Ripartono gli acquisti sui titoli AI grazie alla raccolta di SK Hynix a Wall Street, oltre 7 volte l’offerta e l’Asia chiude bene la settimana, venerdì 10 luglio. Alle ore 7:30 italiane, il Nikkei sale dell’1,5% come l’Hang Seng, Shanghai guadagna lo 0,75%, mentre il Kospi balza del 4,6%. In leggero aumento i prezzi del petrolio, il Wti viaggia a 72, il Brent a 76 dollari il barile. I futures sul Nasdaq si muovono in debolezza (-0,2%).
Il rendimento del titolo di Stato giapponese a 10 anni è sceso di circa 10 punti base, al 2,77%, nella seduta di venerdì, allontanandosi dai massimi degli ultimi quasi trent'anni dopo che il ministro delle Finanze, Satsuki Katayama, ha dichiarato che il governo incoraggerà i fondi pensione ad aumentare gli investimenti negli asset finanziari giapponesi.
Le dichiarazioni arrivano dopo che, nelle ultime sedute, i rendimenti dei Jgb erano saliti per le crescenti preoccupazioni legate ai piani di espansione fiscale del Paese e al persistere delle pressioni inflazionistiche. Di recente il governo giapponese ha presentato una bozza di piano che prevede oltre 370.000 miliardi di yen di investimenti pubblici e privati entro l'esercizio 2040 in 17 settori strategici individuati dall'amministrazione della premier Sanae Takaichi.
A sostenere il calo dei rendimenti ha contribuito anche la discesa del prezzo del petrolio, dopo le indiscrezioni secondo cui Stati Uniti e Iran proseguiranno i negoziati di pace nonostante la recente escalation del conflitto. Una prospettiva che ha alleviato le pressioni sull'economia giapponese, fortemente dipendente dalle importazioni di greggio dal Medio Oriente.
A giugno 2026 i prezzi alla produzione in Giappone sono aumentati del 7,1% su base annua, accelerando rispetto al +6,6% rivisto al rialzo di maggio e superando le attese del mercato, ferme al +6,8%.
Si tratta dell'incremento più marcato da marzo 2023, alimentato dalle persistenti pressioni sui costi dovute al rincaro dell'energia, conseguenza delle interruzioni delle catene di approvvigionamento legate alla guerra in Iran.
Le maggiori spinte al rialzo sono arrivate dai prezzi delle apparecchiature per i trasporti, di alimenti e bevande, dei prodotti chimici, del comparto petrolio e carbone, dei macchinari elettrici. Al contrario, i prezzi di ferro e acciaio hanno continuato a diminuire. Su base mensile i prezzi alla produzione sono aumentati dello 0,4%, in rallentamento rispetto al +1,1% rivisto di maggio e registrando l'incremento più contenuto degli ultimi quattro mesi.
Il greggio Wtisi è mantenuto intorno ai 72 dollari al barile nella seduta di venerdì, dopo aver perso circa il 2% nella sessione precedente, in seguito alle notizie secondo cui Stati Uniti e Iran continueranno i negoziati di pace nonostante la recente escalation delle ostilità, che ha interrotto le spedizioni energetiche attraverso lo Stretto di Hormuz.
Nonostante il calo, il Wti statunitense si avvia a chiudere la settimana con un rialzo superiore al 4%, dopo che le forze americane hanno colpito per due giorni consecutivi obiettivi in Iran in risposta ai recenti attacchi contro alcune navi nello Stretto di Hormuz.
Il presidente Usa, Donald Trump, ha espresso dubbi sulla tenuta dell'accordo di pace provvisorio, affermando che l'intesa è ormai superata alla luce della ripresa dei combattimenti. Nel corso della settimana il traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz ha subito un netto rallentamento e i mercati continuano a monitorare se i flussi torneranno alla normalità. Il passaggio strategico resta uno dei principali punti di attrito nei negoziati in corso tra Washington e Teheran. (riproduzione riservata)