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Etf: copia e incolla fisico, sintetico o ibrido? Ecco chi ricalca meglio gli indici
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Etf: copia e incolla fisico, sintetico o ibrido? Ecco chi ricalca meglio gli indici

12 settembre 2025, 20:00

Accanto alla classica replica fisica, l’11% adotta quella sintetica e l’ultima novità è l’ibrida. L’obiettivo è lo stesso: rendere il fondo il più possibile fedele ai rendimenti del suo indice. Ma con rischi molto diversi  

Stesso indice di riferimento (e a volte anche nome molto simile) ma un motore differente per ricopiarne i rendimenti. Due casi su tutti: l’Etf Msci All Country World di Spdr, uno dei più grandi al mondo per masse nella categoria azionari globali, è a replica fisica. Dal canto suo l’Etf Amundi Msci All Country World di Amundi è a replica sintetica. Quando sono arrivati nel 2000 in Europa, gli Etf erano semplici prodotti che investivano nei titoli dell’indice seguito, quindi adottavano la replica fisica, che ancora oggi è quella utilizzata in prevalenza dai prodotti sul mercato, l’89%. Poi negli anni più recenti si è aggiunta la strategia sintetica, una tecnica sofisticata per agganciarsi al benchmark che fa uso di derivati, oggi l’11% è di questo tipo. E a fine 2024 è arrivato il modello ibrido: una combinazione tra le due precedenti. In tutti e tre i casi l’emittente dell’Etf punta a ridurre la distanza dalla performance dell’indice che segue. Ma con rischi molto diversi che il risparmiatore dovrebbe conoscere prima della sottoscrizione.

Replica fisica 

Con questa modalità l’Etf cerca di ricalcare la performance di un indice acquistando direttamente i titoli che lo compongono. Può essere realizzata sia attraverso una replica completa, ovvero comprando esattamente tutti i nomi dell’indice, o a campione investendo in un sottoinsieme rappresentativo di titoli che segue statisticamente la performance dell'indice (questa tecnica è usata ad esempio nel caso in cui il benchmark è composto da azioni o bond a piccola capitalizzazione o poco liquidi). «Per anni mi sono considerato un purista della replica fisica perché», spiega Lorenzo DeMaria, country manager Italia di JustEtf, «offre agli investitori una sensazione di sicurezza. Si acquistano, infatti, i titoli che fanno parte dell'indice, uno per uno. Si tratta di una metodologia trasparente che riduce al minimo il rischio di controparte», proprio perché comporta la proprietà dei titoli.

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Inoltre la replica fisica è nota per il suo elevato grado di accuratezza nel tracciamento della performance dell’indice proprio perché l’Etf detiene gli stessi titoli nelle stesse proporzioni. «Tuttavia, va considerato che applicarla a indici più complessi o a mercati meno liquidi può portare a un maggiore tracking error (non aderenza all’indice, ndr)», avverte DeMaria. Tra gli altri punti di debolezza ci sono costi più elevati: ovvero quelli associati all'acquisto e alla gestione di un gran numero di titoli (di transazione, commissioni di custodia e oltre alle possibili imposte sulle transazioni finanziarie). Gli Etf che utilizzano l'approccio a campionamento cercano di ridurre questi costi.

Replica sintetica

Rappresenta un metodo indiretto per replicare la performance dell'indice. Invece di acquistare direttamente i titoli, l'Etf utilizza strumenti finanziari derivati come gli swap o i future tramite un accordo che l’emittente conclude con una o più banche di investimento. Quindi in questo modo si risparmiano le commissioni di transazione della compravendita di titoli. E il fondo può esporsi a mercati o asset class che possono essere complessi o costosi da raggiungere direttamente, come le materie prime. Inoltre la natura propria dei derivati permette di avere un tracciamento molto preciso dell’indice. C’è poi il capitolo fiscale tra i punti di forza. «Un chiaro esempio è la possibilità di aggirare, in alcuni mercati, la ritenuta fiscale sui dividendi. Un vantaggio che si traduce in un rendimento netto più elevato per l'investitore, specialmente in mercati come quello statunitense, che oggi rappresenta circa il 70% di un Etf globale», aggiunge DeMaria. Non a caso Xtrackers ha appena lanciato tre Etf sintetici su altrettanti indici americani (S&P 500, S&P 500 Equal Weight e Nasdaq 100).

D'altro canto, prosegue DeMaria, «la replica sintetica è spesso vista con timore e scetticismo, soprattutto perché è difficile comprenderne appieno il funzionamento, basato sull'uso di contratti swap e sull'esposizione al rischio di controparte», ovvero di insolvenza della banca d'investimento che in tal caso non potrà più fornire la performance dell'indice all'Etf. Per proteggere gli investitori in Etf, l'Ue ha stabilito requisiti molto severi per gli Etf swap regolamentati. «Per cui quello di controparte è un rischio che, nella pratica, è stato quasi del tutto mitigato dalle normative attuali, che impongono l'uso di collaterali liquidi che spesso coprono anche più del 100% del valore del fondo, anche se la legge, per precisione, richiede una copertura di almeno il 90%», sottolinea DeMaria.Tra gli altri punti di debolezza della replica sintetica ci sono le commissioni dei derivati che possono avere un impatto sui rendimenti dell’Etf soprattutto se le condizioni di mercato cambiano. E infine l’utilizzo di swap o future comporta per l’investitore una trasparenza inferiore rispetto alla replica fisica.

Il modello ibrido

Il mercato si sta muovendo verso una fusione dei due approcci, cercando di cogliere i punti di forza di entrambi. «La replica ibrida ne è la prova, poiché unisce la solidità e la trasparenza della replica fisica con l’efficienza, sia strutturale sia fiscale, di quella sintetica. In questo modo, offre agli investitori uno strumento che, sulla carta, può ottenere risultati leggermente superiori al mercato e ciò non dipende dalle abilità del gestore, ma da motivi strutturali e dalla stessa costruzione dell’Etf», spiega DeMaria. Gli Etf di questo tipo detengono direttamente una parte dei titoli effettivi dell'indice per alcune esposizioni e utilizzano derivati per altre, in modo dinamico nel tempo. Una flessibilità che consente ai gestori di adeguare le strategie di replica al variare delle condizioni di mercato.

L'uso di derivati può anche migliorare la precisioni di tracciamento dell’indice. E intanto la detenzione di alcuni titoli fisici diminuisce il rischio di controparte rispetto a un Etf completamente sintetico, mentre l'uso di swap può ridurre il costo complessivo e migliorare la liquidità, rispetto alla replica fisica completa, soprattutto nei mercati, come accennato, in cui alcuni titoli sono costosi o illiquidi.

Allo stesso modo i rischi derivano dal mix delle due metodologie. Quindi una maggiore complessità di gestione di portafoglio rispetto all’uso di un unico modello perché il bilanciamento delle due componenti richiede strategie operative sofisticate. Poi, anche se attenuati rispetto alla replica sintetica, bisogna considerare i due aspetti che la parte sintetica porta con sè nel portafoglio ibrido: una minore trasparenza e un'esposizione al rischio di controparte. Ad oggi, solo un Etf azionario in Europa ha adottato questa struttura: si tratta dell’azionario globale Scalable Msci World Xtrackers Ucits Etf, lanciato il 13 dicembre 2024 e quotato su Borsa Italiana dal 17 febbraio scorso (con commissioni azzerate fino al 10 dicembre, poi 0,17% annuo). L’Etf può essere acquistato tramite Scalable Broker senza commissioni sugli ordini, anche con piani di accumulo ricorrenti a partire da un euro senza spese di esecuzione.

Rendimenti a confronto

Per questo nella tabella in pagina sono state messe a confronto le performance dall’avvio e a sei mesi di questo Etf con altri tre prodotti della stessa categoria degli azionari globali, due a replica fisica e uno a replica sintetica. L’Etf di Scalable Capital (gruppo che ha appena ricevuto la licenza bancaria dalla Bce) punta a superare il benchmark non con scommesse attive ma attraverso un approccio ibrido: la maggior parte dei mercati che compongono l’indice sono replicati fisicamente, ma in alcuni mercati il gruppo ha scelto la replica sintetica per alcuni motivi.

«Negli Stati Uniti la replica sintetica consente una ottimizzazione fiscale sui dividendi perché in questo caso l’uso di swap per investire in un indice consente di non pagare la trattenuta alla fonte del 15%», spiega Alessandro Saldutti, country manager Italia di Scalable Italia, «invece in altri mercati, come le A-Shares cinesi, la replica sintetica risolve un altro problema: l’accesso diretto è limitato, poco liquido e complesso da gestire».

Il lancio del Msci World Xtrackers Ucits Etf, «strumento diversificato che offre accesso a oltre 2.600 società di grandi e medie dimensioni di 47 mercati, anche emergenti, a livello globale, è solo il primo passo di una strategia più ampia di Scalable», spiega Saldutti. «L’idea è interessante, ma sarà il tempo a dimostrare se questa unione potrà davvero fare la forza», conclude DeMaria. (riproduzione riservata)



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