Dopo cinque anni di stop forzato, Eni riavvia le operazioni nel bacino offshore nord-occidentale della Libia. L’annuncio è arrivato dalla compagnia nazionale Noc, alla ripresa delle attività nell’area contrassegnata come Contract D. Il Cane a sei zampe riparte così da dove aveva lasciato nel 2020, quanto la pandemia di Covid-19 lo aveva costretto a interrompere quelle specifiche attività esplorative. Insieme a Eni c’è Saipem, con l’impianto di perforazione Scarabeo-9: l’obiettivo è raggiungere una profondità di 3.200 metri nel pozzo esplorativo del Blocco 16/4 operata dal gruppo italiano, a circa 95 chilometri dalla costa libica e a 15 dal giacimento di gas di Bahr Es Salam, anch’esso in orbita Eni attraverso la joint venture Mellitah (50% Noc).
L’annuncio arriva mentre Bp, partner di Eni in alcuni dei maggiori progetti del Paese, sta cercando di allungare il passo attraverso accordi separati con Noc.
Per ora la compagnia britannica ha riaperto una sede nel Paese (a luglio 2025) e firmato un memorandum of understanding con Noc per valutare le opportunità di riqualificazione dei giacimenti petroliferi maturi di Sarir e Messla nel bacino libico di Sirte. Si tratta di due tra i più grandi della Libia, scoperti rispettivamente nel 1961 e nel 1971: rimasti orfani di concessioni, sono gestiti direttamente da una sussidiaria di Noc. Bp spera di poter portare alla luce il potenziale esplorativo delle aree adiacenti e di assicurarsi eventuali scoperte di petrolio e gas non convenzionale all'interno del Paese. Il memorandum d’intesa rappresenta perciò una possibile significativa aggiunta al portafoglio libico di Bp, rientrata in Libia nel 2007 con l’Epsa (Exploration and Production Sharing Agreement) che copriva le aree esplorative A e B (onshore) e l’area C (offshore).
Ed è qui che entra in gioco Eni, che nel 2022 ha acquisito una quota del 42,5% e ha assunto la gestione dell’esplorazione dell’Epsa, con Bp che ha mantenuto una partecipazione analoga del 42,5% lasciando il restante 15% alla Libyan Investment Authority. I nuovi equilibri hanno portato alla ripresa delle attività congiunte. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, i due gruppi hanno avviato l’esplorazione in un pozzo dell’area B e nei prossimi mesi passeranno a sondare il primo dell’area offshore.
Ma già si prepara un altro fronte di sfida, questo ben più allargato. Tra gennaio e febbraio 2026, infatti, sono previste le aggiudicazioni delle licenze esplorative messe in palio dal Big Round 2025, che le rimette a gara dopo ben 18 anni. Il processo riguarda 22 blocchi, 11 onshore nei bacini di Ghadames, Murzuq e Sirte, e 11 offshore ancora a Sirte, nel bacino di Sabratha e nella Cirenaica. Si sono iscritti i principali gruppi internazionali, tra cui TotalEnergies, ExxonMobil, Chevron, Repsol, Omv, Sonatrach e gruppi cinesi come Cnpc e Cnooc. Le stime indicano in 91 miliardi di barili di olio equivalente le riserve ancora da scoprire. Noc punta a incrementare la produzione dagli attuali 1,2-1,3 milioni di barili al giorno fino a quota 2 milioni. (riproduzione riservata)