Sorpresa Argentina nei conti di Enel Americas. Il dietrofront dall’exit strategy voluto dalla gestione di Flavio Cattaneo, complice il nuovo contesto di mercato favorito dalla presidenza Milei, trova sostegno nei numeri del primo semestre 2025, che registrano un balzo a due cifre dei ricavi (886 milioni di dollari, +46%) e un ebitda lievitato da 32 milioni a circa 170 milioni di dollari. Di conseguenza, i conti sono tornati in utile per 45 milioni di dollari rispetto alla perdita di 39 milioni del primo semestre 2024.
Per capire l’impatto del nuovo quadro regolatorio sui numeri, l’accordo con il segretariato dell’Energia e con Cammesa (l’ente di gestione del mercato elettrico) per affrontare i debiti commerciali in sospeso nel settore ha avuto un effetto positivo di 99 milioni di dollari sull’ebitda e di 59 milioni sull’utile netto. Inoltre, sono stati approvati, con decorrenza da gennaio 2025, adeguamenti tariffari per le principali società di distribuzione, finalizzati a riflettere parzialmente l’evoluzione dei costi operativi.
Ma per il gruppo italiano, l’Argentina porta anche il peso di un pregresso da sanare e di incognite future. Ed è proprio su questo che si starebbe aprendo un nuovo confronto direttamente con la Casa Rosada, con l’obiettivo di tutelare gli investimenti e di garantire il quadro tariffario e regolatorio.
Ci sono, infatti, questioni ancora da risolvere: soprattutto il destino della concessione per la centrale idroelettrica El Chocón, che resta affidata per il momento in via transitoria a Enel con una proroga fino al 31 dicembre 2025. Enel Americas cita anche il riavvio dei contratti bilaterali di energia e l’obbligo per le società di distribuzione di coprire il 75% dell’energia contrattualizzata. Ma è El Chocón a tenere banco. Il ministero dell’Economia argentino, infatti, ha ufficializzato l’avvio della vendita dell'intero pacchetto azionario di numerose società idroelettriche, compresa El Chocón.
Stando a quanto riporta l’autorevole Global Arbitration Review, Enel potrebbe portare le questioni argentine all’Icsid, l’organismo arbitrale della Banca Mondiale che si occupa delle controversie internazionali relative agli investimenti. Per il momento sarebbe confermato, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, che il gruppo italiano ha inviato non una pre-notifica dell’arbitrato – in quel caso ci sarebbero sei mesi per trovare un accordo prima di avviarlo - ma una lettera con le sue richieste, in un clima di dialogo e collaborazione col governo Milei.
Rispetto alla strada più conciliante percorsa al momento, quella di un arbitrato all’Icsid è perciò l’ipotesi più estrema, anche se c’è chi l’ha intrapresa con successo. Il precedente più ravvicinato riguarda Aes, l’utility statunitense che si è aggiudicata la vittoria il 30 maggio scorso. Il lodo arbitrale Icsid, infatti, ha stabilito che «l’Argentina dovrà pagare, a titolo di risarcimento danni al 31 dicembre 2020, la somma di 715,9 milioni di dollari Usa», a compensazione delle misure che hanno inciso sul dispacciamento e sui prezzi (per circa 313 milioni di dollari ) e misure che hanno inciso sui ricavi trattenuti (403 milioni di dollari)». Ma non va dimenticato che la vittoria è arrivata dopo più di venti anni.
Intanto, il gruppo sta crescendo nelle rinnovabili in Colombia. Il parco solare Guayepo III ha consegnato il primo kilowattora al Sistema nazionale interconnesso, grazie a uno stato di avanzamento dei lavori che ha superato il 76%.
L'entrata in esercizio è stimata per la prima metà del 2026. Guayepo III, con un investimento di quasi 206 milioni di dollari, prevede l’installazione di circa 458mila pannelli solari bifacciali interconnessi: genereranno 548 Gigavattora l’anno, quantitativo in grado di soddisfare il fabbisogno di circa 873mila persone, che saliranno a 1,5 milioni quanto si aggiungerà anche l’altro parco in costruzione, Atlántico. (riproduzione riservata)