Dall’intelligenza artificiale alle energie alternative, dall’invecchiamento della popolazione alla difesa al metaverso, da qualche anno a questa parte nel mondo degli investimenti è in atto una tendenza ben definita: quando un tema è sulla cresta dell’onda proliferano gli Etf che cercano di cavalcarlo.
Il che ha una sua logica: il principio alla base di un megatrend è che, una volta individuata la forza che sta trainando il cambiamento del mondo (che può essere un’innovazione tecnologica, o una rivoluzione sociale o ambientale), se ci si investe nel modo più diversificato ed economico possibile si dovrebbe arrivare, nel medio-lungo periodo, ad assicurarsi rendimenti elevati.
Il portale JustEtf censisce, per gli investitori europei, un totale di 373 comparti tematici quotati, perlopiù passivi anche se, per sua natura, l’investimento in megatrend si presta alla perfezione anche al fenomeno crescente degli Etf attivi.
I temi rappresentati sono i più svariati: se il cambiamento climatico è senza dubbio il più gettonato, con circa un terzo dei prodotti tematici focalizzati, negli ultimi mesi e anni hanno preso piede l’intelligenza artificiale (14 gli Etf dedicati), le energie pulite (21), la cybersecurity (10). E poi c’è il caso più eclatante e attuale: la difesa, rappresentata da sette Etf di cui solo tre hanno un track record di almeno un anno.
Ma tra i temi si possono trovare anche nicchie più singolari: ben quattro Etf che replicano indici legati ai videogiochi, e perfino due focalizzati sulla gestione dei boschi e delle foreste. Mai come negli Stati Uniti, certo, dove tra gli Etf più singolari di recente sbarcati sul mercato (con alterne fortune) ce n’erano uno sulla cura degli animali domestici, uno sui titoli legati alla colazione, e uno sui megatrend al contrario: tutte le cattive abitudini come alcol, fumo e gioco d’azzardo che di solito sono i primi esclusi dai fondi tematici.
Insomma, lo schema è ormai consolidato: quando un tema è sulla cresta dell’onda, a stretto giro c’è da aspettarsi il corrispettivo prodotto indice tematico che prova fin da subito a intercettare i guadagni di borsa dei titoli coinvolti. Qui però entra in gioco un fattore sostanziale: quale indice replicare? Non è insolito che le case di gestione scelgano di approcciarsi ai megatrend con gli Etf attivi, ma la strada maestra rimane quella dei fondi passivi.
Quello che però spesso accade è che vengano costruiti indici ad hoc proprio per quell’Etf, in cui di fatto la società di gestione (o in alternativa il provider dell’indice) include i titoli che secondo i suoi calcoli e le sue previsioni hanno più chance di ben performare. Si viene pertanto a creare, secondo i più critici dello strumento, una forma di gestione attiva mascherata. Con relativi costi più elevati.
L’intelligenza artificiale è un caso interessante, riportato anche nella tabella in basso. Dei 14 Etf sul tema sono stati inclusi i 12 con masse in gestione disponibili sul sito di JustEtf. L’elemento che salta subito all’occhio è la diversità degli indici: tolti due comparti a gestione attiva, gli altri 10 si basano tutti su benchmark diversi. Risultato: da inizio anno si va da una perdita minima (il 2025 è partito molto male per l’AI in borsa) del 3,82% a una massima del 18,5%. E su un orizzonte di tre anni (solo cinque Etf hanno questo track record) si va da un guadagno massimo del 52% a uno minimo dell’1,54%.
Il tutto con commissioni medie dello 0,45%: certo, nemmeno comparabile all’1,9% medio che Morningstar ha calcolato per i fondi azionari attivi disponibili sul mercato italiano, ma comunque di gran lunga più alto rispetto agli Etf generalisti sul mercato Usa (che partono dallo 0,07%) o su un indice globale (in genere intorno a 0,15-0,2%).
La morale di questo ragionamento è evidente: negli Etf tematici la scelta di un indice piuttosto che un altro, per l’investitore, fa una grande differenza. Per queste ragioni Morningstar, che verso i prodotti d’investimento tematici non ha mai mascherato un certo scetticismo, è arrivata a definirli di fatto come finti passivi. Kenneth Lamont, principal della società di rating e analisi finanziaria, ha scritto in un recente report che «i tematici passivi possono essere considerati attivi, in quanto stanno facendo grandi scommesse contro il mercato generale».
È stata peraltro la stessa Morningstar che, in un report datato giugno 2024, è andata a calcolare il tasso di successo dei comparti tematici in Europa su vari orizzonti temporali. Per ragioni di vastità dei prodotti analizzati e di track record l’analisi mette nello stesso calderone sia i fondi comuni sia gli Etf, ma i risultati sono evidenti: nei primi tre anni dal lancio i tematici tendono a sovraperformare il mercato. Man mano che l’orizzonte temporale si allunga però quelli che battono gli indici globali sono sempre meno, e quelli che sottoperformano vengono chiusi.
Risultato: «Un sorprendente 68% dei fondi presenti in Europa a metà del 2009 era stato chiuso entro la metà del 2024», spiega lo studio, che poi prosegue: «Questo tasso di abbandono ha ridotto drasticamente le possibilità per un investitore di scegliere un fondo vincente durante questo periodo: infatti solo il 5% dei fondi è sopravvissuto e ha sovraperformato le azioni globali nel periodo considerato». Un fattore che Morningstar spiega anche con le commissioni che erodono il rendimento di lungo periodo: «Sia i fondi azionari tematici europei attivi che quelli passivi applicano commissioni di gestione più elevate rispetto ai loro omologhi non tematici», si legge nello studio.
C’è un ultimo elemento che va considerato con grande attenzione quando si opta per un Etf (o più in generale un comparto) tematico: il tempismo di ingresso. In genere, come già accennato, questi prodotti vengono immessi sul mercato quando l’attenzione sul tema è più elevata, ed è possibile quindi che i titoli collegati stiano già correndo e abbiano valutazioni elevate (l’AI o la difesa sono due casi interessanti).
Questo porta molti investitori, specialmente il retail a cui gli investimenti tematici sono dichiaratamente dedicati, a entrare quando il mercato è già salito, per poi liquidare le posizioni quando la volatilità sale. Ancora Morningstar ha calcolato questo effetto in un report dal titolo The big shortfall (Il grande divario). In sostanza, «nei cinque anni tra 2018 e 2023 i fondi tematici hanno registrato un rendimento totale del 7,3%, mentre gli investitori hanno guadagnato solo il 2,4%». Un divario di quasi 5 punti, contro il mezzo punto di scarto registrato sui non tematici.
In definitiva i temi non vanno bocciati a prescindere, ma maneggiati con cura. Lo spiega a MF-Milano Finanza Salvatore Catalano, head of sales Italy di VanEck, società di gestione molto focalizzata sull’investimento tematico. «Accanto a un nucleo di grandi indici globali si può affiancare una parte satellite dedicata a investimenti tematici». Esporsi a un tema, prosegue il money manager, «consente non solo di diversificare ulteriormente, ma anche di investire in linee coerenti con la propria visione o sensibilità». Quanto al paradosso gli indici, evidenzia Catalano, «affidarsi al solo nome di un Etf può essere fuorviante: è essenziale analizzare l’indice sottostante per comprenderne la reale esposizione: ad esempio, in VanEck adottiamo un approccio puro, selezionando solo società che generano almeno il 50% del loro fatturato dal tema di riferimento».
Quale può essere un’alternativa agli Etf tematici? Simone Rosti, responsabile per l’Italia e Sud Europa di Vanguard (il colosso dell’asset managment passivo non offre un’offerta tematica), propone la soluzione all’apparenza più banale possibile. «Il modo più efficace per accedere ai temi più performanti su periodi più lunghi è quello di non cercare l’ago nel pagliaio, ma comprare il pagliaio». Che significa avere un approccio di questo tipo? In buona sostanza, esporsi il più possibile a indici ampi e diversificati che, evidenzia Rosti, «offrono la possibilità di essere esposti a settori diversi il cui peso varia proporzionalmente in base alla rispettiva crescita - o contrazione - nell’ambito dell’universo investibile, senza richiedere loro di analizzare accuratamente i trend o di familiarizzare con le numerose e specifiche metodologie di costruzione degli indici tematici». Anche perché, conclude il money manager, secondo le evidenze «la chiave per ottenere risultati soddisfacenti con i tematici è quella di indovinare il giusto timing: anche se alcuni temi potrebbero andare bene nell’arco di un certo periodo, quali garanzie ci sono di ottenere una performance positiva costante?». (riproduzione riservata)