L’AI corre più velocemente della governance dei dati. Nell’area Emea le organizzazioni accelerano la sua adozione a scapito della visibilità sui dati, con effetti su sovranità e conformità, secondo una ricerca di Veeam. Il 99% dei decision maker considera la sovranità dei dati fondamentale, ma il 72,5% la sta relegando per dare priorità alla velocità dell’AI. I flussi di lavoro rappresentano il principale punto cieco: il 40% dei leader indica i dati per AI e analytics come area priva di controllo. «Tutte le organizzazioni stanno accelerando l’adozione dell’AI, riconoscendone il potenziale nel favorire innovazione e crescita.
Tuttavia, molte si trovano ora ad affrontare un compromesso: procedere rapidamente con l’AI senza comprendere, proteggere e gestire pienamente i propri dati, oppure rallentare i progressi per soddisfare i requisiti di sovranità», spiega Tim Pfaelzer, general manager e senior vice president Emea di Veeam. Le differenze regionali mostrano approcci diversi ma un problema comune. Nel Regno Unito prevale la riduzione del rischio, in Germania l’82% privilegia la velocità dell’AI rispetto ai controlli, mentre in Francia pesa la tutela della proprietà intellettuale. Nel resto dell’area le strategie di sovranità risultano più mature, ma cresce la dipendenza da fornitori terzi e persistono criticità ad esempio sul cloud.
«Se non si riesce a vedere dove stanno andando i dati, chi può accedervi e cosa i sistemi di AI stanno facendo con essi, non si ha il controllo. E senza controllo, l’AI diventa rapidamente una responsabilità dei cda», osserva Andre Troskie, Emea field Ciso di Veeam. (riproduzione riservata).