L’Italia è il sesto esportatore di farmaci al mondo. Il settore farmaceutico è la prima voce dell’export verso gli Stati Uniti. Negli ultimi dieci anni l’export farmaceutico italiano è cresciuto del 248%, più della media Ue, ferma al 148%. Numeri molto positivi, ma non mancano elementi critici che rischiano di frenare la competitività del settore. Per questo il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, riconfermato al vertice per il terzo mandato, ieri, in occasione dell’Assemblea annuale, ha indicato le quattro priorità su cui agire per evitarlo: payback, politica Usa sui prezzi, revisione del prontuario e tempi di accesso ai farmaci.
Intanto il governo sta lavorando all’approvazione del nuovo Testo Unico della legislazione farmaceutica, ha annunciato la premier Giorgia Meloni nel messaggio inviato durante l’Assemblea in cui ha definito il comparto «strategico non solo per la tutela della salute dei cittadini, ma anche per la crescita economica, la competitività e la sicurezza del Paese». Mentre il ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, rassicurando i partecipanti sul fatto che il rapporto con gli Stati Uniti resterà centrale, ha ricordato che, con 74 miliardi di produzione nel 2025 e oltre 300 mila occupati, l’export del settore ha raggiunto lo scorso anno un valore di oltre 70 miliardi, in crescita di quasi il 30%, e nel primo trimestre 2026 c’è stato un ulteriore aumento del 5%.
«L'industria farmaceutica è un fiore all'occhiello dell'industria italiana che favorisce l'indipendenza e traina l'export», ha aggiunto Tajani sottolineando che «la qualita' italiana è più forte di guerre e dazi». Per l'economia italiana «l'export è fondamentale, pari al 40% del Pil, ma è necessario esplorare nuovi mercati'. In questa direzione l'industria farmaceutica è strategica. «Noi siamo ottenendo dei risultati straordinari - ha continuato Tajani - nonostante i dazi e le guerre: siamo cresciuti lo scorso anno del 3,3% raggiungendo quota 650 miliardi, e continuiamo a crescere in questi primi mesi dell'anno anche grazie alle performance dell'industria farmaceutica'.
Ma «c’è un problema di competitività europea da recuperare, di sovranità tecnologica, di sicurezza delle catene di valore», non ha nascosto il ministro. Il rischio è che a guidare l’innovazione, anche nel farmaceutico, siano oggi Usa e Cina.
La politica della Most Favored Nation (MFN) promossa a maggio 2025 dall’amministrazione statunitense, che punta a riequilibrare il finanziamento dell'innovazione a livello globale richiedendo agli Stati europei di allineare i prezzi a quelli Usa, è «una scelta che sta modificando gli equilibri globali dell'innovazione, inasprendo la competizione tra Stati Uniti, Cina ed Ue. Già nei 10 mesi successivi all'annuncio della MFN, si registra una riduzione del 40% nei lanci di nuovi farmaci nel continente europeo», ha spiegato Cattani. In risposta alla sfida bisogna rivedere il payback farmaceutico (il sistema con cui le aziende farmaceutiche rimborsano al Ssn parte delle spese sostenute), pari nel 2025 a 2,4 miliardi.
Secondo Cattani, «va messo un limite, pari al livello del 2023 (1,6 miliardi) per poi progressivamente superarlo in 3 anni, introducendo un sistema che si basi sulla misurazione del valore delle terapie e si concentri sul costo complessivo della cura e sui costi evitati dai farmaci». Riferendosi alla crescita della spesa farmaceutica Cattani ha poi aggiungo che «è causato da trend demografici e dalla scoperta di nuove soluzioni terapeutiche, è falso che sia fuori controllo».
Bisogna infine ridurre i tempi per l'accesso ai nuovi farmaci: oggi servono 400 giorni per far sì che, dopo l'approvazione Ue, un farmaco venga autorizzato in Italia. Troppi. (riproduzione riservata)