Il 2025 si apre con svariate incognite di mercato, e i gestori si trovano a fare i conti con il rischio Trump, il caos geopolitico, un pericolo di rallentamento dell’economia mai sopito del tutto e il fattore banche centrali. In questo contesto, per gran parte dei money manager intervistati da MF-Milano Finanza nel consueto sondaggio fine anno ritengono che le borse continueranno a crescere, trainate dagli Stati Uniti.
Ma oltre i soliti noti, i gestori stanno mettendo in campo svariate strategie di diversificazione. Ad esempio per Karen Watkin, gestore delle strategie multi-asset Emea di AllianceBernstein, nel 2025 ci saranno buone opportunità «nelle small cap americane, più orientate al mercato domestico, che possono beneficiare di un’agenda politica più incentrata su interessi interni». Focus sulle piccole capitalizzazioni Usa anche per Saira Malik, chief investment officer di Nuveen, che considera come «la riduzione delle aliquote di imposta sulle società potrebbe portare a nuovi cicli di investimento di capitale».
Attenzione a non mettere da parte gli investimenti tematici. Thomas Candolo, analista dell’ufficio studi di Copernico sim, evidenzia come l’intelligenza artificiale, anche se energivora, possa «accelerare la transizione verso un sistema energetico più sostenibile e diversificato», e quindi essere funzionale perfino in un portafoglio Esg. Mentre gli esperti della società di venture capital Mito Technology invitano a considerare il climate tech, «un settore che continuerà a essere al centro dell’agenda Ue, il che si traduce in minori costi e maggiori opportunità di business». Sui megatrend la gestione attiva può fare la differenza, come spiega il capo degli investimenti di Candriam, Nicolas Forest: «Tendenze come invecchiamento della popolazione e cambiamento climatico presentano opportunità di investimento, ma portano con sé anche rischi, in particolare etici, che chiedono una rigorosa selezione degli emittenti».
Al di là degli Stati Uniti, le valutazioni giocano un ruolo centrale. Secondo William Davies, global chief investment officer di Columbia Threadneedle Investments, «se il mercato europeo dovesse registrare una crescita più sostenuta apparirebbe attraente perché molto più economico rispetto a quello americano». Al contempo, nonostante ipotizzi rendimenti positivi nel corso dell’anno, l’investment strategist di Invesco, Luca Simoncelli, avvisa che «le valutazioni ormai elevate e la maggiore volatilità dell’inflazione rappresentano variabili che potrebbero portare a fasi di avversione al rischio».
Tanti gli spunti a livello obbligazionario. «Ci attendiamo rendimenti totali positivi trainati dal flusso cedolare, con limitato margine per compressione dei tassi a scadenza», sottolinea il senior portfolio manager multi-asset di Quaestio sgr, Francesco Rossi. Si concentra sull’area euro Massimiliano Maxia, senior product specialist di Allianz Global Investors, che vede «interessanti rendimenti sia dal settore governativo che da quello delle obbligazioni societarie». Focus sulle aziende europee anche per Gianmaria Panini, managing director of Italian desk di Genève Invest, che fa alcuni esempi: «I bond del gruppo assicurativo Axa, di Thyssen Elevator, di Apcoa Parking e di Deutsche Bank pagano interessi che sfiorano il 10% all'anno ai prezzi attuali».
Nei mercati del credito Antonella Manganelli, ad di Payden & Rygel Italia, guarda attualmente «ai settori meno ciclici, a basso beta e più liquidi, come bond societari di qualità investment grade, agency mbs e titoli cartolarizzati di alta qualità con rating AAA». Invece Luca Pantaloni, head of abs e clo management di P&G sgr, invita a scoprire la obbligazioni collateralizzate, vista anche la «migliore qualità del credito dovuta alla discesa dei tassi».
Infine, uno sguardo al mercato valutario, dei metalli e delle criptovalute. Gianluca Ungari, head of portfolio management Italy di Vontobel, dice che «il dollaro rispetto all’euro potrebbe rafforzarsi nella prima parte dell’anno visto le tensioni politiche in Europa e il differenziale di crescita a favore degli Stati Uniti». Focus sull’oro per gli esperti di Ubp, che vedono il lingotto «anche fino a 2.800 dollari l’oncia, sostenuto dalle incertezze geopolitiche e dalla forte domanda di metallo fisico da parte delle banche centrali e degli investitori retail». Mentre Suedtirol Bank prevede che, nel corso dell’anno, «il comportamento del bitcoin seguirà il consueto andamento ciclico del quarto anno, storicamente molto performante». (riproduzione riservata)