In un secondo trimestre segnato dalla volatilità del greggio, Vår Energi è riuscita a spuntare prezzi di vendita superiori al benchmark di mercato. La controllata norvegese di Eni (63%) nel periodo aprile-giugno 2026 ha realizzato sul petrolio un prezzo medio di 110 dollari al barile, pari a un premio di 6 dollari rispetto al Dated Brent, il riferimento per il mercato fisico del Mare del Nord. Il dato si confronta con gli 80 dollari del primo trimestre e con i 68 dollari registrati nello stesso periodo del 2025.
Il prezzo medio realizzato dell'intero portafoglio, comprensivo di petrolio, gas e liquidi del gas naturale (Ngl), si è attestato a 101 dollari per barile equivalente, mentre il gas è stato venduto a 91 dollari per barile equivalente, circa un dollaro sopra il prezzo medio di riferimento del mercato spot. I numeri del trading anticipano di qualche giorno quelli finanziari di metà anno, che saranno diffusi il 21 luglio (le stime di Barclays sulle semestrali di Eni e le altre società oil & gas), mentre sul listino prosegue la serie positiva col rialzo del 3% del 13 luglio.
Sul fronte operativo, la produzione del secondo trimestre si è attestata a 376 mila barili equivalenti al giorno, in calo del 7% rispetto ai primi tre mesi dell'anno per effetto delle manutenzioni programmate, ma in aumento del 31% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato comprende 235 mila barili al giorno di petrolio, 123 mila barili equivalenti di gas e 18 mila di Ngl, con un mix produttivo composto per il 67% da petrolio e Ngl e per il restante 33% da gas.
Nel primo semestre la produzione media è stata pari a 391 mila barili equivalenti al giorno, in linea con la guidance annuale, confermata tra 390 e 410 mila barili. La società prevede un'accelerazione nella seconda metà dell'anno grazie al completamento della maggior parte delle manutenzioni programmate e al progressivo contributo dei nuovi pozzi e dei progetti entrati in produzione.
Nel secondo trimestre Vår Energi ha prodotto 34,2 milioni di barili equivalenti, ma ne ha venduti 35,4 milioni. La posizione di overlift, ovvero volumi commercializzati superiori a quelli prodotti, è dovuta alla tempistica dei carichi di greggio. Nel semestre le vendite hanno raggiunto 70,1 milioni di barili equivalenti, a fronte di una produzione di 70,7 milioni. Sul fronte finanziario, la sola anticipazione riguarda il free cash flow, che nel secondo trimestre è stato influenzato da partite fiscali per complessivi 8 miliardi di corone norvegesi, pari a circa 850 milioni di dollari, e dal pagamento del dividendo relativo al primo trimestre, pari a 300 milioni di dollari.
Intanto Eni ha raggiunto un accordo con Bmw Group per il rifornimento delle flotte aziendali in Italia con Hvolution (Hydrotreated Vegetable Oil, olio vegetale idrotrattato), un biocarburante diesel prodotto da Enilive (mentre accelera il piano di investimento nelle bioraffinerie) al 100% da materie prime rinnovabili, che riduce le emissioni di Co2 del 79,5% rispetto al mix fossile di riferimento. Le flotte aziendali Bmw coinvolte nell’iniziativa utilizzeranno Hvo per gli spostamenti in Italia, Germania e Austria, che contano circa 1.700 stazioni di servizio Enilive. (riproduzione riservata)