Una cedola al mese grazie ai dividendi: il sogno di ogni investitore income, cioè orientato a generare un reddito passivo costante con le sue partecipazioni, oggi può diventare realtà. E senza il bisogno di mettersi seduto con carta, penna e griglie Excel a combinare tra loro titoli che stacchino la loro cedola nei diversi mesi dell’anno.
A trasformare le esigenze degli investitori in opportunità concrete sono state, come spesso accade in questi casi, le società di gestione specializzate in Etf, che proprio per rispondere agli investitori income hanno iniziato a presidiare il mercato (anche europeo) con prodotti dedicati allo stacco periodico di ricche cedole.
Il portale specializzato JustEtf ordina gli Etf azionari con rendimento da dividendo attuale in euro. Alla prima posizione c’è un prodotto di Global X, dal nome quanto mai evocativo: SuperDividend. L’attuale rendimento da dividendo del comparto è del 9,5%, con distribuzioni mensili. Questo significa che, se un investitore investisse nel comparto 100 mila euro, ipotizzando un mercato completamente piatto si porterebbe a casa solo in cedole 9.500 euro all’anno (7.030 al netto della tassazione al 26%), e 792 euro ogni mese (586 netti).
Un bel gruzzolo, non c’è dubbio. Ma il problema sorge già dall’ipotesi di partenza: quando si parla di investimenti azionari, l’ipotesi di un mercato piatto cozzerà quasi sicuramente con la realtà dei fatti. E la valutazione di un investimento in Etf azionari non può prescindere dall’apprezzamento (o deprezzamento) del capitale. Ecco quindi che l’Etf in questione, che ha peraltro un ter piuttosto elevato (0,45%), mostra alcuni limiti: dal suo lancio nel febbraio 2022 si è deprezzato – dividendi inclusi – del 9%. Nello stesso orizzonte temporale – non altissimo per giudicare prodotti di questo tipo, va precisato - un Etf sull’indice globale Msci World a distribuzione si è apprezzato del 40%, sempre includendo le cedole. Senza conteggiarle, l’Etf si è invece deprezzato del 37,5%.
Vero è, da una parte, che lo scopo primario di un prodotto di questo tipo in portafoglio non è l’apprezzamento del capitale. Ma l’investitore deve comunque considerare, oltre agli indubbi pro (come l’elevato dividend yield) i contro di un investimento di questo tipo: senza dimenticare che un’analoga strategia da una cedola al mese costruita con i bond può aiutare a mitigare il rischio di volatilità, sicuramente un elemento che l’investitore income può voler considerare.
Continuando la rassegna degli Etf sui dividendi, il secondo per rendimento attuale è un prodotto pensato per andare a caccia di cedole nei mercati emergenti: iShares Emerging Markets Dividend, che ha uno yield del 7,6%. Nel comparto svettano titoli dei mercati cinese (21%) e brasiliano (20%), tradizionalmente una borsa generosa con la remunerazione degli azionisti. Le commissioni annue ammontano allo 0,65%: un ter nella fascia più alta degli Etf passivi. A livello di performance il comparto, che distribuisce le cedole su base trimestrale, dal suo lancio nel 2011 è in positivo del 70% (-24% esclusi i dividendi), contro il +444% di un Etf sull’Msci World a distribuzione il cui rendimento da dividendo attuale è però molto più basso: 1,05%, con stacchi trimestrale.
Se si va a valutare la performance comprensiva di dividendi, un comparto spicca su tutti: Invesco Euro Stoxx High Dividend Low Volatility, che ha uno yield attuale del 5,48% e una performance dell’ultimo anno pari al 27,8%. Favorito anche dall’annullamento del rischio di cambio (è denominato in euro e non in dollari Usa), il comparto ha un ter dello 0,3% e 51 partecipazioni, con i mercati francese (16%) e spagnolo (15%) in cima alla lista. Neanche questo Etf riesce però a vincere la sfida con l’Msci World a distribuzione: dal suo lancio nel 2016 ha infatti un total return del 92%, contro il 176% del più ampio e diversificato degli indici. Con un rendimento da dividendo molto maggiore, s’intende: ecco perché per l’investitore income può comunque rappresentare un tassello (non centrale) in una strategia diversificata. (riproduzione riservata)