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Efpa Italia Meeting: verso i fondamentali con la finanza comportamentale

di Efpa Italia
29 ottobre 2024, 10:07 Ultimo aggiornamento: 14:55

All'evento di Firenze focus sull'applicazione pratica delle teorie di Kahneman con interventi di Ronchetti, Cervellati, De Rita, Bertelli e Legrenzi

Efpa Italia Meeting: verso i fondamentali con la finanza comportamentale
I professionisti del risparmio sono come dei “coach comportamentali” per guidare gli investitori attraverso gli errori cognitivi più diffusi e consentire loro di pianificare correttamente il proprio futuro. È stato un ritorno ai “pilastri” della professione la 15esima edizione di Efpa Italia Meeting, che si è tenuta a Firenze il 3 e 4 ottobre 2024 ed è stata dedicata quest’anno agli insegnamenti di finanza comportamentale prendendo spunto dalle teorie del premio Nobel per l’Economia Daniel Kahneman.

A partire dal titolo, “Wysiati: finanza tra realtà e profezia”, che riprende uno dei suoi principi più celebri, “What You See Is All There Is”, ovvero la tendenza a prendere decisioni soltanto sulla base delle informazioni immediatamente disponibili. «In un contesto molto complesso per la nostra amata attività, abbiamo deciso di ispirarci all’acronimo preferito di Kahneman per tornare a uno dei fondamentali della nostra professione», ha spiegato Nicola Ardente, vicepresidente di Efpa Italia in apertura del convegno.

Agli oltre 900 professionisti riuniti nel Teatro del Maggio Musicale Fiorentino è arrivato anche un messaggio del vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, che ha sottolineato «il ruolo fondamentale che Efpa svolge a vantaggio dell’intero settore» e il compito di primo piano che la finanza ha «nel remunerare il grande risparmio europeo e nel veicolarlo verso investimenti profittevoli a supporto dell’economia reale».

I principi della finanza comportamentale

Al centro della due giorni fiorentina c’è stata anche la presentazione di una ricerca di Finer Finance Explorer, condotta coinvolgendo 5.390 professionisti e 9.160 investitori finali, da cui emerge che il 66% dei professionisti del risparmio conosce i principi della finanza comportamentale, percentuale che sale al 79% tra i certificati Efpa e registra risultati migliori tra donne, giovani, residenti al Nord, laureati e tra chi gestisce portafogli più consistenti.

Solo il 17% degli investitori finali, invece, conosce la finanza comportamentale, con percentuali più alte della media per gli uomini, i “boomer” (i nati fra il 1946 e il 1964), i residenti al Nord, i più istruiti, i multibancarizzati e per coloro che hanno un alto patrimonio. L’applicazione della finanza comportamentale da parte dei professionisti della consulenza è però ancora limitata. La utilizza solo il 34% di chi ha dichiarato di conoscerla e, tra questi, solo un quinto lo fa per indirizzare le scelte di investimento dei clienti; il 79% dice, invece, di applicarla solo nel dialogo con il cliente-risparmiatore.

Un utilizzo limitato che però non intacca l’alto gradimento per la messa in pratica della finanza comportamentale: la giudica molto o abbastanza utile l’81% dei professionisti e il 75% degli investitori, soprattutto perché consente scelte più consapevoli, migliora il dialogo cliente-consulente finanziario e consente di superare le barriere agli investimenti.

Portare a terra la teoria

La ricerca di Finer analizza poi quali sono gli errori cognitivi più diffusi tra gli investitori. In ordine: l’avversione alle perdite, l’effetto gregge (ossia seguire i comportamenti degli altri), l’inerzia, l’ancoraggio alle prime informazioni raccolte senza valutare opzioni diverse, l’eccesso di fiducia nelle proprie capacità e infine l’errore di attribuzione, cioè la tendenza ad assegnare agli altri, e quindi al consulente, la colpa delle scelte andate male.

Interessante notare che i pesi dei diversi errori cognitivi sono diversi sia in base all’entità del patrimonio (c’è una maggiore avversione alle perdite tra chi detiene patrimoni importanti, mentre l’effetto gregge e l’errore di attribuzione ricorrono maggiormente nel mass market) che per genere (fra le donne sono più diffusi i bias dell’inerzia e dell’ancoraggio, meno l’avversione alle perdite), oltre che per età, visto che tra gli under 45 c’è più eccesso di fiducia ed è più diffuso l’effetto gregge.

«C’è una conoscenza abbastanza ampia ma un’applicazione ancora limitata della finanza comportamentale, e quindi ci sono ancora ampi spazi di crescita – ha segnalato Nicola Ronchetti, founder & ceo di Finer Finance Explorer. Soprattutto in una fase come quella attuale, dopo l’annus horribilis 2022 che ha scatenato grande prudenza tra gli investitori, è fondamentale “l’educazione sentimentale”. Ben venga quindi la certificazione Efpa dedicata alla finanza comportamentale».

«Ma come si portano a terra queste teorie?», si è chiesto Enrico Maria Cervellati - founder & ceo di EMC3 Solution, professore di finanza aziendale ed esperto di finanza comportamentale - secondo cui il consulente dovrebbe trasformarsi in una sorta di «coach comportamentale» per l’investitore, insegnandogli non tanto a gestire l’andamento dei mercati quanto piuttosto le proprie reazioni. «Questo approccio personalizzato consente al consulente finanziario di parlare la stessa lingua del cliente – ha sottolineato Cervellati– Per il consulente sapere che a seconda del tipo di investitore dovrà affrontare errori comportamentali diversi lo aiuta a gestire i rapporti. Che è anche il vantaggio competitivo dell’essere umano sulle nuove tecnologie, come l’Intelligenza artificiale».

«Italiani sonnambuli»

Fra le tante riflessioni emerse al Meeting c’è stato anche il punto di vista sempre interessante di Giorgio De Rita, segretario generale del Censis, che ha messo in evidenza il «sonnambulismo» degli italiani. «Siamo sonnambuli perché guardiamo alla realtà e non ci rendiamo conto di ciò che ci sta succedendo», ha spiegato, segnalando che questo accade per argomenti fondamentali come demografia, debito pubblico, tecnologia o destinazione del patrimonio finanziario delle famiglie, che «facciamo finta di non vedere».

Secondo De Rita «dobbiamo leggere la società italiana come la punta di un iceberg: l’economia non va così male ma la realtà è fatta anche da ciò che non vedi, è la parte sommersa. Il Paese vive questa contraddizione: i fondamentali sono compromessi, ma il resto va tutto bene». Ruggero Bertelli, professore ordinario di Economia degli Intermediari finanziari all’Università di Siena, ha sottolineato la necessità di «alzare lo sguardo» e l’importanza del “framing” nelle decisioni finanziarie: chi ha una visione ampia tende a prendere decisioni migliori.

«Ma alzare lo sguardo è complicato – ha aggiunto Bertelli – perché significa fidarsi dei numeri e guardare lontano, mentre gli italiani tendono a guardare basso e a puntare alla liquidità, a risparmiare senza investire». I consulenti finanziari, dunque, sono come «architetti delle scelte» dei loro clienti e svolgono un compito «straordinariamente importante: cambiare la vita delle persone».

Concetto su cui si è concentrato anche Paolo Legrenzi, professore emerito di Psicologia cognitiva all’Università Ca’ Foscari di Venezia e veterano degli studi italiani di finanza comportamentale, che si è concentrato sul «ruolo speciale» che i consulenti hanno nel ribaltare «il gap tragico» che attanaglia l’Italia, ovvero i miliardi di risparmi «allocati in maniera subottimale». «Il messaggio di Kahneman – ha aggiunto Legrenzi – è così importante perché l’errata pianificazione del portafoglio non è dovuta a ragionamenti sbagliati, ma al fatto che non si vedono le alternative, per un restringimento dell’attenzione».

Credito per la transizione

A proposito di “alzare lo sguardo” Enrico Giovannini, direttore scientifico di Asvis, ha ricordato i tanti studi che simulano le conseguenze catastrofiche per l’economia se non si contrasta da subito il cambiamento climatico. In questo senso «la finanza è fondamentale» nel cercare di assicurare il credito «alle imprese che si impegnano nella transizione».

Sicuramente uno sguardo lungo lo hanno avuto anche le quattro generazioni che si sono avvicendate alla guida della storica azienda napoletana di cravatte Marinella, una bella esperienza imprenditoriale raccontata da Maurizio Marinella, intervenuto come ospite per raccontare «la storia di un miracolo» ma anche di un sogno: la creazione di un’università degli antichi mestieri per trasmettere alle nuove generazioni «i saperi artigianali su cui si fonda l’Italia».

Ed è proprio ai fondamentali che si è tornati anche con il video emozionale che ha chiuso questa edizione del Meeting, con protagonista il leggendario giocatore di basket Kobe Bryant, a indicare come la padronanza della materia è cruciale nello sport così come nella consulenza finanziaria, perché, come afferma Bryant nel video, «Io non mi annoio mai con i fondamentali».

Articolo tratto dall'inserto CF di Milano Finanza in edicola da sabato 26 ottobre 2024
 



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