Con l’escalation della guerra dei dazi, che sta avendo un pesante impatto sugli esportatori asiatici, molti acquirenti americani stanno riducendo i loro acquisti per evitare l’aumento dei costi. I timori della recessione, spiega il South China Morning Post, stanno spingendo alcuni esportatori cinesi a prendere la drastica decisione di abbandonare le spedizioni a metà viaggio e cedere i container alle compagnie di navigazione per evitare gli schiaccianti costi tariffari. Le multinazionali statunitensi cercano soluzioni per aggirare questo problema.
Il 9 aprile sono entrati in vigore i dazi del 104% su tutte le merci cinesi importate negli Stati Uniti. Le tariffe si aggiungono ai dazi del 20% in vigore prima dell’insediamento di Trump alla Casa Bianca. La percentuale contro Pechino è salita in serata al 125%, mentre il Presidente Usa ha congelato per 90 giorni le tariffe reciproche verso una decina di Paesi. Una delle conseguenze più immediate, come racconta South China Morning Post, è che si è ridotto il volume delle spedizioni dirette dalla Cina agli Stati Uniti. Pechino ha risposto con delle contro tariffe sui prodotti statunitensi dell’84%.
La Cina è il maggiore esportatore mondiale e nel 2024 ha inviato merci per un valore di 439 miliardi di dollari negli Stati Uniti, il secondo mercato di importazione più grande. Al contempo, le esportazioni statunitensi verso la Cina si sono fermate a soli 144 miliardi di dollari.
Anche la multinazionale statunitense Apple ha fatto viaggiare cinque aerei pieni di iPhone dalla Cina e dall’India agli Stati Uniti in soli tre giorni per non pagare, almeno nell’immediato, i dazi.
Durante l’ultima settimana di marzo l’azienda ha rapidamente trasferito le scorte dai centri di produzione e ha fatto partire gli smartphone per evitare che l’applicazione delle tariffe influisse sugli aumenti di prezzo. Si stima che con i nuovi dazi in vigore il prezzo di un iPhone potrebbe arrivare a raggiungere la cifra di 3.500 dollari. (riproduzione riservata)