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John Elkann
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Eredità Agnelli, ora John Elkann rischia il rinvio a giudizio: respinta la messa in prova

11 febbraio 2026, 12:05 Ultimo aggiornamento: 21:43

La gip di Torino respinge il rito alternativo dopo l’imputazione coatta per frode fiscale. Atti ai pm: verso la richiesta di rinvio a giudizio anche per Ferrero

Si complica il percorso giudiziario di John Elkann nell’ambito dell’inchiesta sull’eredità Agnelli. La gip di Torino ha respinto la richiesta di messa alla prova per l’ad di Exor e presidente di Stellantis e Ferrari, facendo così tornare gli atti alla Procura. Si apre ora la strada alla richiesta di rinvio a giudizio.

La decisione è arrivata al termine dell’udienza fissata per valutare l’accesso al rito alternativo concordato con i pm subalpini. La messa alla prova - che avrebbe comportato per Elkann un’attività di tutor nelle scuole salesiane di Torino - rappresentava la soluzione individuata per evitare il processo e una possibile condanna. L’istituto, infatti, in caso di esito positivo, estingue il reato.

Elkann aveva versato 183 milioni al Fisco

L’accordo con la Procura era maturato dopo il versamento di 183 milioni di euro al Fisco, nell’ambito della contestazione per truffa ai danni dello Stato legata alla gestione dell’eredità dell’Avvocato. Tuttavia, il quadro si era ulteriormente complicato all’inizio dell’anno, quando un altro gip del Tribunale di Torino aveva disposto l’imputazione coatta per dichiarazione dei redditi fraudolenta nei confronti dello stesso Elkann e del coindagato Gianluca Ferrero, storico commercialista della famiglia.

L’emersione di questo ulteriore capo d’accusa aveva già reso impraticabile il patteggiamento richiesto da Ferrero, respinto il 21 gennaio scorso dalla gip Giovanna De Maria. Una scelta che, di fatto, ha trovato ora un seguito anche nella posizione di Elkann. Con il rigetto della messa alla prova, il procedimento torna dunque nelle mani della Procura, che si prepara a formulare la richiesta di rinvio a giudizio per entrambi gli indagati.

Elkann ora rischia di andare a processo

Il nodo centrale resta la presunta gestione fiscale dell’eredità Agnelli e le modalità con cui sarebbero state presentate le dichiarazioni, contestate dagli inquirenti. Per Elkann, il mancato accesso al rito alternativo segna un passaggio cruciale: senza strumenti deflattivi, il procedimento si avvia verso la fase dibattimentale. Sul piano societario, la vicenda giudiziaria coinvolge una delle figure apicali del capitalismo italiano, alla guida di Exor e presidente di Stellantis. L’eventuale apertura del processo potrebbe avere riflessi anche reputazionali, pur restando separata dalle dinamiche industriali e finanziarie dei gruppi controllati.

Nei prossimi giorni la Procura torinese dovrebbe formalizzare le proprie richieste. Se verrà chiesto e disposto il rinvio a giudizio, Elkann e Ferrero dovranno affrontare il processo davanti al Tribunale di Torino, con l’accusa di reati fiscali legati alla complessa partita ereditaria della famiglia Agnelli.

Gli avvocati di John: non ha fatto nulla e lo dimostreremo

A commentare la decisione sono stati i legali di Elkann, Paolo Siniscalchi e Federico Cecconi. «È stata rigettata l’istanza di messa alla prova e, d’altra parte, avevamo sinceramente perso interesse a questa richiesta, visto la frammentazione che si era creata del quadro processuale. È una decisione che per noi non cambia nulla. Ora gli atti saranno restituiti al pubblico ministero, che dovrà notificarci l’avviso di chiusura delle indagini ex articolo 415 bis, e poi andremo avanti nel merito, dimostrando che John Elkann non ha fatto nulla».

Sull’eventuale rischio prescrizione, i difensori hanno precisato: «Non facciamo calcoli di prescrizione, difendiamo una persona che non ha fatto niente». Quanto alla possibile presenza in aula in caso di rinvio a giudizio, «è una valutazione che svolgeremo nella fase successiva. Per noi è importante ribadire la volontà di dimostrare la totale estraneità ai fatti del nostro assistito». (riproduzione riservata)



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