C’è stato un tempo in cui le popstar sceglievano Los Angeles. Poi Parigi. Poi Mykonos, Ibiza, Lesbo: il solito rosario internazionale di posti che, a ripetere i nomi e i riti del divertimento, diventano spesso senz’anima. È così che i ricchi fingono di essere vivi e liberi, mentre le maestranze, i camerieri e le cameriere si fanno la stagione.
Le star passano, si sa. L’ultima, in ordine di tempo, è Dua Lipa: il capitalismo erotico applicato alla ragazza della porta accanto, o meglio, il capitalismo erotico che l’algoritmo applica alla ragazza della porta accanto. E decide di sposarsi a Palermo, dove inscenerà il proprio matrimonio. Non il Lago di Como. Non Capri. Non Saint-Tropez. La folle Palermo, ormai venduta come sempre meno esotica.
E a questo punto bisogna capire una cosa fondamentale: non è stata Dua Lipa a scegliere Palermo. È Palermo che, lentamente, negli ultimi anni, ha evocato Dua Lipa. Palermo non è una città. È una frequenza psichica: ti chiama, ti ipnotizza e, come dice il genio di Palermo — la misteriosa statua che si trova in diversi angoli della città —: «Alienus nutrit», ti nutre, perché Palermo, come Saturno, nutre lo straniero e uccide i suoi figli.
Siamo insomma un pericoloso ordigno barocco che respira fritto organico, decadenza e immortalità e, a dispetto di quanto si possa pensare, esotica immoralità. Una moderna Bisanzio con le buche. Qui il sacro e il ridicolo convivono da mille anni senza bisogno di chiarimenti filosofici: tutto rimane umido, vago, mutevole. Persino la Vucciria oggi ospita vie dedicate ai diritti LGBTQ+. Tutto cambia per non cambiare, diceva l’iconico Gattopardo, e come potevo non sparamela questa litania gattopardesca?
Intanto le edicole votive grondano sangue di rider di Glovo, peggio della peste del 1300. I principi decaduti cenano accanto ai trapper che citano Santa Rosalia a ogni barra, a ogni birra, naturalmente con cristalli di sale. Federico II, l’imperatore stupor mundi, dorme in cattedrale. Le vecchie bestemmie in palermitano sembrano arabo-normanno: una neolingua reinventata che pochi comprendono.
Quindi quale posto migliore per una popstar contemporanea? Venuta in città per un contratto con Puma, diventata virale con la maglia rosanero del Palermo Calcio, Dua Lipa è, in fondo, un perfetto mix per Palermo: erotismo da luxury brand e globalismo glamour con lieve retrogusto balcanico, con grazioso occhio a mandorla, sedere a mandolino; che poi la mandorla da noi è tutto, la mettiamo ovunque, come voi il pistacchio di Bronte.
Naturalmente i giornali parleranno del matrimonio dell’anno, degli yacht, degli ospiti internazionali, dei piani blindati di Villa Igiea — hotel di lusso meta dei molti vip invitati, gioiello liberty simbolo di Palermo, progettato da Ernesto Basile per i Florio e inaugurato nei primi anni del Novecento, dove soggiornarono re Edoardo VII, Claudia Cardinale, Burt Lancaster e Alain Delon durante le riprese del Gattopardo.
Ma il vero tema è un altro. Palermo è diventata improvvisamente desiderabile perché il mondo ricco occidentale non cerca più la perfezione. Cerca la rovina estetica. Basta guardare le passerelle piene di finti barboni e bohémien improvvisati: il lusso vero è finto povero. Il lusso contemporaneo non vuole più la pulizia svizzera. Vuole l’immondizia palermitana, il mal d’Africa con il filtro Instagram.
Tutti alla ricerca della massaia siciliana, di una nonna, di un povero santo, di un tatuaggio mafioso con Cristo e una pistola, magari allo Zen, tra cuochi stellati e spritz a due euro in centro. Turismo esperienziale, turismo di lusso, Sicilia autentica, Palermo underground, con baby gang inclusa.
La Sicilia, come brand internazionale, ha una lunga storia. Ma negli ultimi anni il pianeta ha ricominciato a desiderarla con l’intensità di un paio di rare Jordan rovinate all’asta su internet. La Sicilia non vende più arretratezza. Vende apocalisse elegante, placida, tranquilla: un’eutanasia colorata al sapore di agrumi. E Palermo è la sua piccola Roma.
Il matrimonio, secondo ultime notizie, dovrebbe svolgersi a Villa Valguarnera a Bagheria: con un dettagliatissimo wedding plan organizzato da Alessandra Grillo, celebre per aver curato la regia del matrimonio di Chiara Ferragni e Fedez a Noto.
Villa Valguarnera, tra le più importanti dimore aristocratiche siciliane del Settecento, sospesa tra agrumeti e geometrie, è una delle architetture esoteriche più importanti d’Italia e sembra infatti costruita apposta per ospitare un’apocalisse glamour mediterranea.
La pianta claviforme della villa interpreta uno strano richiamo alla “chiave” dell’opera alchemica, chissà, forse del mago Cagliostro; la Montagnola davanti alla villa, concepita come percorso iniziatico tra i fauni della terra e i cherubini del cielo, offre un panorama eccezionale tra degrado ed incanto.
Gli Alliata quindi, la nobiltà più lussureggiante d’Europa, la più colta nelle arti magiche. Giardini esoterici, incantati e odore di gelsomino. Poi il decadimento. Poi il turismo internazionale. Infine le celebrity globali che arrivano cercando “autenticità” con automatismo quasi autistico, con autista al comando di macchine lunghe come missili, ormai più presenti degli autobus di Palermo, sempre assenti e in ritardo.
Tutto questo mentre Dua Lipa passeggia indisturbata per il centro, va allo stadio Renzo Barbera, fuma forse la IQOS (speriamo di no), come tutti voi. Ma c’è un dettaglio ancora insolito: Palermo oggi piace perché possiede una qualità rarissima nel mondo contemporaneo: non è stata completamente ristrutturata. O almeno dà ancora questa immagine da post-bombardamento, da 1945 eterno, che si può vendere e che oggi, anzi, va di moda, specie tra i nomadi digitali, ormai vere anime in pena del centro storico.
Roma è diventata un parco tematico: i romani stanno attentissimi ormai a non calpestarsi. Milano è un grande rendering di sé stessa. Venezia, una lobby cinese galleggiante, una nuova città-stato asiatica in pieno Adriatico. Firenze tiene il Rinascimento come una bella maglietta con la scritta “I love Firenze”. Palermo invece tiene i palermitani veri in gabbie fuori dal centro storico ed è diventata esotica come uno zoo.
E così Dua Lipa arriva a Palermo non come semplice cantante, ma come sintomo di un crollo storico travestito forse da rinascita, e viceversa. Segnale definitivo che il Mediterraneo è tornato prepotentemente al centro dell’immaginario occidentale, ma per essere svenduto. Non il Mediterraneo reale, naturalmente, ma quello estetico, essoterico. Il Mediterraneo come pacchetto premium. Una specie di apocalypse-core sfocato: ghiaccio all’arancia sulle curve dello stadio La Favorita, sui fianchi di Dua Lipa, che dice di sentirsi a casa a Palermo, dove nessuno le chiede l’autografo.
Ed è proprio questo il lusso definitivo del XXI secolo, quello che attrae star, influencer internazionali, celebrity wedding, matrimoni VIP in Sicilia, turismo di lusso in Italia. Il matrimonio di Dua Lipa con l’attore britannico Callum Turner si terrà nel weekend tra il 5 e il 7 giugno 2026, tra Palermo e Bagheria, con tre giorni di celebrazioni diffuse tra dimore storiche, hotel liberty e ricevimenti blindati.
Tranquilla, Dua: noi ne saremo entusiasti, come sempre, ma il nostro sogno sarebbe che tu ti trasferissi a Palermo, che è un po' più dura che maritarti solamente, e che ne so, non si sa mai che ti innamori di qualche palermitano onesto, magari di qualche calciatore del Palermo, tipo Pohjanpalo, il nostro centravanti, 25 gol in campionato quest’anno, cosi diventi palermitana pure tu. (riproduzione riservata)
*artista e scrittore, autore del romanzo “Viola”, Gog Edizioni