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Deglobalizzazione e riglobalizzazione: l’Europa accelera il cambiamento
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Deglobalizzazione e riglobalizzazione: l’Europa accelera il cambiamento

di Carlo Pelanda
29 gennaio 2026, 08:00

La deglobalizzazione ha spinto l'Ue a promuovere una riglobalizzazione eurocentrica, con nuovi accordi commerciali e strategici per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti e affrontare la competitività cinese

Aggiornamento del programma lungo di ricerca «Deglobalizzazione conflittuale e riglobalizzazione selettiva». Fu avviato dal think tank Stratematica nel 2013 quando Barack Obama lanciò il progetto di due aree economiche americocentriche, una nel Pacifico (Tpp, con 11 nazioni) e l’altra con l’Ue (Ttip) escludendo Cina e Russa. La prima Amministrazione Trump, nel 2017, uscì dal Tpp pur con trattato siglato per mantenere la capacità di bilanciare il dare ed avere commerciale con l’area e spinse la dichiarazione (bipartisan) del Congresso che individuava la Cina come avversario sistemico.

Il Ttip finì nel cassetto per la preoccupazione europea, principalmente tedesca, della controreazione simmetrica della Cina e di una riconfigurazione bellicista della Russia visibile dal 2014. L’Amministrazione Biden riprese l’americanismo della conduzione Trump, ma variandolo con misure competitive per attrarre investimenti reindustrializzanti negli Stati Uniti (reshoring).

Deglobalizzazione e risposta europea

La seconda Amministrazione Trump ha sviluppato un americanismo ricattatorio, imponendo costi doganali per l’accesso al mercato statunitense sia ad alleati sia non, esagerando le motivazioni di sbilanciamento commerciale nei confronti dei primi. Nel 2025 la deglobalizzazione ha raggiunto un picco, pur solo relativo e non assoluto, e ha convinto l’Ue - su spinta della Germania messa in grave crisi dalla tendenza compressiva spinta da Washington e dalla competitività cinese - ad accelerare un processo di riglobalizzazione eurocentrica, anche favorito dalla disponibilità di molte nazioni sia del G7 sia del Sud globale ad aderire, motivo per la valutazione di un nuovo vettore probabilistico nel settore della geopolitica economica/finanziaria.

Nuovi accordi e riduzione della dipendenza

Non è nuovo che alleati come il Canada e il Giappone si spostino verso l’Ue siglando accordi commerciali zero dazi per compensare problemi con gli Stati Uniti. Ma è nuovo che l’India, tradizionalmente molto protezionista, lo faccia con l’Ue non solo sul piano commerciale, ma anche su quello strategico e dell’Industria militare. Così come è una novità la convergenza - pur contrastata dal settore agricolo europeo, ma risolvibile - dopo decenni di trattative tra Ue e Mercosur. La prima valutazione è a quali condizioni di scala la riglobalizzazione eurocentrica (con regole compensative della crisi del diritto internazionale) possa ridurre la dipendenza europea, in particolare di Germania e Italia, dall’export verso l’America.

Scala, tempi e incognite geopolitiche

Scala: andrebbero aggiunti trattati economici con Australia, Uk, Indonesia, Emirati e altri nel Pacifico, ma soprattutto con l’Africa.

Tempi: per l’effetto compensativo detto sopra, calcolando l’espansione di investimenti trainati da un feedforward finanziario, un primo risultato compensativo sarebbe abbastanza rapido. Ma tale calcolo dipende dalla reazione negativa di Usa e Cina all’espansionismo europeo. La prima va minimizzata con un massimo di diplomazia includendo più capitale statunitense nel progetto Ue. Nova Pax?

(riproduzione riservata)



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