È il dicembre del 2014 quando Giorgio Napolitano annuncia di voler lasciare il Quirinale. La notizia scuote l’intero sistema politico e istituzionale perché il Capo dello Stato era stato appena rieletto sul Colle più alto, innovando una consuetudine che non aveva mai visto un bis del Presidente della Repubblica. Ma si sa che le tradizioni sono fatte per essere interrotte ad un certo punto della storia e così accade.
Un anno prima, sempre a proposito di tradizioni questa volta plurisecolari, si era consumato un altro fatto clamoroso: le dimissioni di Papa Ratzinger, che aveva lasciato il soglio di Pietro al gesuita José Mario Bergoglio per restare semplicemente, ma per la prima volta, pontefice emerito.
In questo clima di generale eccezionalità con la cronaca che si fa storia, in un piccolo paesino sulle montagne venete i cittadini di Agordo mostrano invece di avere le idee molto chiare e legate alla loro solida tradizione di montanari. E per proporre un sostituto di Napolitano, prima che Matteo Renzi promuovesse la figura di Sergio Mattarella, stendono uno striscione che recita semplicemente: Leonardo Del Vecchio Presidente della Repubblica.
L’inventore della fabbrica più bella del mondo per chi ci lavora, il creatore della multinazionale che tutti vorrebbero guidare, è partito dal nulla appena uscito dal Martinitt e, pur essendo diventato miliardario e noto in tutto il mondo, mantiene la sua proverbiale discrezione. Anche di fronte ad una tale investitura, che ovviamente non sarebbe finita nell’urna dello scrutinio segreto in Parlamento, spiega così la riconoscenza dei suoi dipendenti: «quando gli operai sono venuti a lavorare si sono affezionati subito. In questo senso ho trovato molta disponibilità, molto attaccamento alla fabbrica. Inizialmente entravano con una certa circospezione e con poco interesse, però riuscivano in breve a integrarsi».
Il ricordo regalato a Tommaso Ebhardt, che ne ha curato la biografia, racconta perfettamente il rapporto che Del Vecchio ha avuto con il suo lavoro, con la sua azienda e in fondo con la vita. E giustifica il sentimento che si cela dietro quello striscione. Un sentimento che ha provato fin dal 1974 quando fece la sua prima acquisizione importante, la Scarrone, distributrice della Luxottica in Italia, piccolo grande passo verso quella che sarebbe stata la cifra del suo essere imprenditore: non dipendere da nessuno. E l’indipendenza la dimostra andando avanti nei decenni con altri colpi molto più importanti, messi a segno sempre in anni importanti per l’Italia.
Nel 1999, anno dell’avvio dell’Unione Monetaria, compra la storica marca americana, i Ray-Ban, un pezzo di bandiera a stelle e strisce che almeno un americano su due ha inforcato sul naso. Nel 2017 compra Essilor creando il gigante Essilux, il connubio lenti-montatura, idea semplice come bere un bicchiere d’acqua, difficile da realizzare come una scalata dell’Everest senza bombole d’ossigeno. Diventa ancora più integrato, prima di fare il salto finale con l’accordo con Facebook-Meta, che ha condotto oggi la sua azienda ad un passo dalla sperimentazione in Europa degli occhiali ad Intelligenza Artificiale, mentre negli Stati Uniti, per motivi legislativi già si possono acquistare. Il New York Times ci ha fatto una prova allo zoom e l’AI montatura ha riconosciuto nove animali su dieci. Si arriverà a ridare una luce a chi è privo di vista e a toccare magari i 100 miliardi di capitalizzazione come sognava Leonardo.
Silenzioso, operoso, intuitivo, velocissimo nelle soluzioni, tanto da far dire al suo delfino Francesco Milleri «99 volte su 100 aveva ragione Leonardo e io col mio 1% devo ancora capire perché», Del Vecchio ha ben poco da raccontare, per lui parlano i numeri e un concetto che esprime solo un paio di volte: la mia famiglia è l’azienda. E prima la sua famiglia era il collegio. Tutto si tiene. Le poche pillole su come intende la vita (complessa e piena di figli, che oggi stentano a trovare un accordo sulla sua eredità) le rivela al grande Enzo Biagi, ma non sono epocali. «Preferisco che i miei figli siano soci, le aziende devono essere gestite dal management. I figli devono leggere il valore delle azioni sul giornale».
Non lo sa, ma oltre che la sua filosofia è il suo testamento. Di epocale c’è quello che ha costruito partendo da una bicicletta, come Ennio Doris, come Silvio Berlusconi, e dalla voglia di costruire e affermarsi partendo da zero e finendo per essere, tra le altre cose, il primo azionista di Mediobanca e un socio pesante di Generali, due santuari della finanza italiana.
Mediobanca si stropiccia gli occhi quando legge i risultati del colosso di Agordo. EssilorLuxottica mostra numeri da record. Il mito dell’occhialeria ha superato nel 2023 i 90 miliardi di capitalizzazione, con il titolo che ha raggiunto il massimo storico a 198,38 euro alla borsa di Parigi. Sempre restando italiani, ci tengono a dire i figli, soprattutto Leonardo Maria che lavora a fianco di Francesco Milleri. Nell’anno fiscale 2023 il gruppo italo-francese, guidato appunto da Milleri, ha registrato 25 miliardi di euro di ricavi (+7%), con l’utile netto che ha sfiorato i 3 miliardi (+14%).
«Manteniamo una redditività forte, con un utile netto di gruppo rettificato record di oltre 2,94 miliardi di euro e un free cash flow a 2,4 miliardi dopo gli importanti investimenti in ambito produttivo, nel digitale e nelle tecnologie di Ai», hanno raccontato Milleri e Paul du Saillant, rispettivamente presidente e ceo del colosso fondato da Leonardo Del Vecchio e viceamministratore delegato.
I due andranno avanti ancora parecchio d’amore e d’accordo, giurano nel headquarter milanese a due passi da piazza Cadorna, smentendo le voci di possibili rotture future dovute ai francesi.Come il patron Leonardo, anche Milleri è di ben poche parole. Le sue idee le ha però molto chiare, soprattutto in finanza, dove crede, ad esempio, che Piazzetta Cuccia sia ben gestita ma possa fare di più nell’allargare il bacino d’azione, svolta che da tempo attende con maggiore preoccupazione da Generali, che a suo dire imbrocca pochi affari di peso.
«Faccio poche uscite, ma a Brunello Cucinelli non si può dire di no», mi rivela un giorno di primavera scendendo le scale di Villa Aurelia a Roma durante la presentazione di una nuova collezione di occhiali griffati. Perché tutto questo silenzio, in fondo siete un’azienda molto innovativa, viene spontaneo chiedergli. La risposta è quella che avrebbe potuto dare Leonardo, che invitava a parlare dell’azienda, in una evidente immedesimazione uomo-fabbrica. «Parliamo poco e facciamo molto, come era abituato a fare il fondatore Leonardo. Per noi parlano i fatti. E poi siamo di fatto una public company, Delfin dell'azienda ha solo il 32,5%». Punto.
E la quotazione a Milano? «Il dual listing per Essilux non ha grande senso per noi, perché va bene stare a Parigi, d'altronde Parigi è già dentro Euronext che poi è una borsa confederata e non federata». Ma non esclude un nuovo approdo a Piazza Affari, ci fossero meno carte e vincoli forse sarebbe fatta. Milleri nutre anche un sentimento quasi sconosciuto nella nostra società: una grande riconoscenza nei confronti del fondatore, che rasenta la mitizzazione.
«Ho avuto il privilegio di avere la sua stima, la sua fiducia e soprattutto il suo affetto. Dalla sua scomparsa il valore dell'azienda è aumentato del 50% e oltre 30 miliardi di valore e Delfin da giugno 2022 è passata da 25 a 40 miliardi di valore. Questo credo sia il modo migliore di ricambiarlo e renderlo orgoglioso del nostro lavoro insieme», si confida.
E’ chiaro che parlargli di Leonardo è il modo di farlo aprire, come sanno i dipendenti: «Quella di Leonardo Del Vecchio è stata una storia straordinaria che lui ha vissuto con estrema semplicità e modestia. In meno di 60 anni ha rivoluzionato il settore, trasformando un dispositivo medico in un accessorio di moda desiderato e desiderabile. È stato il primo ad intuire che le dimensioni dell’azienda sarebbero state fondamentali in un mondo globalizzato e in continua evoluzione. Governare la complessità, disegnare nuove organizzazioni e modelli di lavoro, rendere semplici e veloci le decisioni, liberare le sinergie e integrare diverse realtà nel rispetto di tanti business diversi, avvicinando le persone e mettendole al centro di ogni strategia. Questo è il sogno che ha portato avanti per una vita intera».
Un sogno che continua adesso con l’Intelligenza Artificiale. Milleri lo sa bene. «Quando se ne è andato, Leonardo aveva ancora molti progetti, idee e coraggio. Ho avuto il privilegio di condividere molte di quelle idee in vita, sempre in equilibrio tra il desiderio di progettare il futuro e l’urgenza di vederlo subito realizzato. Basti pensare agli smart glasses, l’ultima innovazione che ha avuto modo di vedere sul mercato, e che immaginava come una porta d’accesso a nuovi mondi e a infinite possibilità. Sono certo sarebbe stato orgoglioso dei risultati ottenuti fin qui: il digitale, la tecnologia, i negozi, i giovani. Un’azienda in cui gli occhiali sono solo una parte, bellissima, di ciò che facciamo».
Oggi Luxottica produce materie prime, semilavorati, energia rinnovabile, packaging sostenibile, sistemi software, strumentazione diagnostica d’avanguardia. «Investiamo in modo importante sull’AI ma anche contenuti e soluzioni digitali, servizi, consulenza e conoscenza per tutti gli operatori del settore. Percorriamo questa strada con orgoglio e gratitudine ma soprattutto coltivando il sentimento che ci ha lasciato, ovvero la voglia di fare sempre di più».
Gli racconto che Giuliano Amato sostiene che Del Vecchio e Ferrero siano stati tra i campioni del genio italiano, Milleri concorda: «Leonardo è stato un genio come Ferrero. Lui ha avuto poi l'intuizione di variare anche la sua produzione». I due geni di un’Italia che non c’è più avevano però una cosa in comune, il barbiere: a Montecarlo. Un vezzo che non intacca il mito dell’inventore della fabbrica geniale che aveva poco da dire e molto da fare. Lavorare non stanca. (riproduzione riservata)