Proprio mentre si scatena la bufera dei dazi trumpiani, in Banca d'Italia ci si accinge a una nuova nomina nel Direttorio per la successione alla vice direttrice generale Alessandra Perrazzelli il cui mandato (di sei anni) sta per cessare, essendo stata nominata il 10 maggio del 2019.
L'incarico a Perrazzelli non sarà confermato per un altro sessennio come lei stessa ha anticipato, precisando che si dedicherà a nuovi impegni fra i quali l'insegnamento a livello universitario. Sarà il secondo caso di non prosecuzione del mandato per altri sei anni da parte di un vice direttore generale. Un tempo, la decisione sulla nomina di un membro del Direttorio - formato dal governatore, dal direttore generale e dai vice - destava particolare attenzione all'interno dell'istituto e all'esterno.
Poi con l'espandersi del ruolo della Bce e l'accentramento di diverse funzioni, l'interesse si è ridotto, ma è pur sempre presente anche perché gli atti aventi rilevanza esterna con i quali si esercitano le funzioni pubbliche dell'Istituto devono essere adottati collegialmente dal Direttorio. Gli atti di particolare importanza, come quelli ora ricordati, hanno uguale voto con questi ultimi due esponenti, ad eccezione di una eventuale parità del risultato, nel qual caso prevale il voto del governatore.
La nomina di un vice direttore generale, come del direttore generale, è deliberata dal Consiglio superiore dell'istituto, su proposta del governatore, ed è sottoposta all'approvazione del Presidente della Repubblica, previa delibera del Consiglio dei ministri: la nomina, insomma, è giuridicamente perfetta, ma per la sua efficacia occorre il decreto del Capo dello Stato. Ciò, a differenza della nomina del governatore per la quale il Consiglio superiore esprime solo un parere obbligatorio, rientrando tale provvedimento nella competenza del Presidente della Repubblica, previa delibera del Consiglio dei Ministri.
Perrazzelli ha svolto un lavoro importante anche come componente dl Supervisory Board della Vigilanza unica e per l'impulso alla digitalizzazione. Di estrazione giuridica, con studi ed esperienze negli Usa, ha integrato le nettamente prevalenti competenze economiche e finanziarie del vertice dell'istituto.
L'importanza da sempre delle conoscenze giuridiche e istituzionali è dimostrata, tra l'altro, dal fatto che due tra i maggiori governatori - Guido Carli e Carlo Azeglio Ciampi - provenivano da una formazione giuridica, essendo entrambi laureati in giurisprudenza: a maggior ragione questa esigenza si pone adesso con l'evoluzione che subiscono gli intrecci tra economia e diritto e il rafforzamento delle professionalità nei soggetti vigilati anche in relazione all'estendersi della normativa europea e degli indirizzi internazionali.
Occorre evitare che si instauri una corsa in cui la supervisione finisca con ricoprire il ruolo di Achille nel noto paradosso di Zenone da Elea. D'altro canto, cresce l'esigenza di un'attenzione al mondo delle filiali della Banca che rappresentano, come il governatore ha detto nella recente Relazione al bilancio, un «patrimonio prezioso, che continueremo a valorizzare».
Naturalmente, occorrono coerenti scelte concrete e non certo una valorizzazione attraverso la chiusura di storiche dipendenze, come nel caso della soppressione in corso di quelle di Brescia e di Livorno. Vi è la necessità di lanciare in forma organica l'esercizio delle nuove funzioni, con la dotazione di risorse adeguate, in materia di tutela dei risparmiatori, antiriciclaggio, educazione finanziaria, informazione ai destinatari di questi interventi, rapporti con gli enti territoriali, realizzazione di una sorta di «scuola» come un tempo era la Sadiba, allora con sede a Perugia, in materia di digitalizzazione e intelligenza artificiale.
Sussiste un ampio spettro di misure organizzative che possono essere adottate. Fondamentale è il superamento di una perdurante inadeguatezza della comunicazione che non si consegue all'interno, come ricorda chi scrive, esistono potenzialità notevoli, anche per la conoscenza della stampa estera, con l'innesto di qualche persona estranea al mondo di Via Nazionale. In generale, sono essenziali la partecipazione del personale che resta di alta qualità e dedizione e le relazioni sindacali.
Nella storia della Banca, che non può diventare ora vittima di una «cancel culture», vi sono stati passaggi fondamentali in cui queste ultime due esigenze sono state affrontate con grande apertura: si pensi alle Commissioni per la partecipazione degli iniziali anni Settanta sui risultati dei cui lavori si basò lo sviluppo organizzativo e funzionale dell'istituto.
Come si è detto, la scelta che si compirà, non dimenticando il «genere», parlerà molto di più del nome selezionato: sarà l'esplicitazione del modo in cui Panetta vede l'evoluzione della Banca e i suoi rapporti con l'esterno, a cominciare dalla Bce. (riproduzione riservata)