Trattare o andare al muro contro muro con gli Stati Uniti? Per ora l’Unione Europea insiste sulla prima opzione, il negoziato, ma dopo la lettera con cui il presidente degli Usa, Donald Trump, ha annunciato dazi del 30% sulle importazioni europee, Bruxelles sta accelerando anche sulla preparazione delle contromisure.
Al vaglio ci sono diverse ipotesi che spaziano dal limitare le esportazioni di prodotti strategici come i rottami di acciaio e alluminio al drastico meccanismo anti-coercizione. Le nuove misure potrebbero arrivare già oggi, 14 luglio, alla riunione degli ambasciatori dei 27 Paesi membri.
Al momento Trump ha promesso dazi del 30% sui beni europei esportati negli Usa dal 1°agosto. Specificando che ogni ritorsione da parte dell’Ue darà luogo a ulteriori aumenti delle tariffe: «Qualunque sia l’aumento scelto [dall’Ue], verrà aggiunto al 30% che applichiamo», si legge nella lettera.
Per il momento Bruxelles ha scelto la cautela. «Siamo sempre stati molto chiari sul fatto di preferire una soluzione negoziata. Questo rimane valido e utilizzeremo il tempo che abbiamo», ha replicato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. «Nonostante la lettera, gli Usa sono pronti a continuare i negoziati, sono sicuro al 100% che una soluzione negoziata è molto meglio della tensione che avremmo altrimenti», ha aggiunto il commissario europeo per il Commercio, Maros Sefcovic. Tuttavia, la pazienza europea non è senza confini. «Possiamo rispondere con contromisure se necessario», ha puntualizzato von der Leyen.
Inoltre, alcuni Paesi vorrebbero una risposta ferma. La Germania, in particolare, attraverso il ministro delle Finanze Lars Klingbeil si è schierata a favore di «contromisure decise» nei confronti degli Usa, come Klingbeil ha detto in un’intervista al quotidiano Sueddeutsche Zeitung.
Anche la Francia propende per una replica dura e il presidente Emmanuel Macron ha evocato lo strumento anti-coercizione, l’arma di difesa dell’Ue che prevedere misure commerciali unilaterali (che colpirebbero anche le big tech), limitazioni agli investimenti e anche restrizioni agli appalti per il partner che commette pratiche scorrette.
Più morbida la posizione dell’Italia, che rischia ricadute per 35 miliardi di euro dalla nuova tariffa. Secondo la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, «non ha senso innescare uno scontro commerciale» e serve piuttosto «buona volontà per un accordo equo».
Bruxelles ha già approvato tariffe su beni americani da circa 21 miliardi dopo l’introduzione dei dazi su acciaio e alluminio, ma le ha sospese fino ad agosto. In più, l’Ue ha in serbo un altro pacchetto, che inizialmente doveva pesare per oltre 90 miliardi (ora 72 miliardi), su cui ha iniziato a lavorare dopo le «tariffe reciproche» lanciate da Trump ad aprile. Ma adesso sta valutando nuove contromosse, tra cui una limitazione dell’export di rottami di alluminio negli Usa. (riproduzione riservata)