Costi ridotti, diversificazione, facilità di negoziazione e trasparenza. Tutte caratteristiche che hanno portato gli Etf a imporsi sul mercato come la vera alternativa (se non proprio la prima scelta) rispetto ai tradizionali fondi comuni attivi.
Sostenuti dalla corsa degli indici di mercato e dalla volontà delle case di gestione di esplorare nuove frontiere (come quella delle strategie tematiche) questi prodotti di risparmio gestito hanno continuato a prosperare, fino ad arrivare a un traguardo storico: secondo quanto riportato da Bloomberg, che cita dati Morningstar, per la prima volta nella storia negli Stati Uniti ci sono più Etf che azioni quotate.
Grazie al ritmo frenetico delle nuove emissioni, oggi esistono negli Usa oltre 4.300 fondi negoziati in borsa, mentre le azioni si aggirano intorno a quota 4.200. Gli Etf rappresentano circa un quarto dell’intero universo degli strumenti di investimento, in crescita dal 9% rispetto a dieci anni fa, secondo i dati dell’Investment Company Institute.
Quest’anno, prosegue l’analisi di Bloomberg, gli emittenti sono stati più attivi che mai, con oltre 640 nuovi Etf lanciati, un ritmo da record: circa quattro fondi quotati al giorno. Solo nel mese di giugno ci sono stati 108 nuovi ingressi, un massimo storico per un singolo mese.
La proliferazione dell’offerta è di base un elemento positivo: sempre più investitori – anche retail – hanno accesso a strumenti a basso costo, che permettono di presidiare sia gli indici di mercato vasti e diversificati (come l’Msci World o l’S&P 500) sia zone altrimenti difficili da raggiungere, come alcuni mercati emergenti e di frontiera o nicchie tematiche e settoriali.
Nel mercato europeo ci sono oggi 2.646 fondi-indice, secondo quanto censito dal portale specializzato JustEtf: solo quest’anno a Piazza Affari ne sono già stati quotati più di 150, con un’importante proliferazione degli Etf attivi, prodotti ibridi quotati in borsa – come normali Etf – ma gestiti attivamente da uno stock picker.
Al contempo, Bloomberg lancia l’allarme: la varietà ha certamente contribuito a ridurre i costi e la pressione fiscale per gli investitori, ma al tempo stesso ha reso la scelta più complicata. «Districarsi tra pagine e pagine di Etf può essere un compito scoraggiante», sottolinea l’articolo.
Il mercato degli Etf, avvertono i critici, è diventato così saturo e complesso che ormai ci sono migliaia di ticker (codice identificativo) simili e strategie quasi identiche, molte delle quali non riescono a decollare e finiscono per essere chiuse.
Inoltre, la proliferazione degli Etf tematici ha generato un paradosso: una serie di fondi-indice che cavalcano gli argomenti più bizzarri dell’attualità e dei social network, senza nessuna aderenza con vere tendenze di mercato.
Negli Stati Uniti questo fenomeno è quanto mai esasperato: gli investitori retail possono trovare (o potevano, se sono stati chiusi a causa delle magre performance) Etf sulla prima colazione, sulla cura degli animali domestici, sulle cattive abitudini (come il tabacco e il gioco d’azzardo) e perfino sui comportamenti giudicati «woke». «È difficile capire se si stia investendo in qualcosa di significativo per il lungo termine o se si stia semplicemente completando un quiz online di Buzzfeed», spiega Douglas Boneparth, a capo della società di gestione Bone Fide Wealth.
Un po’ come in Europa, anche negli Stati Uniti una buona fetta dei nuovi lanci riguarda strategie a gestione attiva. Ma a fianco a questi prodotti e a quelli più generalisti gli scettici stanno vedendo anche l’ascesa di una serie di strategie troppo complesse, che rischiano di fare molto male a investitori poco evoluti.
Per differenziarsi sempre più e giustificare commissioni più elevate, lamentano i critici, alcune società hanno lanciato fondi molto rischiosi come gli Etf a leva, inversi o legati a un singolo titolo, che molti investitori retail fanno fatica a comprendere e usare in modo consapevole. (riproduzione riservata)