Forse sarebbe preferibile guardare al bicchiere un quarto pieno nella vicenda UniCommerz, dando un peso, pur dopo aver letto il giudizio negativo dato all'ops dell'istituto di piazza Gae Aulenti considerandola ostile, ad alcuni aspetti della posizione esternata dal vertice della banca tedesca.
In particolare, questa si conferma aperta al dialogo, basato però sulla revisione del premio dell'ops, che dovrebbe diventare attraente, e sul rispetto dei punti di forza di Commerz, che innanzitutto sono nella rete delle filiali strutturata per il sostegno alle medie e piccole imprese esportatrici.
Fino a poco tempo fa sussisteva una chiusura netta al confronto da parte di Commerz. È pur vero che essa, con lo scopo di migliorare la propria valutazione, lancia nel contempo un piano di riorganizzazione aziendale e per l'impiego dell'Intelligenza artificiale nonché per tagli di organici ma riguardanti personale esterno alla banca. Sono però decisioni quasi normali quando si incrociano offerte della specie.
Espressioni come «sottostime», «tentativo opportunistico» o «fusione che è una ristrutturazione» con pesante impatto sul modello di business, con le quali l'istituto tedesco boccia l'operazione, sono poi, sia pure parzialmente, bilanciate dalla proposta di confronto purché questo si svolga sulla base di precise condizioni.
Per ora Unicredit, che con i derivati ha ora una esposizione complessiva del 38% circa, ha reagito duramente riservandosi una più compiuta risposta. In questa fase non si registra alcuna dichiarazione del governo Merz, che è il secondo azionista di Commerz con circa il 12%. Fino a che la vicenda rimane in un confronto, sia pure aspro, di proposte e controproposte siamo in una logica propria delle opa e dunque del mercato.
E se il confronto si fermasse a questo livello, pur nella sua durezza, non vi sarebbe nulla da eccepire da parte dell'una e dell'altra banca. Altra cosa sarebbe se entrasse in campo apertamente o riservatamente il governo, il quale però, se al contrario si mantenesse su di un piano di par condicio con gli altri azionisti, potrebbe non incorrere in censure per il suo operare. In Germania non vige una normativa come quella Italiana sul golden power, benché oggetto di attenzione a Bruxelles.
Ciò non significa che de facto si possano compiere atti come se una tale disciplina esistesse. Come abbiamo scritto altre volte, Unicredit e in particolare il suo amministratore delegato non possono uscire sconfitti da questa vicenda. Ma per come si sono evolute le relazioni, nemmeno perdenti potranno risultare il vertice e il personale di Commerz e, a fortiori, il governo, che in passato ha emesso dichiarazioni e formulato propositi durissimi contro l'operazione.
Allora non vi è che la strada della trattativa che colga la disponibilità al dialogo e riveda i termini dell'ops ipotizzando un terreno di mediazione. Data la linea seguita a livello europeo sulle aggregazioni transfrontaliere, è prevedibile che la Bce e la Commissione vedrebbero con favore un'opera di mediazione che porti a un risultato positivo in tempi brevi.
L'alternativa di un Unicredit che rimane comunque in una posizione di forza wait and see può essere sostenuta solo per breve tempo perché oltre l'attesa si configurerebbe come un non sapere cosa fare, mentre da parte di Commerz si procederebbe con il programma annunciato. Gira e rigira, non resta che tornare al «trattare, trattare, trattare». Possiamo criticare come vogliamo banca e governo tedeschi, ma poi bisogna porsi il problema del «che fare?».
A Orcel non mancano di certo le doti del trattativista. È ora di utilizzarle nel modo migliore possibile. (riproduzione riservata)