove si è previsto un regime fiscale più mite e semplice per gli investitori al dettaglio che, unitamente a un ambiente più favorevole alla quotazione e alla gestione delle imprese, ha premiato la canalizzazione del risparmio verso investimenti produttivi. Si prevedono in Italia due tipologie di Pir: quelli ordinari e quelli alternativi.

Con riferimento ai Pir ordinari valgono essenzialmente due condizioni volte a garantire che una quota rilevante dei fondi sia investita in società italiane e, in particolare, in società di dimensioni non elevate. Almeno il 70% del piano deve essere investito in strumenti finanziari emessi da società italiane (o europee con stabile organizzazione in Italia) e di questo 70% almeno il 30% deve essere investito in società non incluse nell'indice azionario Ftse Mib (o indici equivalenti) e il 5% in società non incluse nell'indice Ftse Mid Cap (o equivalente).

Su una singola società emittente, inoltre, non può essere investito più del 10% del Pir. È possibile sottoscrivere i Pir solo da parte di persone fisiche residenti in Italia. Anche i minorenni possono essere titolari di un Pir. Per beneficiare dell'esenzione fiscale è previsto un limite all'ammontare massimo di fondi che ogni risparmiatore può investire. Ciascuna persona fisica può essere titolare di un solo Pir nel quale può mettere non più di 40 mila euro all'anno (il minimo è di 500 euro), entro un limite complessivo di 200 mila euro. Le regole impongono al risparmiatore di mantenere l'investimento nel Pir per cinque anni. La vendita anticipata degli strumenti finanziari inclusi nel Pir non comporta la perdita dei benefici fiscali se il ricavato della vendita è reinvestito entro 90 giorni in strumenti finanziari equivalenti.

Per quel che riguarda i Pir alternativi essi contengono una quota più elevata di titoli emessi da società italiane di minore dimensione e negoziati su mercati poco liquidi (ad esempio l'Euronext Growth Milan di Borsa Italiana) o addirittura non quotati in alcun mercato. Almeno il 70% del piano deve essere infatti investito in strumenti finanziari emessi da società italiane (o europee con stabile organizzazione in Italia) non incluse negli indici azionari Ftse Mib, Ftse Mid Cap o equivalenti.

Per questo i limiti massimi di investimento sono molto più alti rispetto ai Pir ordinari: 300 mila euro l'anno per un valore complessivo non superiore a 1,5 milioni. La Banca d'Italia nella sua piattaforma di educazione finanziaria (L'economia per tutti) mette in guardia da alcuni sbagli ricorrenti: «I Pir ordinari sono investimenti poco liquidi e piuttosto rischiosi che devono essere mantenuti per almeno cinque anni. Il principale errore che un piccolo risparmiatore può fare è quello di investirvi somme di cui potrebbe aver urgente bisogno» nell'immediato. «In generale, se si commette l'errore di non rispettare il limite minimo dei cinque anni o le altre regole descritte sopra, i risparmiatori dovranno pagare le imposte ordinarie sui redditi aumentate degli interessi», spiega Palazzo Koch.

Un altro passo falso in cui si può incorrere, aggiunge la Banca d'Italia, «è quello di considerare i Pir alternativi alla stregua di quelli ordinari. I Pir alternativi sono investimenti illiquidi e molto rischiosi, che si rivolgono a soggetti con elevate disponibilità finanziarie, una elevata propensione al rischio e un lungo orizzonte d'investimento». (riproduzione riservata)



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